Il Tirreno

Livorno

SEGUE DALLA PRIMA

L'inciviltà non parla solo straniero

Massimo Bianchi

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 Episodi di umiliazione, razzismo, linciaggi e condanne a morte anche di innocenti, penso a Sacco e Vanzetti, costellano l'impatto in una realtà nuova di milioni di esseri umani alla ricerca di un mondo migliore.  L'episodio dell'altra sera in piazza Venti è certamente grave e mi associo al rifiuto della violenza e della giustizia fai da te.  Ma il richiamo spesso mieloso alle nostre tradizioni e ai nostri costumi che ho sentito fare in queste ore mi convince poco.  Vi sono problemi generali, come il rispetto delle leggi, la certezza delle pene, la necessità del dialogo e dell'integrazione su cui non si può che concordare. È solo l'insediamento dei " nuovi arrivati" che determina il degrado di parti della città, oppure aggrava solo una preesistenza?  Che non vi siano certezza nella pena non riguarda solo i furti, le risse o il commercio abusivo visto che ci sono milioni di processi non conclusi e che una parte delle carceri è occupata da cittadini in attesa di giudizio e che migliaia di cause vanno perenti per la lentezza ormai proverbiale del nostro sistema giudiziario.  Rimango convinto della affermazione del grande filosofo francese che scrisse che tutti nasciamo uguali e che è la società che determina le diversità.  Siamo proprio sicuri che gli scarti della società dei consumi, carcasse di motorini biciclette lavatrici etc, irrompano nelle nostre strade solo a causa dei nuovi arrivati? Noi livornesi siamo esempi di civismo, di attaccamento alla cosa pubblica, che è di tutti e pagata dalle nostre tasse, oppure in questi anni è cresciuto un vandalismo e una disaffezione certo preoccupante? Non si fa a tempo a mettere una piazza in ordine che viene devastata, non si parli degli spazi verdi e del rispetto per i beni artistici. E se sparissero i "nuovi arrivati" Livorno tornerebbe ad essere una Svizzera in miniatura o un giardino all'inglese? Non lo siamo mai stati e spesso l'immagine della città è apparsa sciatta e sporca. Mi sembra pertanto ingiusto scaricare solo su chi arriva tra noi le frustrazioni e le insoddisfazioni collettive.  Negli anni Ottanta pensai con altri amministratori locali che sarebbe stato utile fare un bilancio parallelo a quello del Comune su quanto costavano gli episodi di vandalismo e di sciatteria. Da una proiezione la somma già allora era consistente.  È giusto pertanto pretendere che chi viene da noi rispetti le regole che per primi noi dovremmo rispettare. Certo se ad esempio si fischia l'Inno di Mameli nelle manifestazioni sportive, quale rispetto si può pretendere dagli altri della italianità e dei valori della Repubblica.  L'augurio è che il grave episodio dei giorni scorsi possa servire per una riflessione collettiva, fuori dai luoghi comuni, dal buonismo della falsa tolleranza e dai giudizi che fanno di tutta l'erba un fascio, per prepararci vecchi e nuovi residenti ad affrontare un fenomeno migratorio e una società multietnica che sono solo all'inizio.

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