LA STORIA
Tutto nasce da una denuncia per mobbing
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LIVORNO. Quando la direzione dell'Asl gli aveva comunicato che per lui si apriva la strada della commissione disciplinare perché 13 infermieri lo accusavano di mobbing, il dottor Fabrizio Cosci, superato il primo sbigottimento, aveva subito tracciato la linea difensiva replicando più o meno così: «Una vendetta, avevo scoperto irregolarità negli straordinari». Insomma, il dirigente dell'unità di assistenza domiciliare integrata, lasciava intendere che una parte del personale riusciva a giocare sporco con la timbratura del cartellino e a far risultate come lavorate ore che invece erano di riposo. Ma la massiccia adesione di infermieri alla lettera di denuncia del proprio superiore aveva portato l'Asl a prendere molto sul serio il contenuto dlle accuse: tredici persoone non sono poche. E, inoltre, Monica Calamai - il direttore generale - sostiene di non aver ricevuto segnalazioni sulle presuntye irregolarità dichiarate da Cosci nella sua autodifesa. Insomma, una questione ingarbugliata. E l'Asl aveva fatto capire che l'incarico del dottor Cosci non sarebbe stato rinnovato: il medico avrebbe ripreso a fare il suo lavoro nei servizi di base. La guerra fra la direzione dell'Asl e Cosci è cominciata il 2 agosto, con una lettera di contestazione finalizzata al siluramento del medico dall'incarico che attualmente ricopre. Gli infermieri (13 su 24) comunicavano ai vertici dell'Asl una situazione di insostenibilità a causa di comportamenti sbagliati che Cosci avrebbe tenuto verso di loro. Cosci ha segnalato all'azienda il fatto che, del gruppo di operatori impegnati nell'Unità di assistenza domiciliare integrata, alcuni, pur lavorando costantemente all'interno della struttura di coordinamento ospedaliera, erano considerati come quelli che in effetti svolgevano attività a domicilio, ai fini dell'ottenimento di benefici economici. Allo stesso modo, il responsabile di zona ha deciso di segnalare ai vertici Asl che c'era un trattamento di favore verso alcuni operatori per ciò che riguarda l'autorizzazione di un cospicuo numero di ore di straordinario e addirittura la "copertura" di mancate timbrature di altri infermieri che venivano motivate con esigenze di servizio.
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