Il Tirreno

Livorno

ABUSIVISMO

Limoncino, terre a rischio confisca

Luciano De Majo
L’assessore Bruno Picchi
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L’assessore Bruno Picchi

I rappresentanti del Comitato del Limoncino torneranno stamani in Comune, chiedendo di essere ricevuti dal sindaco Alessandro Cosimi. C'è tensione, fra loro, perché in questi giorni alcuni dei proprietari di appezzamenti di terreno sulle colline che hanno costruito annessi abusivi, sono arrivate numerose notifiche che annunciano misure in arrivo da parte del Comune

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LIVORNO. I rappresentanti del Comitato del Limoncino torneranno stamani in Comune, chiedendo di essere ricevuti dal sindaco Alessandro Cosimi. C'è tensione, fra loro, perché in questi giorni alcuni dei proprietari di appezzamenti di terreno sulle colline che hanno costruito annessi abusivi, sono arrivate numerose notifiche che annunciano misure in arrivo da parte del Comune. A quanto si è capito, una cinquantina di proprietari sono stati raggiunti dalla notizia che riceveranno la visita dei vigili urbani e della Casalp, pronti a verificare se gli abusi presenti sono stati sanati o no.
In sostanza, o i manufatti abusivi verranno demoliti oppure il Comune - attraverso Casalp - provvederà ad applicare un provvedimento che si annuncia alquanto pesante: la prelazione sul terreno (che prelude alla confisca) nella misura della quantità di metri quadrati costruiti abusivamente oltre a una sanzione pari a dieci volte il metraggio abusivo. Ciò significa che se un proprietario ha costruito un annesso abusivo di 30 metri quadrati, si vedrà portar via 330 metri quadrati di terreno; se l'abuso è di 50 metri quadrati, il terreno confiscato sarà pari a 550 metri, e così via.
«Ormai questa è una situazione insostenibile - dice Rosaria Scaffidi, portavoce del Comitato del Limoncino - perché l'amministrazione continua a non decidere niente. Sembrava che la soluzione dei nostri casi dovesse andare in giunta il 13 dicembre, poi il 29, invece niente di tutto questo. Sia chiaro, noi non chiediamo la luna. Ma bisogna prendere atto che c'è una situazione anomala, fatta di tanti casi diversi l'uno dall'altro: è assurdo pretendere che ci siano figli e figliastri in questo contesto nel quale il Comune per quarant'anni ha tollerato praticamente tutto. E chiudere la stalla quando i buoi sono scappati ci sembra sbagliato». Nessun giro di parole: quelli del Comitato del Limoncino sanno di aver commesso atti non autorizzati. «Ma in qualche modo - dice ancora Rosaria Scaffidi - noi che ci siamo autodenunciati e abbiamo aperto un confronto con l'amministrazione ora rischiamo di essere penalizzati in modo molto maggiore rispetto a quelli che hanno davvero costruito ben più di un annesso. Ecco perché riteniamo che una soluzione sia necessaria. Alcuni di noi hanno sentito parlare l'assessore Picchi per la prima volta di necessità di demolire. E' ovvio che ci sia un po' di maretta. Noi non chiediamo che vengano sanate lottizzazioni, ma vogliamo solo il diritto ad avere un annesso agricolo sui nostri terreni».

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