Italia
Livorno rapimento bambine
Bimbe rapite, si muove il ministro
Cristiano Meoni
«Faremo il possibile perchè siano ritrovate le bimbe». Non c'è ancora nessuna traccia di Amira e Saida, le due piccole livornesi sottratte dal padre Nabil Zakraoui e nascoste in Tunisia. Ma adesso scende in campo il ministero degli esteri. Non solo una discreta azione di pressing sulle autorità tunisine
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LIVORNO. «Faremo il possibile perchè siano ritrovate le bimbe». Non c'è ancora nessuna traccia di Amira e Saida, le due piccole livornesi sottratte dal padre Nabil Zakraoui e nascoste in Tunisia. Ma adesso scende in campo il ministero degli esteri. Non solo una discreta azione di pressing sulle autorità tunisine. La Farnesina prende posizione sul caso delle bimbe nascoste con una dichiarazione ufficiale.
«Il ministero degli esteri - recita la dichiarazione - segue da diversi mesi con grande attenzione il caso delle minori Saida e Amira sottratte alla madre Laura Dini, a cui come è noto le autorità tunisine hanno affidato in via definitiva le bambine. L'ambasciata italiana a Tunisi - si prosegue - che ha in più occasioni sensibilizzato le autorità locali ai fini dell'immediata riconsegna delle minori alla madre, sta dedicando alla vicenda il massimo impegno possibile e sta prestando tutta l'assistenza del caso alla signora Dini che si trova attualmente a Tunisi». Nei prossimi giorni saranno mossi ulteriori passi verso il governo tunisino. La questione è seguita personalmente dall'ambasciatore italiano a Tunisi Pietro Benassi.
Una scesa in campo, quella autorizzata dal ministero degli esteri Franco Frattini, che rincuora Laura Dini, raggiunta telefonicamente a Tunisi: «Ho sempre detto che volere è potere - dice la donna - Se vogliono restituirmi le bambine e attuare così una sentenza della giustizia tunisina in pochi giorni possono farlo, gli ostacoli non sono insormontabili. Da parte mia mi sono impegnata a vivere con le bimbe in Tunisia, dove ho trovato calore e ospitalità». La permanenza in Tunisia è, infatti, una delle condizioni poste dal giudice per l'affidamento delle minori (le altre sono l'avere una residenza e un lavoro).
Intanto Laura Dini è venuta a conoscenza del verbale dell'interrogatorio reso da Nabil Zakrauoi circa tre settimane fa nella caserma della Garde Nationale di Toubourba: l'uomo ha ribadito di non avere alcuna intenzione di rivelare il luogo dove si trovano le bimbe, aggiungendo soltanto che «sono da un amico»: forse per proteggere la famiglia da eventuali indagini. Indagini che proseguono sottotraccia e che potrebbero portare a sviluppi già entro la fine dell'anno.
«Il ministero degli esteri - recita la dichiarazione - segue da diversi mesi con grande attenzione il caso delle minori Saida e Amira sottratte alla madre Laura Dini, a cui come è noto le autorità tunisine hanno affidato in via definitiva le bambine. L'ambasciata italiana a Tunisi - si prosegue - che ha in più occasioni sensibilizzato le autorità locali ai fini dell'immediata riconsegna delle minori alla madre, sta dedicando alla vicenda il massimo impegno possibile e sta prestando tutta l'assistenza del caso alla signora Dini che si trova attualmente a Tunisi». Nei prossimi giorni saranno mossi ulteriori passi verso il governo tunisino. La questione è seguita personalmente dall'ambasciatore italiano a Tunisi Pietro Benassi.
Una scesa in campo, quella autorizzata dal ministero degli esteri Franco Frattini, che rincuora Laura Dini, raggiunta telefonicamente a Tunisi: «Ho sempre detto che volere è potere - dice la donna - Se vogliono restituirmi le bambine e attuare così una sentenza della giustizia tunisina in pochi giorni possono farlo, gli ostacoli non sono insormontabili. Da parte mia mi sono impegnata a vivere con le bimbe in Tunisia, dove ho trovato calore e ospitalità». La permanenza in Tunisia è, infatti, una delle condizioni poste dal giudice per l'affidamento delle minori (le altre sono l'avere una residenza e un lavoro).
Intanto Laura Dini è venuta a conoscenza del verbale dell'interrogatorio reso da Nabil Zakrauoi circa tre settimane fa nella caserma della Garde Nationale di Toubourba: l'uomo ha ribadito di non avere alcuna intenzione di rivelare il luogo dove si trovano le bimbe, aggiungendo soltanto che «sono da un amico»: forse per proteggere la famiglia da eventuali indagini. Indagini che proseguono sottotraccia e che potrebbero portare a sviluppi già entro la fine dell'anno.
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