Il Tirreno

Livorno

Rispoli: «Armatore responsabile? Giusto così»

lu.dem.
Loris Rispoli
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Loris Rispoli

Ma i familiari delle vittime sono ancora impegnati nella lettura del provvedimento

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 LIVORNO. Per 19 anni e un mese ha chiesto verità e giustizia a nome dei familiari delle vittime. Loris Rispoli è il livornese che ha fondato, subito dopo la tragedia, il Comitato Moby Prince 140 e adesso è alla guida dell'associazione 140, che raccoglie la gran parte dei parenti delle vittime livornesi. «Ancora è presto per dare una valutazione complessiva - dice - perché prima voglio leggere l'atto con cui la Procura della Repubblica chiede l'archiviazione dell'indagine. Però, se davvero secondo alcune anticipazioni sono state individuate responsabilità a carico dell'armatore, credo che ci sarebbe da essere soddisfatti. E anche grati all'avvocato Palermo, la cui richiesta di riapertura dell'indagine avrebbe consentito di accertarle da parte dei magistrati».  Rispoli aveva chiesto, proprio durante le recenti celebrazioni per l'anniversario della tragedia, che la magistratura livornese facesse «un atto di coraggio» e mettesse nero su bianco i nomi di quelli che, a suo avviso, sono i veri responsabili della tragedia. Responsabili con compiti e ruoli diversi: «L'armatore porta la responsabilità di aver fatto navigare un traghetto che andava avanti a colpi di deroghe da parte del Rina, il comandante dell'Agip Abruzzo ha attirato sulla petroliera i soccorsi dicendo alla radio di fare attenzione a non scambiarla per il Moby, infine il comandante del porto Albanese doveva coordinare le operazioni di soccorso ma non impartì mai un ordine. Eppure questi tre personaggi non sono mai stati neppure processati».  Nessuna dichiarazione, almeno per ora, dai figli del comandante del traghetto Angelo e Luchino Chessa. Anche loro, che hanno costituito l'associazione "10 aprile", aspettano di leggere con calma le motivazioni della richiesta di archiviazione, che difficilmente li lascerà soddisfatti.

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