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STOP ALLE SPERANZE DI RIAPERTURA
Il ministro affonda il piano Delphi
Mauro Zucchelli
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Operai Delphi ai cancelli per appendere uno striscione di protestaLo schiaffo ai cassintegrati ex Delphi era nell'aria: ma che mazzata quando alle 11,12 l'agenzia Agi ha annunciato il sì del ministro Scajola alla cessione delle Carrozzerie Bertone al gruppo Fiat
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LIVORNO. Lo schiaffo ai cassintegrati ex Delphi era nell'aria: ma che mazzata quando alle 11,12 l'agenzia Agi ha annunciato il sì del ministro Scajola alla cessione delle Carrozzerie Bertone al gruppo Fiat. E' un colpo che, ovviamente nel bel mezzo d'agosto, affonda la soluzione fin qui seguita per reindustrializzare - grazie al progetto Rossignolo di "suv" superchic con motore Ford - la fabbrica chiusa tre anni fa dalla multinazionale Usa.
Cosa c'entra il destino degli operai livornesi con quello dello storico stabilimento torinese? Moltissimo: il legame a filo doppio l'aveva stabilito l'ex presidente Telecom Gianmario Rossignolo sottolineando che avrebbe realizzato l'investimento a Livorno solo se avesse ottenuto anche Bertone.
Nell'asta per la fabbrica piemontese la Fiat è scesa in campo in zona Cesarini: l'ha fatto con una visita-blitz domenicale del numero uno Sergio Marchionne. Proprio mentre era in dirittura d'arrivo l'acquisizione da parte di Rossignolo, che aveva fatto fuori gli altri pretendenti (a cominciare dai cinesi della Faw e dagli spagnoli filo-Lotus).
E ora? L'amarezza si taglia a fette più dell'afa nelle parole di sindacati, istituzioni e soprattutto lavoratori. «Tutto questo fa venir meno il piano Rossignolo o quantomeno la speranza di una ricollocazione dei lavoratori Delphi in tempi rapidi», dice Maurizio Strazzullo, dirigente Cgil: «Avevamo chiesto al ministro un incontro perché a questo punto dev'essere il governo ad assumersene la responsabilità: è carta straccia l'accordo firmato al ministero sull'ex Delphi?».
Nel pomeriggio rimbalza da Palazzo civico la notizia che l'incontro al ministero ci sarà: l'ha ottenuto Claudio Martini, presidente della Regione, che ieri mattina era a Livorno per un faccia a faccia con il sindaco Alessandro Cosimi.
«Ma dove lo troviamo uno spiraglio? Il piano Fiat non lo conosce nessuno ma - afferma Francesca Cantini, leader Uil - comunque non le mancano impianti e manodopera. E' un brutto colpo per la città, oltre che per i 170 addetti. Il treno giusto l'abbiamo perso qualche mese fa quando la Fiat era tutta assorbita dall'assalto a Chrysler e Opel. Ora come si fa a inventarsi una soluzione d'agosto?».
Non è un caso dunque se nel menu del colloquio fra Martini e Cosimi c'è stato prima di tutto il tentativo di tamponare l'emergenza: il 14 settembre scade la cassa integrazione, c'è bisogno di una proroga per avere più tempo a disposizione così da scovare nuove soluzioni. Quali? Sergio Fondi (Cisl) recrimina: «Un piano alternativo finora non c'era e probabilmente sarebbe stato meglio prepararselo per tempo». Poi guarda a due orizzonti: l'uno riguarda Rossignolo, che potrebbe aggiornare il proprio piano costruendolo non più su Bertone ma su un'altra fabbrica da reindustrializzare. L'altro invece punta a chiedere che sia la Fiat a risolvere la questione Delphi: affidando la fornitura di componenti a un fornitore da insediare nell'ex Delphi.
Il tam tam offre anche un nome: Trw. La fabbrica che occupa l'altra metà dello stabilimento di via Enriques - di proprietà Italease ma dato in gestione a una società della galassia Fiat - potrebbe acquisire un grosso stock di ordinativi dal Lingotto e ottenere di espandersi sull'ex Delphi con nuove linee di produzione. Così da riassorbire, appunto, i cassintegrati.
E se a Torino l'esultanza è talmente bipartisan da comprendere centrosinistra (Bresso e Damiano) più esponenti di Rifondazione (Bossutto), su scala nazionale la leader Cgil Susanna Camusso sorride solo a metà: il gruppo Fiat ha stabilimenti senza missione produttiva e intanto ne compra un altro, ma con quale strategia? E chiede soluzioni per Livorno. Stamani intanto vertice in Comune con i sindacati, poi assemblea dei lavoratori.
Cosa c'entra il destino degli operai livornesi con quello dello storico stabilimento torinese? Moltissimo: il legame a filo doppio l'aveva stabilito l'ex presidente Telecom Gianmario Rossignolo sottolineando che avrebbe realizzato l'investimento a Livorno solo se avesse ottenuto anche Bertone.
Nell'asta per la fabbrica piemontese la Fiat è scesa in campo in zona Cesarini: l'ha fatto con una visita-blitz domenicale del numero uno Sergio Marchionne. Proprio mentre era in dirittura d'arrivo l'acquisizione da parte di Rossignolo, che aveva fatto fuori gli altri pretendenti (a cominciare dai cinesi della Faw e dagli spagnoli filo-Lotus).
E ora? L'amarezza si taglia a fette più dell'afa nelle parole di sindacati, istituzioni e soprattutto lavoratori. «Tutto questo fa venir meno il piano Rossignolo o quantomeno la speranza di una ricollocazione dei lavoratori Delphi in tempi rapidi», dice Maurizio Strazzullo, dirigente Cgil: «Avevamo chiesto al ministro un incontro perché a questo punto dev'essere il governo ad assumersene la responsabilità: è carta straccia l'accordo firmato al ministero sull'ex Delphi?».
Nel pomeriggio rimbalza da Palazzo civico la notizia che l'incontro al ministero ci sarà: l'ha ottenuto Claudio Martini, presidente della Regione, che ieri mattina era a Livorno per un faccia a faccia con il sindaco Alessandro Cosimi.
«Ma dove lo troviamo uno spiraglio? Il piano Fiat non lo conosce nessuno ma - afferma Francesca Cantini, leader Uil - comunque non le mancano impianti e manodopera. E' un brutto colpo per la città, oltre che per i 170 addetti. Il treno giusto l'abbiamo perso qualche mese fa quando la Fiat era tutta assorbita dall'assalto a Chrysler e Opel. Ora come si fa a inventarsi una soluzione d'agosto?».
Non è un caso dunque se nel menu del colloquio fra Martini e Cosimi c'è stato prima di tutto il tentativo di tamponare l'emergenza: il 14 settembre scade la cassa integrazione, c'è bisogno di una proroga per avere più tempo a disposizione così da scovare nuove soluzioni. Quali? Sergio Fondi (Cisl) recrimina: «Un piano alternativo finora non c'era e probabilmente sarebbe stato meglio prepararselo per tempo». Poi guarda a due orizzonti: l'uno riguarda Rossignolo, che potrebbe aggiornare il proprio piano costruendolo non più su Bertone ma su un'altra fabbrica da reindustrializzare. L'altro invece punta a chiedere che sia la Fiat a risolvere la questione Delphi: affidando la fornitura di componenti a un fornitore da insediare nell'ex Delphi.
Il tam tam offre anche un nome: Trw. La fabbrica che occupa l'altra metà dello stabilimento di via Enriques - di proprietà Italease ma dato in gestione a una società della galassia Fiat - potrebbe acquisire un grosso stock di ordinativi dal Lingotto e ottenere di espandersi sull'ex Delphi con nuove linee di produzione. Così da riassorbire, appunto, i cassintegrati.
E se a Torino l'esultanza è talmente bipartisan da comprendere centrosinistra (Bresso e Damiano) più esponenti di Rifondazione (Bossutto), su scala nazionale la leader Cgil Susanna Camusso sorride solo a metà: il gruppo Fiat ha stabilimenti senza missione produttiva e intanto ne compra un altro, ma con quale strategia? E chiede soluzioni per Livorno. Stamani intanto vertice in Comune con i sindacati, poi assemblea dei lavoratori.
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