Il Tirreno

Livorno

L’INTERVENTO

I miei fiori per sognare un nuovo dialogo fra religioni

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 Forse, è la prima volta che un vescovo cattolico, nella tormentata storia dei rapporti fra cristiani ed ebrei, non solo è ricevuto, come altre volte, nell'assemblea della Comunità ebraica, ma compie anche un gesto inusitato e provocante.  Nella mia missione di parroco a Sanremo, con una parrocchia caratterizzata dalla presenza di poveri e ricchi, ho imparato che è miserabile chi non ha il necessario, ma è veramente povero chi non ha quello che hanno tutti.  Con tanto rispetto per questa condizione del povero, mi sono domandato più volte perché a lui diamo solo il pane e la pasta, lo stretto necessario, e non qualche cosa che rispetti la sua dignità e la sua vocazione anche ludica, il suo desiderio di gioia, offrendo, per esempio, un posto in spiaggia, una gita collettiva o un biglietto per cinema.  Questa riflessione era per me un richiamo a valorizzare le tante cose buone che possiamo condividere, invece di indugiare su un mondo di lacrime. Non è questa la volontà del Creatore, che fin dall'inizio ha dimostrato che la condivisione non ci fa più poveri, ma più ricchi perché moltiplica i beni.  Ci siamo anche dimenticati del richiamo alla gioia presente nel Vangelo, così abbiamo lasciato il seme nascosto e perciò lo abbiamo perduto, mentre avremmo dovuto farlo germogliare in vita nuova. Anche i recenti campionati di calcio ci hanno presentato persone piagnucolose, volti alterati dalla rabbia e gesti violenti, non sportivi animati dal piacere della gara e dall'esaltazione gioiosa del corpo.  Di fronte a questa situazione, questi fiori vogliono allora rappresentare le tre religioni monoteiste che sono qui idealmente presenti: gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Mi chiedo perché i rappresentanti, i membri di queste comunità non si accordino per creare anche in Livorno un clima di serenità e di godimento di beni terrestri e tutto un canto di gioia.  Non riusciremmo a prosciugare un mare, né vogliamo sopprimere i ricordi da conservare come monito nella loro tragicità, però potremmo evitare qualche lacrima che, quando cade, rende comunque la terra inospitale.  Mi auguro che, dopo l'ascolto di questo messaggio, portato anche dai fiori offerti, tanti abbiano la fortuna di ringraziare il Signore, anche per quanto ci dice l'autore di questo libro, conoscitore e visitatore degli ebrei nel mondo, apprezzando la dimensione umana e religiosa dei livornesi, se scrive "A Livorno si sta proprio bene!". Alberto Ablondi (vescovo emerito)  LIVORNO. Alla presentazione libro di Francesco Lucrezi (Belforte) in Provincia, monsignor Ablondi ha compiuto un gesto singolare: gli è stata data la parola per primo e lui ha porto un fascio di sterlizie: un dono simbolico illustrato in un intervento del quale riportiamo ampi stralci.

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