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SICUREZZA
C'erano una volta i poliziotti di quartiere
Elisabetta Arrighi
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Sopra a destra poliziotto di quartiere a Livorno Sotto una centrale operativaDopo sette anni si è fatto poco: in Toscana il poliziotto di quartiere è rimasto uno spot da campagna elettorale. Ma non a Livorno: qui, a sorpresa, funziona e la sicurezza della città ci ha guadagnato
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LIVORNO. Ironica e anarchica, con una spiccata allergia alle divise, perché tutto quello che sa di "ordine costituito" a Livorno non è che piaccia da matti. Ma alla fine è proprio qui che il servizio è decollato. Perché se il poliziotto di quartiere ha fatto flop ovunque in Italia, e l'ha detto anche la Corte dei conti sottolineando che il servizio non è mai andato a regime, proprio a Livorno si è ben sviluppato e le zone pattugliate sono addirittura cresciute e da poco da quattro sono salite a cinque.
Sfollagente, berretto simil kepì, cellulare e palmare: ecco la pattuglia, composta da due agenti, che girano a piedi per strade e piazze. «Li vedo sempre sotto casa - racconta la signora Liliana, pensionata ottantenne che abita in centro - All'inizio non mi garbavano tanto, perché sa, avere la polizia e i carabinieri fra i piedi... ora invece quando esco per la spesa e li vedo sono contenta: mi fanno sentire un pochino più sicura».
«Perché la sensazione di insicurezza, così com'è percepita dalla gente, non è assimilabile solo al furto o allo spaccio: anche il lampione che non si accende o la buca - dicono gli addetti ai lavori - contribuiscono ad alimentarla». Il progetto della polizia di prossimità, costo oltre 260 milioni, non ha però visto diventare operativi - gli ultimi dati statistici sono di otto mesi fa - i 5.900 agenti e carabinieri previsti dalle stime ministeriali aggiornate a fine 2005. Oggi in Italia, i poliziotti di quartiere sono circa 3.800 e in Toscana, fra Polstato e Cc, si supera di poco quota 200.
«Il poliziotto di quartiere non è una Volante a piedi: è colui che conosce le strade e la gente, che ascolta i bisogni e li trasmette al Comune o ad altri. Credo profondamente in questa figura professionale - sottolinea Nicola Zito, questore di Livorno - ed è un servizio di fondamentale importanza. Con i cittadini deve instaurarsi un rapporto di fiducia. Operiamo in cinque zone, dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20, dal lunedì al sabato, e durante la giornata si danno il cambio agenti di polizia e carabinieri».
Il contatto diretto con la gente risulta così fondamentale e vincente anche nell'era di Internet. «E' proprio grazie alla fiducia che è stato possibile scoprire un grave episodio di molestie - spiega il dottor Stefano Caroti, dirigente della sezione Volanti e polizia di prossimità - Una ragazza, che ogni giorno vedeva sempre gli stessi uomini in divisa camminare per strada, fermarsi con la gente e i commercianti, entrare nei negozi, alla fine si è confidata raccontando quello che le era accaduto».
Il dottor Zito spiega poi che a Livorno c'è collaborazione e confronto fra tutte le forze dell'ordine e c'è un buon rapporto con il Comune e le altre istituzioni: «Tutto questo permette di organizzare al meglio il lavoro sul territorio e di introdurre correttivi e miglioramenti». In questo momento gli agenti della Polstato impegnati nel servizio "di quartiere" sono 11, coordinati dall'ispettore Giacomo Migliozzi: spesso vengono chiamati nelle scuole, nelle circoscrizioni, nei centri anziani. E due "veri" poliziotti di quartiere sono effigiati in una più ampia composizione grafica legata ad un progetto giovanile che troneggia su un bus Atl, l'azienda locale di trasporto urbano. Uno dei tanti autobus sui quali gli agenti salgono per servizio: pare che i borseggiatori se la diano a gambe e che ci sia più gente che oblitera il biglietto.
«Il nostro è un servizio che si inquadra nell'ambito della prevenzione secondo il concetto inglese del "bobby" che passa per strada, tutto conosce e da tutti è conosciuto. Per fare il poliziotto di quartiere è necessario un corso specifico e non dovremmo essere assegnati anche ad altri servizi, come ad esempio l'ordine pubblico allo stadio, che invece ogni tanto ci chiamano a fare. Come sigla sindacale - racconta Luca Filippi, vice-segretario del Silp Cgil livornese nonché poliziotto di quartiere - crediamo in un progetto del genere, ma da subito si è visto che si è trattato di propaganda elettorale di Berlusconi. Siamo, a Livorno, 300 poliziotti scarsi, ce ne vorrebbero almeno 50 per ripianare le carenze».
Ma la città, per i poliziotti di quartiere, è veramente in controtendenza rispetto al resto della Toscana e d'Italia? «Il questore sembra credere in questo servizio - risponde Filippi - anche se bisognerebbe sensibilizzare di più tutti gli altri agenti su questo lavoro specifico, perché dietro al poliziotto di quartiere ci vuole una struttura ad hoc. Anche se con i tagli è difficile tenere bene su tutta la catena».
Sfollagente, berretto simil kepì, cellulare e palmare: ecco la pattuglia, composta da due agenti, che girano a piedi per strade e piazze. «Li vedo sempre sotto casa - racconta la signora Liliana, pensionata ottantenne che abita in centro - All'inizio non mi garbavano tanto, perché sa, avere la polizia e i carabinieri fra i piedi... ora invece quando esco per la spesa e li vedo sono contenta: mi fanno sentire un pochino più sicura».
«Perché la sensazione di insicurezza, così com'è percepita dalla gente, non è assimilabile solo al furto o allo spaccio: anche il lampione che non si accende o la buca - dicono gli addetti ai lavori - contribuiscono ad alimentarla». Il progetto della polizia di prossimità, costo oltre 260 milioni, non ha però visto diventare operativi - gli ultimi dati statistici sono di otto mesi fa - i 5.900 agenti e carabinieri previsti dalle stime ministeriali aggiornate a fine 2005. Oggi in Italia, i poliziotti di quartiere sono circa 3.800 e in Toscana, fra Polstato e Cc, si supera di poco quota 200.
«Il poliziotto di quartiere non è una Volante a piedi: è colui che conosce le strade e la gente, che ascolta i bisogni e li trasmette al Comune o ad altri. Credo profondamente in questa figura professionale - sottolinea Nicola Zito, questore di Livorno - ed è un servizio di fondamentale importanza. Con i cittadini deve instaurarsi un rapporto di fiducia. Operiamo in cinque zone, dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20, dal lunedì al sabato, e durante la giornata si danno il cambio agenti di polizia e carabinieri».
Il contatto diretto con la gente risulta così fondamentale e vincente anche nell'era di Internet. «E' proprio grazie alla fiducia che è stato possibile scoprire un grave episodio di molestie - spiega il dottor Stefano Caroti, dirigente della sezione Volanti e polizia di prossimità - Una ragazza, che ogni giorno vedeva sempre gli stessi uomini in divisa camminare per strada, fermarsi con la gente e i commercianti, entrare nei negozi, alla fine si è confidata raccontando quello che le era accaduto».
Il dottor Zito spiega poi che a Livorno c'è collaborazione e confronto fra tutte le forze dell'ordine e c'è un buon rapporto con il Comune e le altre istituzioni: «Tutto questo permette di organizzare al meglio il lavoro sul territorio e di introdurre correttivi e miglioramenti». In questo momento gli agenti della Polstato impegnati nel servizio "di quartiere" sono 11, coordinati dall'ispettore Giacomo Migliozzi: spesso vengono chiamati nelle scuole, nelle circoscrizioni, nei centri anziani. E due "veri" poliziotti di quartiere sono effigiati in una più ampia composizione grafica legata ad un progetto giovanile che troneggia su un bus Atl, l'azienda locale di trasporto urbano. Uno dei tanti autobus sui quali gli agenti salgono per servizio: pare che i borseggiatori se la diano a gambe e che ci sia più gente che oblitera il biglietto.
«Il nostro è un servizio che si inquadra nell'ambito della prevenzione secondo il concetto inglese del "bobby" che passa per strada, tutto conosce e da tutti è conosciuto. Per fare il poliziotto di quartiere è necessario un corso specifico e non dovremmo essere assegnati anche ad altri servizi, come ad esempio l'ordine pubblico allo stadio, che invece ogni tanto ci chiamano a fare. Come sigla sindacale - racconta Luca Filippi, vice-segretario del Silp Cgil livornese nonché poliziotto di quartiere - crediamo in un progetto del genere, ma da subito si è visto che si è trattato di propaganda elettorale di Berlusconi. Siamo, a Livorno, 300 poliziotti scarsi, ce ne vorrebbero almeno 50 per ripianare le carenze».
Ma la città, per i poliziotti di quartiere, è veramente in controtendenza rispetto al resto della Toscana e d'Italia? «Il questore sembra credere in questo servizio - risponde Filippi - anche se bisognerebbe sensibilizzare di più tutti gli altri agenti su questo lavoro specifico, perché dietro al poliziotto di quartiere ci vuole una struttura ad hoc. Anche se con i tagli è difficile tenere bene su tutta la catena».
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