Il Tirreno

Livorno

Per 30 mesi niente licenziamenti

Luciano De Majo
L’interno di uno stabilimento automobilistico
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L’interno di uno stabilimento automobilistico

Magna: per Sammartino (Rsu) è un buon accordo, «spero che passi»

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 LIVORNO. «Quello che abbiamo firmato è un buon accordo, perché consente di discutere per due anni e mezzo senza la minaccia dei licenziamenti». Per Denis Sammartino, della Rsu della Magna di Guasticce, è bene che i dipendenti dell'azienda di Guasticce che produce serrature per auto, approvino, nel referendum per il quale si voterà fino a questo pomeriggio, l'accordo raggiunto fra azienda e sindacati. «E' giusto che i lavoratori si esprimano liberamente - dice Sammartino - però io resto convinto della bontà di quest'accordo. E' uno strumento che ci consente di consolidare la fabbrica in un periodo di crisi che attanaglia tutto il settore: abbiamo ottenuto che per trenta mesi l'azienda non procederà ad alcun licenziamento».  Dietro i cancelli dello stabilimento, il clima non è così florido. Normale per una realtà produttiva da oltre 600 dipendenti, un terzo dei quali - più o meno - è in cassa integrazione a rotazione. La parola "esuberi" è bandita, almeno per ora, dal vocabolario. Ma una volta finita la cassa integrazione, in mancanza di un accordo specifico fra azienda e sindacati, probabilmente 200 persone rischierebbero il posto. E' questa la paura più grande, che prende alla gola molti dei lavoratori. Più del 50 per cento dei dipendenti Magna sono donne, molte delle quali sotto i 40 anni e anche sotto i trenta. Gente che ha famiglia, tutt'altro che vicina alla pensione. «Noi ci battiamo per difendere i diritti di tutti i lavoratori - prosegue Sammartino - e se l'accordo consente all'azienda di aprire un ragionamento sulle pause, è pur vero che non c'è niente di stabilito e che tutto andrebbe, comunque, contrattato».  Di accordo «che ha una grande valenza sociale» parla anche Federico Mirabelli, consigliere provinciale del Pd e vicepresidente della Commissione speciale anticrisi della Provincia. «Si tratta di uno strumento - argomenta l'esponente del Partito democratico - che ha un merito su tutti: quello di prevenire l'aggravarsi della crisi occupazionale, visto che blocca la situazione per due anni e mezzo. Si tratta di un tempo nel quale tutti quanti, organizzazioni sindacali, impresa e istituzioni, possono lavorare per promuovere politiche industriali attive».  Mirabelli auspica un «nuovo protagonismo della Regione Toscana» e ritiene positiva «la proposta contenuta nel programma del neo-presidente Toscana Enrico Rossi circa l'istituzione di un ufficio per sviluppare relazioni con le imprese di media-grande dimensione, in particolare con le multinazionali, con cui condividere strategie di sviluppo e prevenzione delle crisi». Dal consigliere provinciale parte una critica neppure troppo velata al Governo: «Ad oggi è solo un semplice spettatore mentre i principali esecutivi (Usa, Francia, Germania) sono protagonisti attivi sulle vicende che riguardano l'industria dell'auto. Un governo senza strategia che ha scelto di non prorogare gli incentivi alla rottamazione. Una scelta scellerata che produrrà ulteriori problemi sul piano finanziario alle imprese e sul piano sociale in particolare ai precari che saranno espulsi dalla produzione senza alcun sostegno al reddito».  

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