In 200 chiedono una vera pace
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LIVORNO. Le note dell'adagio di Albinoni salgono dagli Scali d'Azeglio, mentre più di 200 persone sono raccolti in memoria di tutte le vittime, di ogni tempo, e al centro, quelle dei bombardamenti che devastarono Livorno nel'43. Poi, mentre suonano le sirene del porto, continua un pellegrinaggio silenzioso a quella parete, a quella targa, dietro la quale vi sono vittime che non si sono mai potute calcolare. Ogni fiore portato da bambini, adulti, anziani, e tra di loro immigrati e italiani o, forse meglio, livornesi "vecchi" e nuovi, è un sigillo lieve e tenace, sul non credere che scegliere gli scontri serva a qualcosa. "Noi di Livorno per la pace" è più di uno slogan. Alla settima edizione, l'iniziativa nata per opera della Comunità di Sant'Egidio e che si è svolta ieri pomeriggio nel cuore della città, in collaborazione con il Comune e Fondazione Cassa di Risparmi, è una vera e propria espressione di civiltà. «C'è un'alternativa alla pretesa violenta di questi anni - spiega Anna, della Comunità - E' stata dichiarata guerra al disarmo, anche dei cuori, si è finito per chiamare legge dell'economia il profitto e lo sfruttamento, ragion di Stato la ragion di sé, si è pensato necessario l'egoismo e si è chiamata buonismo la solidarietà». Anche l'assessore Maurizio Bettini, aprendo il corteo, parla della guerra portata per le strade a tanti immigrati «quando si nega loro anche il diritto di mangiare». Accanto a Bettini, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà e il vicesindaco di Campiglia Marittima Francesca Sarri. Poco lontano dà cenni di assenso Gina, 81 anni. Accanto a lei c'è una signora bulgara, Maria, 59 anni: due alleate, che ora vivono insieme, e che la diffidenza avrebbe potuto separare. Se prima Gina la credeva una delle sue cose ("pensavo di avere il diritto di pretendere"), ora invita a «non fidarsi di tutto quello che dicono in tv» e vede in Maria «le mie gambe, i miei occhi, le mie orecchie». «Abbiamo scoperto un segreto - dice Maria - Io ho bisogno di te e tu hai bisogno di me».
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