«Porterò Dio fra i giardini della Rosa»
Juna Goti
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Padre Nike alla chitarra e, a destra, insieme a Fiorello, uno degli artisti con cui ha cantato3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Qualche giorno fa un parrocchiano gli si è avvicinato chiedendo di padre Maurizio De Santis. Lui per un po' ha fatto il finto tonto. Poi si è lasciato andare al sorriso: «Dica pure, sono io». E dall'altra parte la schiettezza labronica: «Ma ne è proprio sicuro?». Perché in effetti visto così - coi pantaloncini corti, la t-shirt e l'ipod - padre Nike, come lo chiamano gli amici, sembra davvero tutto tranne un prete. Da ieri è la nuova guida spirituale della comunità della Rosa, dopo che don Felice Munaro, da quarant'anni anima della parrocchia, ha lasciato per ragioni di età. Don Maurizio qualche anno fa è diventato famoso, è proprio il caso di dirlo, con il suo rap apostolico e con tre dischi che raccontano la vita dei santi. Lo chiamano tutti padre Nike. «È per quelle scarpe da ginnastica - racconta - che mi regalarono i ragazzini del quartiere San Paolo di Bari. Mi dissero di averle rubate per me. Ma io preferisco il soprannome di Skizzo: significa pazzo, pazzo di Dio». E pensare che a diciotto anni voleva fare il ballerino. Non uno qualunque, ma la stella della Scala. Padre, non è che ci trasformerà Santa Rosa in un sequel di Sister Act? «Magari, se dovesse servire ad avvicinare la gente... Penso a una scuola di danza e canto: chissà, potremmo anche mettere su un bel musical alla De Filippi». Ma com'è che un ballerino della Scala, anche un po' mondano, prima si converte e poi diventa addirittura la rap-rock star del Vaticano? «Mi mancava l'ultimo esame per entrare nell'accademia di danza quando ho incontrato una ragazza. Mi sono innamorato: lei mi ha chiesto di accompagnarla a Medjugorie e a me, una volta arrivato, è successo qualcosa». Fulminato sulla via di Medjugorie come Brosio? «Proprio così. In quella terra meravigliosa ho scoperto Dio come la cosa più importante e bella della mia vita. Più di tutto». Prima viveur ambizioso, poi pellegrino innamorato del Signore: immaginabile la reazione di parenti e amici. «È stata dura, mi hanno preso per pazzo. Mio padre mi ha dato un cazzottone. Così sono scappato di casa e sono venuto in convento». La musica, però, non è sparita «All'inizio credevo di sì. Poi, nel '97, ci fu una festa in Vaticano e fui chiamato ad esibirmi davanti a Giovanni Paolo II. Presentai un pezzo rap scritto da me: "Divertiti di più e fallo con Gesù". È diventato un singolo a cui hanno fatto seguito altri due dischi: "L'amore c'è" e "Predicatelo sui tetti". Ho cantato con Fiorello, Giorgia, gli Articolo 31 e il caro amico Alex Baroni». Cosa si sente di dire al popolo della notte? «Che ci si può divertire anche senza fare per forza l'alba, bere e fumare. Anzi, ci si diverte di più perché si è più consapevoli e si evitano un sacco di rischi per noi e per gli altri» Psicologo, prete, ballerino, cantante. Ora anche studente... «Mi sono iscritto all'Università di Pisa per specializzarmi in psichiatria. Così ho dato la mia disponibilità alla diocesi livornese, nel caso servisse una mano. Anzi ringrazio il vescovo per avermi dato fiducia». Le hanno spiegato che Livorno non è Medjugorie o Pescara? Devota, forse, ma con una religiosità non proprio convenzionale... «E io sembro convenzionale? Livorno mi piace proprio per questo: amo le sfide e qui c'è bisogno di Dio. Cercherò di portarlo tra i giardini della Rosa. Anche a passo di danza...» Gioca la carta del rivoluzionario? «Non saprei. Intanto ho tolto un paio di divieti: chi l'ha detto che non si può entrare in chiesa con i pantaloni corti o la canottiera? Pensi che senza sapere che sono il parroco hanno brontolato anche me. L'unico obbligo, da oggi, sarà raggiungere l'altare con un po' di gioia nel cuore».
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