Il Tirreno

Livorno

SCANDALO CORAT: IL PROCESSO

«Non sospetto le mie colleghe»

Luciano De Majo
Susanna Fiorini durante una pausa del processo e, più a destra, l’avvocato Alberto Uccelli
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Susanna Fiorini durante una pausa del processo e, più a destra, l’avvocato Alberto Uccelli

«Io non mi spiego cosa possa essere successo. E' dall'anno scorso che ci penso». E' così che parla Susanna Fiorini, l'infermiera di 49 anni imputata per la manomissione dei referti del Corat

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LIVORNO. «Io non mi spiego cosa possa essere successo. E' dall'anno scorso che ci penso». E' così che parla Susanna Fiorini, l'infermiera di 49 anni imputata per la manomissione dei referti del Corat.
Ieri la donna ha concluso il suo esame così come l'aveva cominciato tre giorni fa. Ribadendo la sua innocenza e rispondendo, punto su punto, senza una sola esitazione, a tutte le domande che le hanno posto i suoi legali (gli avvocati Alberto Uccelli e Lorenza Musetti) e, stavolta in misura minore, il pubblico ministero Giuseppe Rizzo e il giudice Giovanni Zucconi. «Non so dire - ha aggiunto Susanna Fiorini - se questa cosa sia stata fatta contro di noi, contro l'azienda, contro il Corat, contro il dottor Lopane. Non me lo spiego. Io so che non sono stata io e non ho dubbi neanche sulle mie colleghe. Mi sento il capro espiatorio di una situazione della quale non riesco a capire niente. Non so spiegare neppure ai miei parenti, a tutti quelli che mi stanno intorno e che stanno soffrendo con me e per me».

Nell'udienza di ieri, l'infermiera ha spiegato, per filo e per segno, in che cosa consisteva il suo lavoro al Corat: inserire i referti dei pap test nel computer e, in certi casi, quelli dell'esame per la prevenzione del tumore al colon retto. Ha anche chiarito di aver trasformato, dietro autorizzazione dei medici, referti positivi in negativi: «E' successo 4-5 volte, quando i pazienti arrivavano con quattro o cinque analisi negative dopo che il nostro esame aveva dato esito positivo». Durante la sua testimonianza, l'imputata ha anche spiegato di essersi imbattuta in evidenti errori. «Un paio di volte ho visto pap test - ha detto - che segnalavano la presenza di cellule endocervicali in pazienti che avevano avuto l'asportazione dell'utero, circostanza impossibile. E' evidente che si trattava di uno scambio di vetrini». Ma c'è di più: la donna ha detto anche di aver parlato per telefono con pazienti «che avevano ricevuto le risposte del pap test, ma che il pap test non l'avevano fatto. Disguidi che provenivano quasi sempre dall'anatomia patologica».

Da non sottovalutare l'aspetto del rapporto con le colleghe. Ieri Susanna Fiorini ha detto, senza mezzi termini, che l'infermiera Malloggi «si è comportata in modo falso nei miei confronti». E l'altra collega Benvenuti dal giorno in cui fu trovato il referto sulla fotocopiatrice che fece scoppiare il caso «non mi mi ha più rivolto la parola fino al 16 settembre, giorno in cui siamo andati in questura. Lei e la Malloggi, nei miei confronti, sembravano irritate». «Ma confermo - ha concluso - di non avere fatto niente».

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