In via Grande solo le grandi catene
Juna Goti
Sparite le botteghe storiche: Suomi, Lombardo, Tofani, Brogialdi, La Comba
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LIVORNO. La trasformazione era forse inevitabile. Se è vero che tutto il mondo è paese, quel paese ormai parla solo quattro o cinque lingue: Zara, H&M, Benetton, Tezenis. Sta di fatto che via Grande - il loggiato chic delle botteghe artigianali, tutte a conduzione familiare e rigorosamente livornesi - oggi è soprattutto la strada delle grandi catene commerciali. Le piccole imprese scappano, stritolate dalla crisi e dalla concorrenza dei centri commerciali, mentre le griffe internazionali continuano a fare offerte.
Non è un fulmine a ciel sereno: ma ora molti big del commercio cittadino hanno deciso di cedere il passo ai colossi d'oltralpe, segnando la fine di un'epoca. La notizia più clamorosa è arrivata ieri nei metri di portici che guardano ai Quattro Mori: tra qualche settimana abbasserà la saracinesca Lombardo, il negozio per signori con sartoria di qualità attivo in via Grande dagli anni Sessanta, ma nato nel 1947. Al suo posto, ma è ancora ufficioso, aprirà un negozio in franchising, non di abbigliamento.
«Avrei voluto fare dei lavori e ammodernare - spiega il titolare - ma poi mi sono chiesto: vale la pena continuare a investire in questa strada? E la risposta è stata assolutamente negativa. Ho deciso di accettare l'offerta che mi è stata fatta ma sono convinto che le cose sarebbero andate diversamente se via Grande non fosse stata abbandonata a se stessa negli ultimi decenni: il degrado è alle stelle e i commercianti non ne possono più. Le grandi catene sanno di trovare terreno fertile». Lombardo è solo l'ultimo degli storici che hanno deciso di dire addio ai portici. Suomi, dopo 25 anni di qualità, «ringrazia e saluta Livorno» (come si legge nei cartelli affissi alle vetrine) perché i proprietari hanno accettato l'offerta di un «noto marchio internazionale».
Altra catena, altri grandi scaffali: l'arrivo più probabile è quello di Zara versione Home, ma non è escluso che a farsi avanti sia stato anche H&M in attesa di risposte definitive dalla Gran Guardia. Pochi metri più avanti, l'istituzione Atlantic Star non ha fatto mistero dell'offerta arrivata da due catene internazionali: l'una francese, l'altra del nord Europa. Mentre l'indimenticato Brogialdi - re delle calzature in stile Forte dei Marmi - dopo una vita di luci in centro ha appena ceduto al gruppo Keira (abbigliamento per ragazze). Freschissimo è anche il saluto di La Comba: dopo quasi mezzo secolo, nelle ultime ore i proprietari hanno liberato il punto vendita di via Grande e trasferito tutta la merce negli altri due negozi della piazza. Anche qui, a due passi dall'incognita e per ora sempre buia Gran Guardia, arriverà un griffe di respiro ultraregionale, con ogni probabilità un marchio milanese di gioielli. E al posto di Tofani, ecco in arrivo un negozio di telefonini.
Ma la trasformazione di via Grande da via delle botteghe a strada del franchising ha origini molto più lontane. L'arrivo di Zara, che due anni fa ha chiuso l'era Upim, è stato solo uno degli ultimi tasselli. Benetton, dieci anni prima, aveva spodestato Kotzian, super rivenditore di tessuti, tappeti e biancheria. Tezenis occupa i locali che una volta erano di Vittadello (altra garanzia per signori), mentre Breshka - nome che è quasi uno scioglilingua - ha sostituito la nota Camiceria Imperia. Senza contare i vari Kiko, Promod, Foot Looker, Extyn, Oysho. Se non fosse per le colonne scalcinate e il pavimento transennato sembrerebbe quasi di stare a Oxford Street: i negozi, alla fine, sono sempre gli stessi. Ma se anche i turisti londinesi alla monotona via delle catene iniziano a preferire le botteghe artigianali di Portobello Road o Camden Town, perché a Livorno dovrebbe essere diverso?
Non è un fulmine a ciel sereno: ma ora molti big del commercio cittadino hanno deciso di cedere il passo ai colossi d'oltralpe, segnando la fine di un'epoca. La notizia più clamorosa è arrivata ieri nei metri di portici che guardano ai Quattro Mori: tra qualche settimana abbasserà la saracinesca Lombardo, il negozio per signori con sartoria di qualità attivo in via Grande dagli anni Sessanta, ma nato nel 1947. Al suo posto, ma è ancora ufficioso, aprirà un negozio in franchising, non di abbigliamento.
«Avrei voluto fare dei lavori e ammodernare - spiega il titolare - ma poi mi sono chiesto: vale la pena continuare a investire in questa strada? E la risposta è stata assolutamente negativa. Ho deciso di accettare l'offerta che mi è stata fatta ma sono convinto che le cose sarebbero andate diversamente se via Grande non fosse stata abbandonata a se stessa negli ultimi decenni: il degrado è alle stelle e i commercianti non ne possono più. Le grandi catene sanno di trovare terreno fertile». Lombardo è solo l'ultimo degli storici che hanno deciso di dire addio ai portici. Suomi, dopo 25 anni di qualità, «ringrazia e saluta Livorno» (come si legge nei cartelli affissi alle vetrine) perché i proprietari hanno accettato l'offerta di un «noto marchio internazionale».
Altra catena, altri grandi scaffali: l'arrivo più probabile è quello di Zara versione Home, ma non è escluso che a farsi avanti sia stato anche H&M in attesa di risposte definitive dalla Gran Guardia. Pochi metri più avanti, l'istituzione Atlantic Star non ha fatto mistero dell'offerta arrivata da due catene internazionali: l'una francese, l'altra del nord Europa. Mentre l'indimenticato Brogialdi - re delle calzature in stile Forte dei Marmi - dopo una vita di luci in centro ha appena ceduto al gruppo Keira (abbigliamento per ragazze). Freschissimo è anche il saluto di La Comba: dopo quasi mezzo secolo, nelle ultime ore i proprietari hanno liberato il punto vendita di via Grande e trasferito tutta la merce negli altri due negozi della piazza. Anche qui, a due passi dall'incognita e per ora sempre buia Gran Guardia, arriverà un griffe di respiro ultraregionale, con ogni probabilità un marchio milanese di gioielli. E al posto di Tofani, ecco in arrivo un negozio di telefonini.
Ma la trasformazione di via Grande da via delle botteghe a strada del franchising ha origini molto più lontane. L'arrivo di Zara, che due anni fa ha chiuso l'era Upim, è stato solo uno degli ultimi tasselli. Benetton, dieci anni prima, aveva spodestato Kotzian, super rivenditore di tessuti, tappeti e biancheria. Tezenis occupa i locali che una volta erano di Vittadello (altra garanzia per signori), mentre Breshka - nome che è quasi uno scioglilingua - ha sostituito la nota Camiceria Imperia. Senza contare i vari Kiko, Promod, Foot Looker, Extyn, Oysho. Se non fosse per le colonne scalcinate e il pavimento transennato sembrerebbe quasi di stare a Oxford Street: i negozi, alla fine, sono sempre gli stessi. Ma se anche i turisti londinesi alla monotona via delle catene iniziano a preferire le botteghe artigianali di Portobello Road o Camden Town, perché a Livorno dovrebbe essere diverso?
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