RIGASSIFICATORE
Off-shore, ancora proteste"Rischi, ma niente lavoro"
La gigantesca chiatta Castoro 7 ha quasi finito di posare i tubi sul fondale davanti al Calambrone, i giochi sembrano fatti. Eppure il comitato «no offshore» non si arrende. Approfitterà della pausa primaverile-estiva dei lavori che scatta a fine mese per cercare di fermare l’ingranaggio della grande macchina. Sabato 20 marzo si torna in piazza «per risvegliare la coscienza un po’ assopita dei livornesi». E anche Greenpeace protesta
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LIVORNO. Un blitz di Greenpeace al cantiere del rigassificatore. E i comitati anti-offshore che annunciano nuove manifestazioni di protesta. Quella pattaforma galleggiante, secondo i contestatori, porterà grandi rischi ma avrà risicatissime ricadute economiche.
«Allora: ci spiegate cosa ci abbiamo guadagnato? Una manciata di posti di lavoro, peraltro quasi tutti per non livornesi. Un appaltino per Palumbo e per Neri. E nient’altro. Ma quanti rischi ci siamo presi... considerato che questa è la prima piattaforma offshore galleggiante che viene fatta nel mondo».
La gigantesca chiatta Castoro 7 ha quasi finito di posare i tubi sul fondale davanti al Calambrone, i giochi sembrano fatti. Eppure il comitato «no offshore» non si arrende. Approfitterà della pausa primaverile-estiva dei lavori che scatta a fine mese per cercare di fermare l’ingranaggio della grande macchina. Sabato 20 marzo si torna in piazza «per risvegliare la coscienza un po’ assopita dei livornesi».
Le ragioni del “no” al rigassificatore sono ancora tutte in piedi. «Anzi - spiegano Maurizio Zicanu, Riccardo Saller, Massimo Maggini, attivisti del comitato - man mano che passa il tempo vengono a galla tutte le mistificazioni, le lacune, le opacità di questa operazione». Basta riprendersi tutto quello che è stato detto negli anni addietro e verificarlo alla luce dei fatti.
«Anzitutto le tanto celebrate ricadute economiche ed occupazionali non ci sono state e non ci saranno. I lavori vengono tutti fatti dalla Saipem, qualche briciola è stata data all’ex presidente di Confindustria Palumbo, i rimorchiatori del Neri faranno la vigilanza e probabilmente sarà livornese il catering. Per il resto stop. Sulla piattaforma lavoreranno 50-70 persone ma l’ha detto il segretario della Cisl Pardini, non noi, che difficilmente saranno livornesi: servono figure iper-qualificate che qui non ci sono». E poi il gas «da qui transiterà e basta: una toccata e fuga che non lascerà benefici». Quanto agli sconti sulla bolletta, promessi quando fu lanciata l’iniziativa, «è risultato chiaro a tutti che si trattava di una colossale bufala». La polpa, cioè gli utili, «finiranno in Germania e a Genova, dove stanno E.On e Iride». A Livorno resterà l’osso, cioè i rischi, i danni e qualche divieto: «Seicento chilometri quadrati di mare saranno interdetti, in toto o in parte, alla pesca e alla navigazione».
Il Consiglio di Stato ha dato il definitivo via libera all’intervento, ribaltando la sentenza del Tar che aveva accolto le ragioni dei no-offshore. «Ma si è ben guardato dall’entrare nel merito, preferendo cavillare. Restano intatte tutte le nostre preoccupazioni, a partire dal rischio di incidente e dall’impatto delle emissioni di cloro sull’ecosistema marino». Olt dichiara che per tenere pulite le tubazioni da alghe e molluschi userà cloro che sarà scaricato in mare alla concentrazione di 0,01-0,05 milligrammi/litro. «Un valore su cui ci permettiamo di nutrire qualche dubbio visto che nello studio per il rigassificatore di Trieste il cloro dichiarato allo scarico è di 0,20 milligrammi litro».
La Regione si era impegnata a insediare una «commissione internazionale di esperti» per testare la sicurezza dell’impianto. «Ma a quanto ci risulta la commissione non si è mai insediata: forse perchè ancora Olt non ha presentato il progetto esecutivo?». E comunque, «questo è il primo e mai sperimentato rigassificatore galleggiante al mondo: permetterete che abbiamo qualche timore...». Ecco, data la delicatezza della questione, «se fossimo stati la capitaneria di porto avremmo evitato di fare una conferenza stampa insieme a Saipem per illustrare i lavori: non è bello che controllore e controllato si presentino allo stesso tavolo».
Ma che senso può avere scendere in piazza dopo che addirittura i tubi sono già posati? Non è tempo perso? «Noi - rispondono gli attivisti del comitato - pensiamo che il rigassificatore si possa ancora bloccare. Primo: la nave gasiera non è stata ancora riconvertita e, a quanto ne sappiamo, i lavori nei cantieri di Dubai sono in grave ritardo. Secondo: i contratti di fornitura del gas ancora non esistono. Terzo: non staremo fermi a prenderle».
A fine mese i lavori a mare si fermeranno per riprendere in autunno. «Intanto invitiamo tutti i livornesi a scendere in piazza sabato 20 marzo: sul nostro territorio ci sono 8 impianti energetici sui 9 in Toscana, che emettono il 42% dell’inquinamento atmosferico. Livorno ha già dato». Durante il corteo, «chiederemo ai livornesi di esporre alle finestre lenzuola bianche».
E poi «presenteremo un ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo: il nostro diritto di essere consultati su un impianto ad alto rischio ambientale, sancito dal Trattato di Aarhus, è stato calpestato». Il ricorso a Strasburgo non può fermare la costruzione del rigassificatore, «operando su un piano diverso da quello amministrativo. Ma sarebbe un grave smacco per l’Italia vedersi condannata da un tribunale europeo. Noi non ci siamo arresi, daremo filo da torcere a Olt».
Una manifestazione in mare al Calambrone, davanti al cantiere del rigassificatore. Un blitz di Greenpeace che è andato in scena ieri pomeriggio, sotto gli occhi dei carabinieri, che controllavano la situazione da terra, e degli agenti della Digos, che era a bordo della motovedetta della polizia.
Il veliero “Rainbow Warrior” ha solcato le acque antistanti la costa a cavallo tra Livorno e Pisa alle 16, per manifestare contro l’offshore. Poi, una rappresentanza di esponenti di Greenpeace è salita a bordo di un gommone e si è avvicinata al cantiere in mare.
Quattro persone hanno così sfidato i venti e hanno fatto vari giri intorno alla piattaforma. Poi, hanno scattato delle foto per arricchire la documentazione sulla struttura. E dopo una mezzoretta sono andati via.
Tutti i movimenti sono stati controllati da polizia e carabinieri, che hanno monitorato la situazione anche per poter intervenire velocemente in caso di imprevisti o di bisogno.
«Allora: ci spiegate cosa ci abbiamo guadagnato? Una manciata di posti di lavoro, peraltro quasi tutti per non livornesi. Un appaltino per Palumbo e per Neri. E nient’altro. Ma quanti rischi ci siamo presi... considerato che questa è la prima piattaforma offshore galleggiante che viene fatta nel mondo».
La gigantesca chiatta Castoro 7 ha quasi finito di posare i tubi sul fondale davanti al Calambrone, i giochi sembrano fatti. Eppure il comitato «no offshore» non si arrende. Approfitterà della pausa primaverile-estiva dei lavori che scatta a fine mese per cercare di fermare l’ingranaggio della grande macchina. Sabato 20 marzo si torna in piazza «per risvegliare la coscienza un po’ assopita dei livornesi».
Le ragioni del “no” al rigassificatore sono ancora tutte in piedi. «Anzi - spiegano Maurizio Zicanu, Riccardo Saller, Massimo Maggini, attivisti del comitato - man mano che passa il tempo vengono a galla tutte le mistificazioni, le lacune, le opacità di questa operazione». Basta riprendersi tutto quello che è stato detto negli anni addietro e verificarlo alla luce dei fatti.
«Anzitutto le tanto celebrate ricadute economiche ed occupazionali non ci sono state e non ci saranno. I lavori vengono tutti fatti dalla Saipem, qualche briciola è stata data all’ex presidente di Confindustria Palumbo, i rimorchiatori del Neri faranno la vigilanza e probabilmente sarà livornese il catering. Per il resto stop. Sulla piattaforma lavoreranno 50-70 persone ma l’ha detto il segretario della Cisl Pardini, non noi, che difficilmente saranno livornesi: servono figure iper-qualificate che qui non ci sono». E poi il gas «da qui transiterà e basta: una toccata e fuga che non lascerà benefici». Quanto agli sconti sulla bolletta, promessi quando fu lanciata l’iniziativa, «è risultato chiaro a tutti che si trattava di una colossale bufala». La polpa, cioè gli utili, «finiranno in Germania e a Genova, dove stanno E.On e Iride». A Livorno resterà l’osso, cioè i rischi, i danni e qualche divieto: «Seicento chilometri quadrati di mare saranno interdetti, in toto o in parte, alla pesca e alla navigazione».
Il Consiglio di Stato ha dato il definitivo via libera all’intervento, ribaltando la sentenza del Tar che aveva accolto le ragioni dei no-offshore. «Ma si è ben guardato dall’entrare nel merito, preferendo cavillare. Restano intatte tutte le nostre preoccupazioni, a partire dal rischio di incidente e dall’impatto delle emissioni di cloro sull’ecosistema marino». Olt dichiara che per tenere pulite le tubazioni da alghe e molluschi userà cloro che sarà scaricato in mare alla concentrazione di 0,01-0,05 milligrammi/litro. «Un valore su cui ci permettiamo di nutrire qualche dubbio visto che nello studio per il rigassificatore di Trieste il cloro dichiarato allo scarico è di 0,20 milligrammi litro».
La Regione si era impegnata a insediare una «commissione internazionale di esperti» per testare la sicurezza dell’impianto. «Ma a quanto ci risulta la commissione non si è mai insediata: forse perchè ancora Olt non ha presentato il progetto esecutivo?». E comunque, «questo è il primo e mai sperimentato rigassificatore galleggiante al mondo: permetterete che abbiamo qualche timore...». Ecco, data la delicatezza della questione, «se fossimo stati la capitaneria di porto avremmo evitato di fare una conferenza stampa insieme a Saipem per illustrare i lavori: non è bello che controllore e controllato si presentino allo stesso tavolo».
Ma che senso può avere scendere in piazza dopo che addirittura i tubi sono già posati? Non è tempo perso? «Noi - rispondono gli attivisti del comitato - pensiamo che il rigassificatore si possa ancora bloccare. Primo: la nave gasiera non è stata ancora riconvertita e, a quanto ne sappiamo, i lavori nei cantieri di Dubai sono in grave ritardo. Secondo: i contratti di fornitura del gas ancora non esistono. Terzo: non staremo fermi a prenderle».
A fine mese i lavori a mare si fermeranno per riprendere in autunno. «Intanto invitiamo tutti i livornesi a scendere in piazza sabato 20 marzo: sul nostro territorio ci sono 8 impianti energetici sui 9 in Toscana, che emettono il 42% dell’inquinamento atmosferico. Livorno ha già dato». Durante il corteo, «chiederemo ai livornesi di esporre alle finestre lenzuola bianche».
E poi «presenteremo un ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo: il nostro diritto di essere consultati su un impianto ad alto rischio ambientale, sancito dal Trattato di Aarhus, è stato calpestato». Il ricorso a Strasburgo non può fermare la costruzione del rigassificatore, «operando su un piano diverso da quello amministrativo. Ma sarebbe un grave smacco per l’Italia vedersi condannata da un tribunale europeo. Noi non ci siamo arresi, daremo filo da torcere a Olt».
Una manifestazione in mare al Calambrone, davanti al cantiere del rigassificatore. Un blitz di Greenpeace che è andato in scena ieri pomeriggio, sotto gli occhi dei carabinieri, che controllavano la situazione da terra, e degli agenti della Digos, che era a bordo della motovedetta della polizia.
Il veliero “Rainbow Warrior” ha solcato le acque antistanti la costa a cavallo tra Livorno e Pisa alle 16, per manifestare contro l’offshore. Poi, una rappresentanza di esponenti di Greenpeace è salita a bordo di un gommone e si è avvicinata al cantiere in mare.
Quattro persone hanno così sfidato i venti e hanno fatto vari giri intorno alla piattaforma. Poi, hanno scattato delle foto per arricchire la documentazione sulla struttura. E dopo una mezzoretta sono andati via.
Tutti i movimenti sono stati controllati da polizia e carabinieri, che hanno monitorato la situazione anche per poter intervenire velocemente in caso di imprevisti o di bisogno.
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