Il Tirreno

Livorno

Primo Maggio. Il vescovo

«Gli immigrati? Per l'Italia sono una ricchezza»

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 LIVORNO. Smettiamola con l'idea che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani: «non solo non è statisticamente vero» ma occorre anzi affermare che «svolgono lavori complementari e sono essenziali all'economia come ormai molti studi della stessa Banca d'Italia testimoniano». Parola del vescovo Simone Giusti nell'omelia della messa del Primo Maggio nella parrochia dei Ss. Pietro e Paolo: è l'occasione in cui la diocesi ha celebrato tutti i lavoratori, inclusi gli immigrati.  Il presule non potrebbe essere più esplicito: «Gli immigrati sono fondamentali per l'equilibrio dei conti pubblici, il funzionamento del mercato del lavoro e l'offerta di servizi alla persona e in prospettiva rappresentano un grande contributo alla crescita dell'economia».  Giusti non insiste solo su aspetti morali o evangelici: dice chiaro e tondo che in un sistema economico così "invecchiato" come il nostro «il contributo di nuove forze, socialmente e professionalmente integrate, è e sarà di fondamentale importanza per il mantenimento degli equilibri macroeconomici e di finanza pubblica, per il funzionamento del mercato del lavoro, per la disponibilità di servizi alla persona».  Il vescovo sottolinea che «l'ingresso rapido e intenso di lavoratori stranieri ha posto problemi inediti per il nostro Paese»: istituzioni e popolazione sono state colte «talvolta impreparate». Non mancano le tensioni in quei pezzi di società che «percepiscono l'arrivo di cittadini stranieri come una minaccia per la propria condizione economica e sociale». Eppure - aggiunge - va detto che «come in altri Paesi avanzati», gli immigrati tendono a occupare «prevalentemente posizioni lavorative che i nativi sono restii a ricoprire»: c'è «una complementarità tra i lavoratori stranieri e quelli originari del Paese, con effetti minimi sulle retribuzioni e sulle prospettive occupa- zionali di questi ultimi».  Giusti mette l'accento su un aspetto: anche i lavoratori immigrati (che «svolgono solitamente le mansioni più umili») vanno considerati con «uguale dignità».

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