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LA RAFFINERIA ALL’ASTA
Eni e il fondo a un passo dalla firma
Cristiano Meoni / (ha collaborato Juna Goti)
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FUMOGENO La protesta degli operai come allo stadioGary Klesch è in completo blu e cravatta ed è accompagnato da uno stuolo di collaboratori. Esce dall'auto scura, il tempo di alzare lo sguardo al cielo di Stagno e si infila nella palazzina
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LIVORNO. Gary Klesch è in completo blu e cravatta ed è accompagnato da uno stuolo di collaboratori. Esce dall'auto scura, il tempo di alzare lo sguardo al cielo di Stagno e si infila nella palazzina.
Nella palazzina che ospita gli uffici del marketing dell'Eni, davanti alla raffineria, il finanziere americano con base a Londra è rimasto per tutto il giorno. La "due diligence" - il periodo che viene concesso all'aspirante compratore per analizzare ciò che deve acquistare - è quasi terminata e ormai si è a un passo dalla firma che sancirà la vendita dell'impianto al fondo d'investimento londinese.
Il governo e la maggioranza hanno dato il via libera politico a Scaroni (al punto che neppure i dirigenti del Pdl di Livorno contrastano Klesch). E l'accordo economico tra venditore e acquirente c'è già. Gli asset (raffineria, centrale elettrica e serbatoi) sono stati valutati quasi 200 milioni di euro. Ma l'importo della transazione sarà più elevato perchè comprenderà anche gli stock di prodotti petroliferi che sono dentro la raffineria.
L'aspetto più sorprendente degli accordi è che l'acquisto sarà finanziato in parte dal venditore Eni tramite l'emissione di una nota debitoria. Eni coprirà anche le perdite economiche dell'impianto per i primi tre anni di gestione del fondo.
Gary Klesch è venuto a Livorno a vedere quello che si appresta a comprare, a parlare con i dirigenti della raffineria, a respirare il clima (caldissimo come si spiega nella pagina a fianco). La delegazione del fondo d'investimento, formata da sei persone, si è intrattenuta per tutta la giornata nella sala conferenze al primo piano dell'ex direzione della raffineria. Per l'Eni c'erano il responsabile di Enipower di Livorno Cucinella e il direttore della raffineria Leonardi. Al tavolo ovale della riunione, che si è svolta tutta in inglese, anche un interprete.
Nella sala conferenze sono state proiettate "slide" con immagini dello stabilimento e cifre. I colloqui sono cominciati alle 9 e, dopo una breve pausa per il pranzo - primo di pesce, prosciutto e formaggio servito da un catering - sono terminati alle 19. Poi Gary Klesch e i suoi consulenti sono saliti su un minivan scuro e sono stati portati in giro per la raffineria. Terminato il tour tra torri, cisterne e ciminiere, hanno proseguito per l'albergo di Tirrenia dove pernotteranno. E' probabile che stamani i colloqui ricomincino.
Klesch ha un mandato in esclusiva per trattare l'acquisto della raffineria di Stagno che scade a fine mese, quando è convocato (il 28 settembre) il consiglio d'amministrazione di Eni chiamato a comunicare al mercato se l'affare si farà oppure no. Ora il fondo londinese sta verificando gli asset per accertarsi che corrispondano a quanto prospettato da Eni. Ma la "due diligence" dovrebbe concludersi senza problemi: almeno questo era il clima che si respirava ieri sera.
I dettagli dell'accordo economico sottolineano che Klesch non vuole spendere molti soldi, o perchè è un bravo finanziere d'assalto o perchè non li ha. E questo potrebbe rappresentare un ulteriore problema per Livorno, perchè un conto è comprare una raffineria - aiutati dal venditore - e un altro è gestirla, peraltro senza un'esperienza maturata nel campo.
Per far fronte alla gestione corrente e stare al riparo dal rischio di un aumento del prezzo del greggio, servono almeno 100 milioni di euro in cassa o garantiti. Ma Klesch li ha? E se, passata la crisi economica, il prezzo del greggio tornasse a prezzi folli, oltre i 100 dollari al barile, Klesch avrebbe la massa monetaria per reagire?
Tutte domande che è lecito fare, anche se oggi Eni sembra più interessata a disfarsi della raffineria per diminuire la capacità produttiva e migliorare le performance economiche. I margini di raffinazione sono bassi e i vari asset, tra cui Livorno, perdono soldi.
Nella palazzina che ospita gli uffici del marketing dell'Eni, davanti alla raffineria, il finanziere americano con base a Londra è rimasto per tutto il giorno. La "due diligence" - il periodo che viene concesso all'aspirante compratore per analizzare ciò che deve acquistare - è quasi terminata e ormai si è a un passo dalla firma che sancirà la vendita dell'impianto al fondo d'investimento londinese.
Il governo e la maggioranza hanno dato il via libera politico a Scaroni (al punto che neppure i dirigenti del Pdl di Livorno contrastano Klesch). E l'accordo economico tra venditore e acquirente c'è già. Gli asset (raffineria, centrale elettrica e serbatoi) sono stati valutati quasi 200 milioni di euro. Ma l'importo della transazione sarà più elevato perchè comprenderà anche gli stock di prodotti petroliferi che sono dentro la raffineria.
L'aspetto più sorprendente degli accordi è che l'acquisto sarà finanziato in parte dal venditore Eni tramite l'emissione di una nota debitoria. Eni coprirà anche le perdite economiche dell'impianto per i primi tre anni di gestione del fondo.
Gary Klesch è venuto a Livorno a vedere quello che si appresta a comprare, a parlare con i dirigenti della raffineria, a respirare il clima (caldissimo come si spiega nella pagina a fianco). La delegazione del fondo d'investimento, formata da sei persone, si è intrattenuta per tutta la giornata nella sala conferenze al primo piano dell'ex direzione della raffineria. Per l'Eni c'erano il responsabile di Enipower di Livorno Cucinella e il direttore della raffineria Leonardi. Al tavolo ovale della riunione, che si è svolta tutta in inglese, anche un interprete.
Nella sala conferenze sono state proiettate "slide" con immagini dello stabilimento e cifre. I colloqui sono cominciati alle 9 e, dopo una breve pausa per il pranzo - primo di pesce, prosciutto e formaggio servito da un catering - sono terminati alle 19. Poi Gary Klesch e i suoi consulenti sono saliti su un minivan scuro e sono stati portati in giro per la raffineria. Terminato il tour tra torri, cisterne e ciminiere, hanno proseguito per l'albergo di Tirrenia dove pernotteranno. E' probabile che stamani i colloqui ricomincino.
Klesch ha un mandato in esclusiva per trattare l'acquisto della raffineria di Stagno che scade a fine mese, quando è convocato (il 28 settembre) il consiglio d'amministrazione di Eni chiamato a comunicare al mercato se l'affare si farà oppure no. Ora il fondo londinese sta verificando gli asset per accertarsi che corrispondano a quanto prospettato da Eni. Ma la "due diligence" dovrebbe concludersi senza problemi: almeno questo era il clima che si respirava ieri sera.
I dettagli dell'accordo economico sottolineano che Klesch non vuole spendere molti soldi, o perchè è un bravo finanziere d'assalto o perchè non li ha. E questo potrebbe rappresentare un ulteriore problema per Livorno, perchè un conto è comprare una raffineria - aiutati dal venditore - e un altro è gestirla, peraltro senza un'esperienza maturata nel campo.
Per far fronte alla gestione corrente e stare al riparo dal rischio di un aumento del prezzo del greggio, servono almeno 100 milioni di euro in cassa o garantiti. Ma Klesch li ha? E se, passata la crisi economica, il prezzo del greggio tornasse a prezzi folli, oltre i 100 dollari al barile, Klesch avrebbe la massa monetaria per reagire?
Tutte domande che è lecito fare, anche se oggi Eni sembra più interessata a disfarsi della raffineria per diminuire la capacità produttiva e migliorare le performance economiche. I margini di raffinazione sono bassi e i vari asset, tra cui Livorno, perdono soldi.
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