Il Tirreno

Livorno

IL CASO CALAMAI

La direttrice minacciata dai potenti lettere anonime e proiettili

Luciano De Majo
La direttrice minacciata dai potenti lettere anonime e proiettili

Un incubo che va avanti da anni. Con lettere anonime, notizie false diffuse ad arte e pesanti insinuazioni. La manager dell'Asl di livorno Monica Calamai - nota per le sue lotte contro sprechi e malasanità -  ha così deciso di raccontare la sua storia alla magistratura per cercare di trovare la persona che le hanno reso la vita un inferno. "Temo che a perseguitarmi sia un soggetto borderline ma manovrato da gruppi di potere che ce l'ha con me per il mio lavoro"

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LIVORNO. Lettere anonime, telefonate, messaggi minacciosi. Poi anche un bossolo di proiettile davanti alla porta dell’ufficio. A un certo punto, Monica Calamai, nata a Massa Marittima, moglie del sindaco di Grosseto Bonifazi, 47 anni compiuti ad agosto, fra i top manager della Regione, dallo scorso aprile direttore generale dell’Asl di Livorno dopo aver ricoperto lo stesso incarico per anni all’Asl di Arezzo, ha deciso di consegnare la sua storia di stalking alla magistratura. Ha raccolto tutta la documentazione che si porta dietro ormai da tre anni e ci ha aggiunto quella che ha definito «memoria per stalking diffamatorio», affidandola, attraverso l’avvocato fiorentino Gaetano Viceconte, alla Procura della Repubblica di Livorno. Al procuratore Francesco De Leo ha aggiunto che, da cittadina, vuole ancora sperare «che una giustizia esista». Poi, decisione anche questa tutt’altro che facile da prendere, ha scelto di raccontare la storia della quale si sente vittima, alzando i veli su un incubo che sta vivendo da anni.

«Ciò che temo - dice Monica Calamai - è che a perseguitarmi sia anche un soggetto border line, manovrato però da un gruppo di potere. Gente trasversale, che ce l’ha con me per quello che ho fatto». I guai, nel racconto della direttrice dell’Asl di Livorno, cominciano poco tempo dopo il suo insediamento alla guida della sanità aretina.

E’ l’anno 2006. Arrivano lettere anonime e telefonate a casa dei genitori. In pochi conoscono quel numero: fra quei pochi, quelli che vogliono minacciare, con tanto di voce contraffatta. Dicono che rovineranno lei e anche qualcuno della sua famiglia. Lei, almeno in un primo tempo, passa sopra a questi fatti e anche a due episodi inquietanti: uno spillone da riti voodoo che qualcuno le aveva lasciato sulla scrivania, introducendosi nel suo ufficio aretino, e un bossolo di proiettile piazzato davanti alla porta dello stesso ufficio.

Ad aprile del 2009, Monica Calamai viene nominata dalla Regione a capo dell’Asl di Livorno. Gode della fiducia dell’assessore Enrico Rossi, governatore in pectore. La dipingono come una lady di ferro, una manager decisionista capace di risvegliare il dinamismo in aziende pubbliche un po’ sonnacchiose. Pochi giorni dopo il suo arrivo nella città dei Quattro Mori, ecco un’altra lettera anonima. Porta il timbro postale di Firenze: è il segno che non è stata inviata da Livorno (altrimenti sarebbe passata dal Centro di smistamento di Pisa), ma dall’area centro-meridionale della Toscana. E i sospetti cadono nuovamente su Arezzo. La lettera è indirizzata ai sindaci di tutti i Comuni della provincia e ai primari dei principali reparti ospedalieri di Livorno, Cecina e Piombino. Un testo nel quale c’era il solito campionario di insinuazioni a sfondo sessuale («Toni inquietanti e davvero spaventosi, tipici di una persona pericolosa»), di accuse di corruzione e di considerazioni, anche queste tutt’altro che carine, su come ad Arezzo in molti avessero nei suoi confronti un rapporto di sudditanza assoluta.

Risale a una ventina di giorni fa, l’episodio in seguito al quale Monica Calamai ha deciso di uscire allo scoperto e di raccontare tutto: una serie di telefonate, partite anche quelle da Arezzo, nelle quali gli interlocutori chiedevano notizie sulle sue condizioni di salute. Dopo le rassicurazioni della direttrice dell’Asl («Mai stata meglio», dice oggi sorridendo non senza una punta di amarezza), ecco che gli amici più sinceri svelavano le voci che avevano sentito circolare, secondo le quali lei sarebbe stata ricoverata per overdose di cocaina.

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di Redazione web