Il Tirreno

Livorno

TUTTO SPORCO

Cinque anni di abbandono

Juna Goti
Cinque anni di abbandono

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  LIVORNO. «Per una maggiore godibilità del film e per il rispetto di coloro che si trovano in sala è severamente proibito entrare a spettacolo iniziato». Il cartello bianco e azzurro campeggia ancora sulla vetrata di ingresso. Più in alto, spostato di qualche centimetro, c'è anche l'orgoglioso "Dolby Digital" di quando la rivoluzione del suono, più che una novità, cominciava a diventare un "must".  Se si fa attenzione si può intravedere anche il vecchio listino dei prezzi, coperto da una serie di manifesti corrosi dallo sporco e dagli anni. Perché di anni di trascuratezza, da quando i proprietari hanno deciso di farla finita, se ne sono accumulati davvero tanti. La vicenda è nota: dal 2005 il cinema teatro Gran Guardia ha cessato le attività. Sull'odissea della struttura e sul buco nero che improvvisamente è spuntato in via Grande è stato detto e scritto un po' di tutto.  Ma mentre, proprio in questi giorni, si decide il futuro dell'ex gioiello del centro (sarà H&M più una serie di appartamenti e una sala cinematografica da 250 posti?) sotto ai portici, già in attesa di "pensare in Grande", degrado e trascuratezza si stanno facendo insopportabili.  Il fantasma del cinema fa rabbia: perché anche provando a non guardare il cartellone luminoso che una volta annunciava gli orari delle proiezioni e che oggi aspetta solo di arrugginire, lo sporco e l'abbandono lasciano di stucco. Fanno male allo storico teatro, ferito (una volta di più) nella dignità.  Fanno male a via Grande, che a dirla tutta di rogne ne avrebbe già abbastanza. Chi magari raggiunge i portici per la prima volta si trova davanti una vetrata intervallata da pannelli di legno e ricoperta di scritte e manifesti, colonne scalcinate, pavimento non più di marmo ma di gomma. La solita scia di urina, escrementi, polvere ormai sedimentata, cicche di sigarette e "loia" (come si dice da queste parti) che ha preso il posto del red carpet. Davanti ai vetri oscurati un po' dallo sporco e un po' dalla tinta sono stati sistemati anche alcuni contenitori della free press che, ovviamente, i consumatori di turno usano come cestini.  E non c'è da stupirsi se negli anni questa facciata imprigionata e mai ripulita si è trasformata nella "bacheca" di lotte e manifestazioni per la libertà. Verrebbe da chiedersi: se è vero che la proprietà è privata, il pubblico (in questo caso il Comune) non avrebbe almeno potuto pretendere il mantenimento di certi standard di decoro? Non si tratta di "salvare le forme", ma di dare il segno di un occhio sempre puntato sul centro.

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