Il Tirreno

Livorno

I RETROSCENA DELL’OPERAZIONE

Guerra tra riparatori per i bacini

Cristiano Meoni
Guerra tra riparatori per i bacini

Tutto quello che non era successo in un anno - molti tentativi, tutti abortiti - è accaduto in pochi giorni. Ed è un vero e proprio blitz. Oggi pomeriggio una trentina di imprenditori - riparatori navali ma non solo - si riuniranno per dare vita a una nuova società: si chiamerà Gestione Bacini spa e punta a gestire inizialmente il bacino galleggiante

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LIVORNO. Tutto quello che non era successo in un anno - molti tentativi, tutti abortiti - è accaduto in pochi giorni. Ed è un vero e proprio blitz. Oggi pomeriggio una trentina di imprenditori - riparatori navali ma non solo - si riuniranno per dare vita a una nuova società: si chiamerà Gestione Bacini spa e punta a gestire inizialmente il bacino galleggiante e poi anche il bacino in muratura, ora sotto sequestro. Molto probabilmente ci riuscirà - vista la positiva accoglienza che ha avuto nelle istituzioni - beffando l'unico pretendente che era finora in campo: il Consorzio dei riparatori navali. Ironia del caso: si chiama Pardini (Franco) l'animatore della spa e si chiama Pardini (ma Roberto) pure il leader del Consorzio messo all'angolo del blitz.

I bacini dell'ex Cantiere fanno gola a molti. Sia la concessione del bacino grande che la gestione del bacino galleggiante, entrambe appannaggio di Azimut Benetti, sono infatti in scadenza. A farsi avanti è stato prima di tutti i consorzio dei riparatori navali, costituito da una quindicina di aziende, presieduto da Roberto Pardini. Il consorzio si è offerto di collaudare il bacino galleggiante, portandoci una nave, e rilevare così la "custodia" che finora è stata affidata ad Azimut Benetti. L'Autorità Portuale era d'accordo, senonchè si è scoperto che il galleggiante è alimentato da una cabina elettrica che è di proprietà di Azimut Benetti: un oggettivo ostacolo alla gestione diretta da parte del Consorzio. La gestione, dunque, resterà in mano al gruppo nautico anche nei prossimi mesi. Ma il galleggiante potrà essere utilizzato dai riparatori, sulla base di un calendario che sarà redatto dall'Autorità Portuale.

Nel frattempo, però, ecco il blitz. Nella partita si è inserita una seconda cordata. E' coordinata da Franco Pardini, instancabile commercialista, presidente dell'Aci livornese e della Banca della Costa Etrusca. Ma il deus ex machina è un ex manager del Cantiere dell'epoca Serafini, che ha collaborato pure con Benetti, Francesco Nelli. Nelli è l'interfaccia con il mercato, l'uomo che ha rapporti con gli armatori e che, forte di questa posizione, può determinare il successo o l'insuccesso di un'iniziativa.

Per questo era stato ingaggiato dal Consorzio, poco prima dell'estate. Ma Nelli deve aver fiutato il vento: ed eccolo allora nello studio di Pardini (Franco però) a buttare giù il piano d'impresa della nuova spa e il piano di reclutamento delle aziende. Il risultato della "campagna acquisti" è presto detto: una trentina di aziende hanno firmato un documento con il quale si dicono disposte a entrare nella società Gestione Bacini spa. In gran parte sono aziende aderenti al Consorzio, ma non solo.

Tra quelli disposti a mettere mano al portafoglio per associarsi alla nuova impresa ci sarebbero Montano, Netti, Lotti, Coppi, Bozzi, Fiorillo, anche la Navalmeccanica. Salvadori avrebbe rifiutato, così come Brasile, presidente dell'Associazione Riparatori Navali.

Gli imprenditori oggi pomeriggio si ritroveranno per sottoscrivere le quote. La Gestione Bacini spa avrà un capitale di 1 milione di euro, suddiviso in 40 quote paritarie da 25mila euro, e potrà portare il capitale a 2 milioni di euro. Un terzo della quota andrà versato subito, il resto successivamente. Se l'impresa non andrà a buon fine, il capitale sarà restituito ai soci. La società, dove entrerà con una quota pure la Banca della Costa Etrusca, sarà costituita davanti al notaio il 5 ottobre. Poi sarà presentato pubblicamente il piano d'impresa, con il quale si chiederà all'Autorità Portuale la gestione dell'area dei bacini.

Il Consorzio sente puzza di esito predefinito e minaccia di ricorrere alle vie legali qualora il bacino dovesse essere assegnato senza una gara. «Ci sarà un meccanismo ad evidenza pubblica - assicura il presidente dell'Autorità Portuale Roberto Piccini - Non possiamo fare la gara, perchè il bene non è ancora demanializzato, ma neppure vogliamo aprire una trattativa con un solo soggetto.

Raccoglieremo le manifestazioni d'interesse e poi decideremo».

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