Il Tirreno

Livorno

Il padre di Simone abbraccia Michael

«Per me anche lui è come un figlio, voglio che torni a casa al più presto»

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 LIVORNO. «Per prima cosa ho voluto abbracciare Michael, il piccolo Michael come lo chiamo io, lui che è uno stangone di uno e novanta». Gianpaolo Talani, il padre di Simone, l'altra notte nell'incidente successo a Camp Darby ha perso un figlio. E subito il suo pensiero va al nipote che ieri si è svegliato in preda ai pensieri più terribile che si possano avere. «Era normale che fosse così, io ci ho parlato a lungo, gli ho voluto dire che deve venire a casa al più presto».  Seduto sul divano della sua casa di Coteto, Gianpaolo è appena arrivato da Pisa, dove ha trascorso la giornata fra le pratiche burocratiche per la restituzione della salma del figlio (cosa che forse avverrà domani) e il reparto di rianimazione, nel quale fino a sera è stato ricoverato il nipote, prima che che fosse trasferito a Cisanello, alla clinica maxillo-facciale, segno di un miglioramento evidente delle sue condizioni.  «Lo so che Michael era molto legato a Simone e che non si dava pace per quello che è successo - dice Talani - d'altra parte quei due ragazzi erano cugini solo all'anagrafe: in realtà erano fratelli. Sono cresciuti insieme, per i motivi che voi ben conoscete e avete anche scritto. Si volevano un bene dell'anima e capisco quanto stia soffrendo, oggi, Michael. Ma io voglio che torni a casa prima possibile, come tutta la famiglia».  Un attimo di pausa, poi le parole sono tutte per Simone e per il fiume d'amore che ha letteralmente investito la famiglia Talani. Più di 400 messaggi sulla bacheca Facebook di Simone sono il segno di un affetto straordinario. «Io voglio ringraziare tutti i ragazzi per quello che hanno fatto e che stanno facendo», dice il padre di Simone. «Mio figlio era proprio così, come lo dipingono in questi messaggi - prosegue - era un ragazzo solare e spensierato, divertente, capace di legare con tutti, dai bambini agli anziani. In queste ore ho ricevuto decine di telefonate, tanti ragazzi amici di Simone sono venuti a trovarmi a casa, altri li ho incontrati all'ospedale di Pisa. A tutti loro vorrei dire grazie. Sono stati straordinari». Sono amici conosciuti in mille modi: ci sono i ragazzi che giocavano con lui a calcio, altri che sono andati al Nautico insieme a Simone, altri ancora che invece frequentavano i bagni Maddalena di Tirrenia. «Simone dava un valore assoluto all'amicizia - dice Gianpaolo Talani - da lui potevi aspettarti tutto meno che una coltellata alle spalle. Teneva agli amici, ecco perché c'è stata questa reazione dopo la disgrazia».  Una reazione che tocca anche il condominio di via Toscana dove vive la famiglia Talani e dove Simone è cresciuto, in un ambiente semplice e sano. «Siamo pronti a dare una mano a Giampaolo, a stargli vicino come e quando lui vorrà», dicevano ieri sera i vicini. Il dolore enorme per la morte di Simone è un dolore autentico, anche per loro: nessuno mancherà al funerale. E la chiesa del quartiere sarà troppo piccola per contenerli tutti.

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