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Livorno

ECONOMIA: COLPO DI SCENA

Rossignolo promette: riapro l'ex Delphi

Juna Goti
Gianluca Rossignolo (a sinistra) e Claudio Degrate (a destra) ieri mattina davanti alla Provincia
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Gianluca Rossignolo (a sinistra) e Claudio Degrate (a destra) ieri mattina davanti alla Provincia

Un vero e proprio colpo di scena ieri mattina. Sono appena passate le 9.30 quando i lavoratori e i sindacalisti riuniti nel gazebo pro Delphi davanti al Comune, si accorgono che - sotto la pioggia - il figlio di Gianmario Rossignolo, Gianluca, ha appena attraversato piazza del Municipio con il direttore generale della Iai, Claudio Degrate

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LIVORNO. Un vero e proprio colpo di scena ieri mattina. Sono appena passate le 9.30 quando i lavoratori e i sindacalisti riuniti nel gazebo pro Delphi davanti al Comune, si accorgono che - sotto la pioggia - il figlio di Gianmario Rossignolo, Gianluca, ha appena attraversato piazza del Municipio con il direttore generale della Iai, Claudio Degrate.
I due salgono le scale di palazzo Granducale, dove restano per circa un'ora, mentre gli operai decidono di aspettarli sotto al loggiato. La preoccupazione per il dopo cassa integrazione è enorme, e tanta è la voglia di capire il perché di questa riunione top secret nei palazzi della politica. La risposta, quando arriva, lascia tutti di stucco: Rossignolo e Degrate si fermano in mezzo ai lavoratori e, con un fuori programma del tutto irrituale, annunciano che «la società Iai ha ancora tutto l'interesse a realizzare il suo progetto a Livorno. E solo a Livorno».
«Realizzeremo tutto qui - chiarisce Degrate - dal bullone alla verniciatura». Poi, davanti agli occhi più increduli che entusiasti degli operai, si lascia scappare: «Non stiamo parlando solo del riassorbimento dei 168 lavoratori ex Delphi, ma di un impianto che alla fine prenderà 900 persone».

Parole forti, doppia sorpresa. Ma andiamoci cauti, se non altro perché quegli operai che da tre anni vivono in cassa integrazione sono davvero stanchi delle promesse e questa volta «prima di entusiasmarci troppo vogliamo i fatti». E Rossignolo junior rilancia la dose: «Dobbiamo ancora verificare alcune questioni, e siamo qui a Livorno proprio per questo motivo, ma la nostra intenzione è di partire già fine ottobre».
E come? Ci sono almeno tre domande che aspettano una risposta. La prima: dove troveranno i soldi? Fino a giugno e all'entrata in scena di Fiat, Gianmario Rossignolo era sempre stato chiaro: «Senza la Bertone salta tutto». Soprattutto perché nei capannoni di Torino ci sono quelle apparecchiature all'avanguardia e a Livorno no: di conseguenza i costi dell'operazione lieviteranno. «È vero - ammette Degrate - e perciò dovremo abbattere il gap di spesa con nuovi strumenti finanziari, che già ci sono». Il riferimento è chiaro: l'incontro avuto in mattinata con i rappresentanti della Provincia e della Regione conferma che l'imprenditore sta cercando di avere accesso ai nuovi fondi di aiuto alle imprese (il più importante, di 500 milioni, per progetti di nuovi investimenti) messi in campo proprio nelle ultime ore dal presidente della Regione, Claudio Martini, per cavalcare la crisi. Ma la differenza da coprire, per stessa ammissione dei vertici del gruppo, sarebbe di «svariate decine di milioni di euro».

Secondo punto: ammesso che sia possibile finanziare l'operazione, in quale area prenderà corpo il progetto? Il sito a cui fa riferimento il direttore è sempre quello di via Enriques (di proprietà della Fiat e affittato alla ex Delphi), che però potrebbe risultare insufficiente. E la palla torna a Cosimi e a Vitti, il presidente di Spil, che starebbero lavorando per concretizzarne l'acquisto.
Ultimo punto: Rossignolo ha parlato di tre modelli di auto (limousine, luxury e sportive car) da realizzare a Livorno, con quali competenze? «È una questione che non mi preoccupa - chiude Degrate - partiremo proprio dai corsi di formazione per i dipendenti». Sempre che - mormorano i lavoratori nell'allontanarsi - si trovi davvero una chiave giusta per mettere in moto la macchina.

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