L’ALLARME
Il moletto nelle mani dei vandali
Luciano De Majo
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Un razzo sparato e ripescato ieri nelle acque del moletto Nazario Sauro; a destra, un’immagine delle barche ormeggiate al molettoQuattro barche scassinate e visitate da ladri e vandali nella notte fra domenica e ieri al moletto Nazario Sauro, ma è solo l'ultima incursione di una serie quasi infinita: la scorsa settimana, le barche danneggiate sono state nove
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LIVORNO. Quattro barche scassinate e visitate da ladri e vandali nella notte fra domenica e ieri al moletto Nazario Sauro, ma è solo l'ultima incursione di una serie quasi infinita: la scorsa settimana, le barche danneggiate sono state nove.
I soci dei due circoli che hanno sede al moletto, il Circolo della pesca affiliato all'Arci e il Circolo nautico Livorno che porta avanti anche una scuola di vela, lanciano un allarme pieno di preoccupazione. Anche perché - dicono i dirigenti delle due strutture - è cambiato qualcosa rispetto ai furtarelli che sempre intorno alle barche ci sono stati. Questa volta dalle imbarcazioni portano via i razzi che fanno parte delle dotazioni di sicurezza, che poi vengono sparati e rischiano di far male a qualcuno.
«Scrivete che queste cose le dicono i consigli dei due circoli», dicono al moletto, chiedendo di non far nomi e cognomi perché c'è pure la paura di ritorsioni. «Questo ormai è un posto insicuro, che la notte è popolato da molti ragazzi perbene, ma anche da tipi poco raccomandabili - dicono i frequentatori del moletto - quindi tutti noi temiamo che le nostre barche possano essere danneggiate. Ecco perché chiediamo di non pubblicare il nome. Non perché tiriamo indietro la mano dopo aver lanciato l'allarme, ma perché abbiamo paura per la sicurezza nostra e delle nostre imbarcazioni».
Il tappeo di cocci di bottiglia sulla banchina del moletto sono ormai un fatto normale, ogni sabato e domenica mattina. Ma a questa situazione, fanno notare i dirigenti dei circoli, si aggiunge anche quella - davvero poco tollerabile - dei furti, dei danneggiamenti alle barche, del non sapere mai che cosa ti aspetta quando la mattina del dì di festa vai a bordo della tua imbarcazione per cercare di uscire. «Il guaio - dice uno dei dirigenti del circolo della pesca - è che in questo contesto i nostri soci non hanno neppure più coraggio a uscire per andare a pesca di sera. Dovendo rientrare di notte, preferiscono non imbattersi nelle centinaia di giovani che stazionano qui. Hanno paura, ma così non si può andare avanti».
I soci dei due circoli che hanno sede al moletto, il Circolo della pesca affiliato all'Arci e il Circolo nautico Livorno che porta avanti anche una scuola di vela, lanciano un allarme pieno di preoccupazione. Anche perché - dicono i dirigenti delle due strutture - è cambiato qualcosa rispetto ai furtarelli che sempre intorno alle barche ci sono stati. Questa volta dalle imbarcazioni portano via i razzi che fanno parte delle dotazioni di sicurezza, che poi vengono sparati e rischiano di far male a qualcuno.
«Scrivete che queste cose le dicono i consigli dei due circoli», dicono al moletto, chiedendo di non far nomi e cognomi perché c'è pure la paura di ritorsioni. «Questo ormai è un posto insicuro, che la notte è popolato da molti ragazzi perbene, ma anche da tipi poco raccomandabili - dicono i frequentatori del moletto - quindi tutti noi temiamo che le nostre barche possano essere danneggiate. Ecco perché chiediamo di non pubblicare il nome. Non perché tiriamo indietro la mano dopo aver lanciato l'allarme, ma perché abbiamo paura per la sicurezza nostra e delle nostre imbarcazioni».
Il tappeo di cocci di bottiglia sulla banchina del moletto sono ormai un fatto normale, ogni sabato e domenica mattina. Ma a questa situazione, fanno notare i dirigenti dei circoli, si aggiunge anche quella - davvero poco tollerabile - dei furti, dei danneggiamenti alle barche, del non sapere mai che cosa ti aspetta quando la mattina del dì di festa vai a bordo della tua imbarcazione per cercare di uscire. «Il guaio - dice uno dei dirigenti del circolo della pesca - è che in questo contesto i nostri soci non hanno neppure più coraggio a uscire per andare a pesca di sera. Dovendo rientrare di notte, preferiscono non imbattersi nelle centinaia di giovani che stazionano qui. Hanno paura, ma così non si può andare avanti».
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