Il Tirreno

Livorno

Addio a Enrico Ganni storico patron dei Bagni Lido

<b>L&#146;UOMO.</b> Enrico Ganni da solo e col figlio Riccardo e una foto d&#146;epoca dei Bagni Lido
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L’UOMO. Enrico Ganni da solo e col figlio Riccardo e una foto d’epoca dei Bagni Lido

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 LIVORNO. Se ne va un pezzo di storia, segnatamente marinara, della nostra città. All'alba della scorsa mattina si è spento al quinto padiglione dell'ospedale Enrico Ganni, titolare insieme a Tiepolo Ceccherelli ed ai rispettivi figli, di uno degli stabilimenti balneari più conosciuti di Livorno, i Bagni Lido, che si trovano ad Ardenza, proprio di fronte alla pineta della Rotonda, quello spicchio nobile del nostro irripetibile panorama.  «Questa parte di mare - ripeteva ad ogni tramonto - è il regalo che non avrei potuto saper "confezionare", per tutti quei carissimi amici che sempre sono stati per me i clienti dei Bagni Lido».  Enrico Ganni aveva esordito da titolare dello stabilimento ardenzino, in società con Aldo Bartolozzi, quasi cinquant'anni fa, nel 1962. E i Lido video moltiplicarsi piazzali e cabine, il cemento si sostituì al legno, di idea in idea si prese a marciare col passo della modernità.  L'opera, o meglio il lavoro che era rimasto nel cuore di Enrico? Sicuramente, anno 1970, la costruzione della piscina che, col suo trampolino, col suo toboga, lo inorgoglì. E non è un caso se proprio alla stessa piscina si lega uno degli ultimi lavori voluti da Ganni (e da Tiepolo Ceccherelli che nel 1977, dopo l'abbandono di Bartolozzi, era diventato suo socio) per i "suoi" Bagni Lido. «Una piscina - ancora sue parole - che andava rilanciata con lavori importanti, perché non si poteva correre il pericolo di perderla».  Ma tanto amore c'era stato da parte di Enrico anche nei confronti del gabbione, un regalo targato 1971, per suo figlio Riccardo e per i nipoti che sarebbero arrivati e che infatti oggi se lo godono, del tutto ristrutturato e soprattutto zeppo di lavoro, non solo dall'apertura delle 8 alla chiusura in notturna durante l'estate, ma, fra una libecciata e l'altra, anche d'inverno.  Ma Ganni - che mai aveva dimenticato il suo famosissimo bagnino Mario, morto troppo giovane e non a caso rimpiazzato nel ruolo dal figlio Riccardo; e che ancora amava raccontare delle inaugurazioni di piscina e gabbione, entrambe da collegare a nomi famosi, per la prima addirittura lo squadrone di pallanuoto di Gino Piccini, roba da serie A, per l'altro (quattro anni or sono gli avrebbe fatto visita anche il Lippi dell'immediato dopo mondiale vittorioso) che avrebbe ospitato il fior fiore del calcio nostrano a cominciare da Giampaglia e da Vitulano, gli ultimi eroi che ci hanno lasciati - non "lavorò" solo per i Lido, ma anche per gli altri stabilimenti. E infatti, prima insieme a Marione Picchi, morto troppo presto, poi per lunghissimi anni da solo come presidente, fu alla guida dell'Assobalneari, ora nelle mani di Renato Giachetti dei Bagni Tirreno.  Enrico Ganni, che aveva lavorato anche al Genio Civile, lascia l'amatissima moglie Anna Maria, il figlio Riccardo (con la nuora Elisabetta e i nipoti Michele e Nicola) e la figlia Monica (con la nipote Matilde). Classe 1925, aveva cominciato ad accusare i segni del suo malessere in concomitanza di un raggiro patito da persona amica (se ne sono interessate anche le cronache cittadine) di cui mai era riuscito a darsi pace. Ma questo non gli aveva impedito di partecipare al fianco del figlio Riccardo e dei soci Tiepolo e Monica Ceccherelli alla stesura dei lavori per i Bagni Lido del prossimo anno 2011. Come dire dunque, che la storia continua. Con i "Lido" (ieri sera chiusi alle 20 in segno di lutto) che saranno ancora il suo stabilimento. E sopratutto, attorno a quel mare, con la sua presenza gentile (un signore, come suol dirsi, di altri tempi) sempre facile da avvertire. E impossibile da dimenticare.

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