Il Tirreno

Livorno

Addio a Dino Cecchi, maestro d'ascia e scarronzone

Luciano De Majo
L’armo degli Scarronzoni campione d’Italia a Pallanza nel 1941: Dino Cecchi è il secondo remo
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L’armo degli Scarronzoni campione d’Italia a Pallanza nel 1941: Dino Cecchi è il secondo remo

Era uno sportivo vero, che aveva avuto il privilegio di far parte di quell'armo ormai entrato nella leggenda del canottaggio, gli Scarronzoni. Dino se n'è andato a 91 anni compiuti da un paio di mesi

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LIVORNO. Schivo come tutti quelli abituati a creare in solitudine. E lui che era un maestro d'ascia d'altri tempi aveva conservato questa dote. Eppure di storie da raccontarne ne aveva, Dino Cecchi. Era uno sportivo vero, che aveva avuto il privilegio di far parte di quell'armo ormai entrato nella leggenda del canottaggio, gli Scarronzoni. Dino se n'è andato a 91 anni compiuti da un paio di mesi. E ieri a salutarlo c'erano i parenti e gli amici: i tre figli con le famiglie, il fratello, il nipote, tutti coloro che in qualche modo l'hanno conosciuto.

Nato sul Pontino, in un palazzo degli scali delle Cantine all'angolo con via Solferino, Dino Cecchi aveva imparato dal padre, proveniente da Limite sull'Arno, il mestiere di maestro d'ascia. Giovanissimo, a diciott'anni appena compiuti, salì sull'otto dell'Unione canottieri livornesi. Era il 1937 e quell'equipaggio era già un mito. Aveva rappresentato l'Italia ai Giochi olimpici del 1932 (Los Angeles) e del 1936 (Berlino), impressionando il mondo e portando a casa medaglie. I successi in Italia e in Europa non si contavano più: quegli otto livornesi, dallo stile un po' sgraziato che valse loro l'appellativo di Scarronzoni, avevano fatto uscire malconci tanti avversari dai campi di regata.

Nel 1937, dunque, anche Dino Cecchi entrò a far parte dell'élite del remo nazionale e internazionale. Conquistò titoli italiani, vestì la maglia azzurra e si impose anche in numerose competizioni internazionali. In Italia, il duello più abituale era quello fra Livorno e i Canottieri Aniene di Roma. E quasi sempre a vincere erano gli Scarronzoni. Come nel 1941, quando sulle acque del lago Maggiore a Pallanza Cecchi ottenne la vittoria insieme ai suoi compagni di voga. La passione per il remo, Dino Cecchi la condivise con il fratello Renato, che dell'otto fece parte dopo la seconda guerra mondiale, quando però la parabola gloriosa era alla fine. Ed è lui, il più giovane dei due atleti (è nato nel 1920), «Cecchino» come lo chiamavano all'Unione canottieri livornesi, ad aver conservato e tramandato la memoria di famiglia sotto il profilo sportivo.

Dino e Renato Cecchi lavorarono anche insieme, nella costruzione di barche in legno. A loro si deve, fra l'altro, alla fine degli anni '40, la realizzazione dei primi gozzi del dopoguerra, coi quali fu possibile la ripresa del Palio Marinaro, datata 1951. Con Dino Cecchi scompare sicuramente un altro componente di primo piano della grande famiglia dei canottieri livornesi, capaci di conquistare gloria in tutto il mondo.

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