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L'ultima intervista

Zeb, sul Romito insieme all’amico e mecenate Filippo Lotti, che ha comprato i suoi quadri. In basso, la copertina della rivista Reality
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Zeb, sul Romito insieme all’amico e mecenate Filippo Lotti, che ha comprato i suoi quadri. In basso, la copertina della rivista Reality

Alla rivista d'arte "Reality", Zeb si rivelò nella sua "nudità" interiore. È l'ultima parola lasciata dal graffitaro scomparso nel nulla

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LIVORNO. «Discliplina, concentrazione e pazienza». Questo il segreto che rende vivi i quadri di Zeb. A svelarlo, è stato lo stesso graffitaro livornese, scomparso nel nulla oltre un anno e mezzo fa.

Lo afferma lo stesso artista un'intervista, l'ultima, rilasciata lo scorso anno al suo mecenate e amico Filippo Lotti. Un'intervista, pubblicata sulla rivista d'arte e spettacoli "Reality", in cui Zeb si rivela nella sua "nudità" interiore, scevra da sovrastrutture e ipocrisie. E parla senza mezzi termini di sé, dell'arte, del suo modo di esprimersi e della realtà livornese, verso la quale non risparmia parole dure. Alla domanda su come reagisce la realtà livornese ai suoi quadri, risponde: «Con invidia, gelosia, indifferenza, snobismo e paura. Quindi sono sulla strada giusta, vuol dire che funziona...».

Un mistero, quello della scomparsa di Zeb, che dura da un anno e cinque mesi. C'è chi dice che sia morto. Ma una cosa è certa: la sua "anima" artistica continua a vibrare in quelle pennellate decise e fiere che colorano con determinazione i suoi quadri. Soprattutto quelli in cui è raffigurato Diabolik. Opere che fino al 25 del mese sono in mostra al castello dei Vicari, a Lari.

Ma Fedi è anche e soprattutto vivo nella mente degli amici, che con la mamma e la sorella, continuano a sperare che sia vivo. (l.l.).

Ecco uno stralcio dell'intervista di Lotti "Zeb, il suo essere, il suo sentire", la cui versione integrale è sulla rivista diretta da Margherita Casazza che è in vendita nelle edicole di piazza Grande.

Quali sono i tuoi studi, la tua formazione culturale ed artistica?
«L'autodisciplina dell'autodidattismo».

Come nascono i tuoi quadri?
«Da soli, il pittore vero ha gi scritto prima di fare».

Come realizzi un quadro?
«Con disciplina, concentrazione e pazienza».

Nel momento creativo segui un progetto ben definito o, semplicemente, improvvisi?»
«Un progetto ben definito, profondo, occulto». A chi si rivolge veramente la tua arte?

«A tutti i dannati».

Chi è David Fedi?
«Un aborigeno e un indiano messi insieme, che è venuto per...».

I tuoi pregi e i difetti?
«Né pregi né difetti, mi basta saper digiunare dell'orgoglio».

Che cosa per te l'arte?
«La funzione trascendente fra il bene e il male».

Cosa rappresenta per te la pittura?

«Uno strumento offensivo-difensivo contro il nemico, come disse Picasso».

Qual è il filo conduttore che accomuna i tuoi lavori?
«Smascherare, smascherare...».

L'affermazione di un pittore dipende da episodi casuali o va perseguita?
«Perseveranza... perseveranza... perseveranza...».

Oltre che pittore disegni vignette.
«Già le vignette, con queste stai un po' più in superficie, ma a volte l'ironia ha bisogno di non essere troppo profonda e complicata come nella pittura; e il male davanti all'ironia è disarmato».

E oltre a questo, da oltre 20 anni, scrivi anche sui muri di Livorno, conosciuto con lo pseudonimo di Zeb.
«Vent'anni... mi conoscevano da anni per le scritte e non è bastato a farli venire a vedere i dipinti, figuriamoci se non avevo nemmeno fatto le scritte».

Per te, le scritte sui muri sono una forma d'arte?
«No, almeno le mie. Sono solo provocazioni per iniziare un dialogo, una discussione su di un problema.

Progetti per il futuro.
«E chi l'ha mai conosciuto il futuro...».

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