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INCHIESTA/ I QUARTIERI DI LIVORNO
"Febbrone" Venezial'assedio delle auto
Mauro Zucchelli
Problema. Che accade se sabato ci sono 193 auto dove i posti sono la metà? Svolgimento: un casino
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LIVORNO. E’ come nei problemini delle elementari. Dite cosa accade se sabato scorso a mezzanotte spaccata sono parcheggiate 193 in una piazza in cui i posti auto sono appena la metà? Svolgimento: un casino.
E’ quel che succede in piazza del Luogo Pio ogni fine settimana che dio metta in terra. A maggior ragione da quando a Palazzo civico hanno avuto la brillante pensata di mettere in accoppiata la solita seminata di case e, sull’altro piatto, il prolungamento del canale. Meno parcheggi in una zona che ne ha una fame da lupi. E non solo di notte. Già, perché - si lamentano i “veneziani” - l’assedio è triplo. Al mattino l’afflusso di chi deve andare in uno degli uffici pubblici del centro o perché vi lavora o per qualche incombenza.
Nel pomeriggio l’assalto di chi va a fare shopping in centro e cerca un buco in centro ma fuori dal castigo delle telecamere Ztl. Niente rispetto al fiume di auto che dopo cena, poco importa se piove o tira un libeccio becco, come sabato scorso zampilla fin quasi da piazza del Municipio, ruscella sui marciapiedi in via del Porticciolo, risale il ponte e gli scali dei fossi, allaga lo spazio davanti alla chiesa di Crocetta con una sorta di oasi spartitraffico composta da una dozzina di auto per volta, corre poi lungo le mura e s’infila in ogni angolino del distributore.
Non va molto diversamente in altre strade del rione: neanche nella “zona pedonale” di scali Rosciano. L’accesso dovrebbe essere bloccato da tubi di cemento trasformati in fioriere che perfino un assessore cosacco troverebbe squallidine: ma una mano pietosa ha aperto un varco per le auto blu destinazione Authority. Peccato che, accanto al mercatino americano, ci sia il deserto: anche sabato scorso, nello stesso preciso istante in cui piazza del Luogo Pio straripava di 200 auto, al parcheggio Azzini ce n’erano otto.
Inevitabile che talvolta scatti la beffa che fa imbufalire gli abitanti della zona: dopo aver girato a vuoto a caccia di un buco dove lasciare l’auto, ecco che magari il posto lo trovi ma non è proprio ortodosso perché i parcheggi riservati ai residenti sono tutti occupati. Risultato: alle tre i nostri “invasori” se ne vanno e noi la mattina dopo ci ritroviamo la multa del vigile per aver messo la macchina fuori dagli spazi consentiti, come ha raccontato al “Tirreno” Sabrina Renucci. E’ un refrain che abbiamo ascoltato spesso girando con il taccuino fra le famiglie della zona. L’ultimo atto? La lettera aperta al sindaco (e a una sfilza di autorità) con 420 firme in calce. Di esposti ne hanno già messi in fila tre: quanto basta per essere stufi, come spiega Stefano Savi, uno dei portavoce della protesta dei “veneziani”.
Copione semplice, insomma: tutta colpa dei pub che calamitano una “overdose” di giovani. Come se Effetto Venezia durasse tutti i fine settimana dell’anno. Eppure chissà vale la pena rimpiangere l’identikit di un rione che ha impiegato quasi mezzo secolo per togliere di mezzo le ultime macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il recupero della Venezia ha marciato pianissimo fin quando si è badato all’accuratezza filologica degli interventi come se fossero sempre restauri: il quartiere era fermo e degradato.
Il nuovo look ha fatto schizzare all’insù la Venezia nella top ten dell’appetibilità immobiliare. Basterebbe ricordarsi che nel 1980 in via degli Ammazzatoi o sugli scali Rosciano si trovavano «appartamenti locati a partire da 6 milioni» di vecchie lire (ora non bastano 70-80mila euro), per tre stanze più balconi e servizi erano sufficienti «24 milioni dilazionabili» (adesso servono almeno 180mila euro). Tradotto: il mattone è cresciuto in Venezia almeno il doppio rispetto a quanto è avvenuto nel resto della città, dove pure non è stato mica fermo.
Nasce un nuovo identikit della Venezia. Non pensate però che sia un rione rimasuglio in cui borbottano gli anziani. Ma i ragazzi arrivano da fuori: un test su un gruppo di strade (via Borra, scali del Monte Pio, scali del Refugio, scali delle Barchette) conta solo 37 under 18: appena un abitante su dieci. Nei nuovi quartieri come la Scopaia sono il doppio.
E’ quel che succede in piazza del Luogo Pio ogni fine settimana che dio metta in terra. A maggior ragione da quando a Palazzo civico hanno avuto la brillante pensata di mettere in accoppiata la solita seminata di case e, sull’altro piatto, il prolungamento del canale. Meno parcheggi in una zona che ne ha una fame da lupi. E non solo di notte. Già, perché - si lamentano i “veneziani” - l’assedio è triplo. Al mattino l’afflusso di chi deve andare in uno degli uffici pubblici del centro o perché vi lavora o per qualche incombenza.
Nel pomeriggio l’assalto di chi va a fare shopping in centro e cerca un buco in centro ma fuori dal castigo delle telecamere Ztl. Niente rispetto al fiume di auto che dopo cena, poco importa se piove o tira un libeccio becco, come sabato scorso zampilla fin quasi da piazza del Municipio, ruscella sui marciapiedi in via del Porticciolo, risale il ponte e gli scali dei fossi, allaga lo spazio davanti alla chiesa di Crocetta con una sorta di oasi spartitraffico composta da una dozzina di auto per volta, corre poi lungo le mura e s’infila in ogni angolino del distributore.
Non va molto diversamente in altre strade del rione: neanche nella “zona pedonale” di scali Rosciano. L’accesso dovrebbe essere bloccato da tubi di cemento trasformati in fioriere che perfino un assessore cosacco troverebbe squallidine: ma una mano pietosa ha aperto un varco per le auto blu destinazione Authority. Peccato che, accanto al mercatino americano, ci sia il deserto: anche sabato scorso, nello stesso preciso istante in cui piazza del Luogo Pio straripava di 200 auto, al parcheggio Azzini ce n’erano otto.
Inevitabile che talvolta scatti la beffa che fa imbufalire gli abitanti della zona: dopo aver girato a vuoto a caccia di un buco dove lasciare l’auto, ecco che magari il posto lo trovi ma non è proprio ortodosso perché i parcheggi riservati ai residenti sono tutti occupati. Risultato: alle tre i nostri “invasori” se ne vanno e noi la mattina dopo ci ritroviamo la multa del vigile per aver messo la macchina fuori dagli spazi consentiti, come ha raccontato al “Tirreno” Sabrina Renucci. E’ un refrain che abbiamo ascoltato spesso girando con il taccuino fra le famiglie della zona. L’ultimo atto? La lettera aperta al sindaco (e a una sfilza di autorità) con 420 firme in calce. Di esposti ne hanno già messi in fila tre: quanto basta per essere stufi, come spiega Stefano Savi, uno dei portavoce della protesta dei “veneziani”.
Copione semplice, insomma: tutta colpa dei pub che calamitano una “overdose” di giovani. Come se Effetto Venezia durasse tutti i fine settimana dell’anno. Eppure chissà vale la pena rimpiangere l’identikit di un rione che ha impiegato quasi mezzo secolo per togliere di mezzo le ultime macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il recupero della Venezia ha marciato pianissimo fin quando si è badato all’accuratezza filologica degli interventi come se fossero sempre restauri: il quartiere era fermo e degradato.
Il nuovo look ha fatto schizzare all’insù la Venezia nella top ten dell’appetibilità immobiliare. Basterebbe ricordarsi che nel 1980 in via degli Ammazzatoi o sugli scali Rosciano si trovavano «appartamenti locati a partire da 6 milioni» di vecchie lire (ora non bastano 70-80mila euro), per tre stanze più balconi e servizi erano sufficienti «24 milioni dilazionabili» (adesso servono almeno 180mila euro). Tradotto: il mattone è cresciuto in Venezia almeno il doppio rispetto a quanto è avvenuto nel resto della città, dove pure non è stato mica fermo.
Nasce un nuovo identikit della Venezia. Non pensate però che sia un rione rimasuglio in cui borbottano gli anziani. Ma i ragazzi arrivano da fuori: un test su un gruppo di strade (via Borra, scali del Monte Pio, scali del Refugio, scali delle Barchette) conta solo 37 under 18: appena un abitante su dieci. Nei nuovi quartieri come la Scopaia sono il doppio.
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