Il Tirreno

Livorno

Trelleborg, schiaffo ai sindacati

Giorgio Kutufà con gli operai dell’Eni e sotto la Trelleborg
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Giorgio Kutufà con gli operai dell’Eni e sotto la Trelleborg

Non passa l'accordo sugli esuberi, la multinazionale potrebbe lasciare

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 LIVORNO. Lo schiaffo al sindacato arriva dove meno te lo aspetti. La nostra piccola Pomigliano non è la Magna, l'azienda della componentistica auto dove è passato un compromesso per salvare i posti di lavoro, ma la Trelleborg (già Polypac): fabbrica che al Picchianti produce guarnizioni di gomma occupando 172 dipendenti. L'accordo siglato nei giorni scorsi tra l'azienda e il sindacato per gestire i 13 esuberi derivanti dalla chiusura del magazzino è stato sottoposto al referendum e non è passato: 64 voti contro, 64 a favore, 7 le schede annullate (con slogan contrari all'intesa). Un esito imprevisto che apre scenari incerti, poichè la Trelleborg ha detto che resterà a Livorno solo se le sue scelte avranno il consenso dei lavoratori. Caso esemplare Dentro l'azienda il clima è pessimo. Le relazioni sono deteriorate da una lunga incomprensione tra il management e i rappresentanti sindacali, sfociata anche in episodi eclatanti. Ma sarebbe miope ricondurre tutto a questioni personali. Perchè la Trelleborg è un caso esemplare di una situazione diffusa, a Livorno e in Italia. Le multinazionali, per non trasferire la produzione all'estero, chiedono sacrifici, che non sempre i lavoratori, provati da una condizione salariale difficile, riescono ad accettare. E Livorno è colonia delle multinazionali. Magazzino chiuso Tutto è nato dalla decisione della Trelleborg di chiudere il magazzino per accentrarlo nella sede europea di Stoccarda. Un'azienda del settore si è offerta di assorbire i 13 dipendenti in esubero per impiegarli in una nuova attività. Asssumendoli, però, a condizioni diverse. Soldi e garanzie Dopo una lunga vertenza e la minaccia di sciopero, è stato raggiunto un accordo tra azienda, sindacati e rsu. Ai lavoratori che accettano il passaggio alla nuova azienda è stato offerto un incentivo pari alla differenza tra il vecchio e il nuovo trattamento economico per 32 mesi (25-30mila euro, a seconda della qualifica). Ripartiranno dal livello più basso con un contratto a tempo determinato di 1 anno ma alla scadenza il contratto sarà trasformato a tempo indeterminato con uno scatto di livello. Chi non accetta, può andare in mobilità - cioè farsi licenziare - con la stessa buonuscita di 32 mesi. Oggi a me domani a te L'accordo è stato discusso martedì nell'assemblea di fabbrica ed è stato bersagliato da veementi critiche. I lavoratori temono che quello che oggi accade a 13 di loro in futuro possa accadere a tutti gli altri. Si identificano nei colleghi che, fra qualche mese, non saranno più tutelati come dipendenti Trelleborg, con minori garanzie e stipendio (da 1600 a 1300 euro, senza considerare le voci legate alla contrattazione decentrata). E si preoccupano per le continue uscite di personale dall'azienda: l'anno scorso 40 lavoratori sono passati alla Gbl, che ha rilevato un ramo d'attività della Trelleborg. E altri 59, dal 2009 a oggi, sono andati in pensione o comunque si sono dimessi. Del resto l'azienda, perchè lo stabilimento di Livorno rimanga competitivo, non può che tagliare i costi per concentrarsi sul core business (i poliuretani). La strada da percorrere è stretta e tortuosa. Sindacato indeciso Ora la palla torna al sindacato, indeciso sul da farsi. «Non è stato uno schiaffo al sindacato - sostiene il segretario della Filcem Cgil, Musto - Credo che i lavoratori abbiamo voluto richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla loro condizioni. Quanto a noi, questo voto ci impegna moltissimo. Lunedì ci riuniremo e decideremo cosa fare». Per il segretario provinciale della Cisl Pardini però non c'è bisogno di ripetere il referendum. «L'accordo non è stato bocciato, è finita in parità. E, così come era previsto, i lavoratori si sono espressi. Ora serve un'assunzione di responsabilità, doverosa perchè l'accordo è stato firmato davanti alle istituzioni. Ed è un accordo che si può percorrere». (c.m.)

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