Il presidio
«Su Porta a Mare un’associazione per delinquere»
Taormina, denuncia-show
Cristiano Meoni
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L’avvocato Taormina attorniato da cameramen e fotografi all’Hotel PalazzoSi aspettavano i botti di fine anno e botti sono stati. L'avvocato Carlo Taormina, per conto dell'Associazione dei riparatori navali, ieri mattina ha presentato alla Procura una denuncia sull'operazione Porta a Mare, a partire dalla sua genesi: quella che Taormina chiama «la svendita del Cantiere Orlando», nel 2003, per 50 milioni di euro
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LIVORNO. Si aspettavano i botti di fine anno e botti sono stati. L'avvocato Carlo Taormina, per conto dell'Associazione dei riparatori navali, ieri mattina ha presentato alla Procura una denuncia sull'operazione Porta a Mare, a partire dalla sua genesi: quella che Taormina chiama «la svendita del Cantiere Orlando», nel 2003, per 50 milioni di euro.
La denuncia è stata firmata dal presidente dell'associazione Sebastiano Brasile e dal consigliere Luciani.
«La nostra iniziativa si aggancia all'inchiesta già aperta sul degrado dei bacini - spiega Taormina - Chiediamo alla magistratura di procedere per associazione a delinquere finalizzata a procurare al destinatario finale dell'operazione, le cooperative rosse, un illecito profitto». Taormina dice di aver segnalato, nella denuncia, «con nomi e cognomi» episodi di «abuso d'ufficio, omissioni in atti di ufficio, corruzione e concussione» ricollegabili a «soggetti pubblici e privati». Ma, a specifica domanda, risponde di non poter aggiungere altro: «C'è un capitolo molto interessante e riguarda i rapporti con una banca». E comunque - chiarisce - i soggetti menzionati nella denuncia sono «il Comune, l'Autorità Portuale, il commissario giudiziale dell'Orlando, Azimut Benetti, due cooperative» e pure «il ministero delle infrastrutture» che doveva vigilare sul bacino, un bene demaniale.
E' la seconda volta che i riparatori navali si rivolgono alla magistratura. Da un loro esposto del luglio 2008 è scaturita l'inchiesta sul dissesto del bacino di carenaggio, «per cui - dice Taormina - sono già emersi comportamenti omissivi e abusi». «Ma - aggiunge - abbiamo sentito l'esigenza di andare più a fondo, per capire i veri motivi per cui è stato distrutto il bacino. E siamo ripartiti dalla vendita del cantiere a Benetti».
Una vicenda che comincia con una «stranezza», dice l'avvocato: «Il Cantiere Orlando aveva 200 milioni di euro di passività e avrebbe dovuto fallire. Ma si preferì venderlo ad Azimut Benetti per quattro soldi e senza un'asta pubblica». Cinquanta milioni di euro il prezzo, «23 in meno di quanto era stato stimato, senza considerare l'avviamento commerciale che valeva 8 milioni». Ma, secondo Taormina, «senza avviamento Azimut non avrebbe potuto ottenere le concessioni demaniali dall'Autorità Portuale, che invece ha avuto. Concessioni che sono state illegalmente volturate ancora prima che Azimut Benetti stipulasse l'accordo per l'acquisto del Cantiere».
Insomma, secondo Taormina «fu una svendita». E «quei milioni che mancano qualcuno se li è messi in tasca o, comunque, qualcuno ha tratto un profitto dalla vicenda». Da qui la richiesta, contenuta nella denuncia, di indagini sui patrimoni e sui conti correnti di tutte le persone denunciate.
Nel suo furore accusatorio, Taormina trova modo di graduare i giudizi. «L'autorità giudiziaria fu presa in giro da chi gestiva la procedura». Ma anche Azimut Benetti viene declassata al rango di «utile strumento»: «Ha preso una fregatura grande così, non è lei la designata al conseguimento dell'obiettivo finale», cioè il profitto immobiliare, ma solo «un cavallo di Troia» per far transitare i beni da una cooperativa (la Orlando) ad un'altra, quella a cui Azimut Benetti ha venduto l'area immobiliare per 58 milioni di euro.
Esaminando le carte, dice Taormina, «ci siamo trovati davanti a una serie impressionante di reati»: episodi che l'avvocato però non rivela. «Porta a Mare - dice - è un'operazione congegnata per avvantaggiare alcuni centri economici piegando i pubblici poteri allo svolgimento di attività illegali». Il teorema, che Taormina abbozza, è che il Cantiere Orlando sarebbe stato svenduto ad Azimut Benetti, sapendo che sarebbe infine tornato alle cooperative dopo essere stato toccato dalla bacchetta di Re Mida Comune e trasformato in gran parte in area edificabile. E, siccome il mantenimento di un'attività di riparazione navale sarebbe d'intralcio al disegno, il bacino è stato accompagnato lentamente alla morte. «Il Comune - dice Taormina - ha messo a disposizione una delibera per usare 70mila metri quadrati di terreni e farci Porta a Mare, in sinergia con l'Autorità Portuale che ha sempre esercitato una forte pressione».
In un crescendo rossiniano, l'avvocato arriva a ipotizzare che «nell'inchiesta potrebbe emergere l'associazione di stampo mafioso. Siamo consapevoli - conclude - che la nostra è un'iniziativa forte ma questa è una grande porcheria».
La denuncia è stata firmata dal presidente dell'associazione Sebastiano Brasile e dal consigliere Luciani.
«La nostra iniziativa si aggancia all'inchiesta già aperta sul degrado dei bacini - spiega Taormina - Chiediamo alla magistratura di procedere per associazione a delinquere finalizzata a procurare al destinatario finale dell'operazione, le cooperative rosse, un illecito profitto». Taormina dice di aver segnalato, nella denuncia, «con nomi e cognomi» episodi di «abuso d'ufficio, omissioni in atti di ufficio, corruzione e concussione» ricollegabili a «soggetti pubblici e privati». Ma, a specifica domanda, risponde di non poter aggiungere altro: «C'è un capitolo molto interessante e riguarda i rapporti con una banca». E comunque - chiarisce - i soggetti menzionati nella denuncia sono «il Comune, l'Autorità Portuale, il commissario giudiziale dell'Orlando, Azimut Benetti, due cooperative» e pure «il ministero delle infrastrutture» che doveva vigilare sul bacino, un bene demaniale.
E' la seconda volta che i riparatori navali si rivolgono alla magistratura. Da un loro esposto del luglio 2008 è scaturita l'inchiesta sul dissesto del bacino di carenaggio, «per cui - dice Taormina - sono già emersi comportamenti omissivi e abusi». «Ma - aggiunge - abbiamo sentito l'esigenza di andare più a fondo, per capire i veri motivi per cui è stato distrutto il bacino. E siamo ripartiti dalla vendita del cantiere a Benetti».
Una vicenda che comincia con una «stranezza», dice l'avvocato: «Il Cantiere Orlando aveva 200 milioni di euro di passività e avrebbe dovuto fallire. Ma si preferì venderlo ad Azimut Benetti per quattro soldi e senza un'asta pubblica». Cinquanta milioni di euro il prezzo, «23 in meno di quanto era stato stimato, senza considerare l'avviamento commerciale che valeva 8 milioni». Ma, secondo Taormina, «senza avviamento Azimut non avrebbe potuto ottenere le concessioni demaniali dall'Autorità Portuale, che invece ha avuto. Concessioni che sono state illegalmente volturate ancora prima che Azimut Benetti stipulasse l'accordo per l'acquisto del Cantiere».
Insomma, secondo Taormina «fu una svendita». E «quei milioni che mancano qualcuno se li è messi in tasca o, comunque, qualcuno ha tratto un profitto dalla vicenda». Da qui la richiesta, contenuta nella denuncia, di indagini sui patrimoni e sui conti correnti di tutte le persone denunciate.
Nel suo furore accusatorio, Taormina trova modo di graduare i giudizi. «L'autorità giudiziaria fu presa in giro da chi gestiva la procedura». Ma anche Azimut Benetti viene declassata al rango di «utile strumento»: «Ha preso una fregatura grande così, non è lei la designata al conseguimento dell'obiettivo finale», cioè il profitto immobiliare, ma solo «un cavallo di Troia» per far transitare i beni da una cooperativa (la Orlando) ad un'altra, quella a cui Azimut Benetti ha venduto l'area immobiliare per 58 milioni di euro.
Esaminando le carte, dice Taormina, «ci siamo trovati davanti a una serie impressionante di reati»: episodi che l'avvocato però non rivela. «Porta a Mare - dice - è un'operazione congegnata per avvantaggiare alcuni centri economici piegando i pubblici poteri allo svolgimento di attività illegali». Il teorema, che Taormina abbozza, è che il Cantiere Orlando sarebbe stato svenduto ad Azimut Benetti, sapendo che sarebbe infine tornato alle cooperative dopo essere stato toccato dalla bacchetta di Re Mida Comune e trasformato in gran parte in area edificabile. E, siccome il mantenimento di un'attività di riparazione navale sarebbe d'intralcio al disegno, il bacino è stato accompagnato lentamente alla morte. «Il Comune - dice Taormina - ha messo a disposizione una delibera per usare 70mila metri quadrati di terreni e farci Porta a Mare, in sinergia con l'Autorità Portuale che ha sempre esercitato una forte pressione».
In un crescendo rossiniano, l'avvocato arriva a ipotizzare che «nell'inchiesta potrebbe emergere l'associazione di stampo mafioso. Siamo consapevoli - conclude - che la nostra è un'iniziativa forte ma questa è una grande porcheria».
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