Pannelli solari per coltivare la droga
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In alto da sinistra: la piantagione vista dall’elicottero, la nursery dove si trovavano le piantine, il timer per l’irrigazione e uno dei pannelli solari dell’impianto. Accanto: i finanzieri stanchissimi ma soddisfatti per aver raggiunto l’obiettivoPer arrivarci ci hanno messo qualche ora, strisciando addirittura come cinghiali nei passaggi tra i rovi e aprendosi la strada con il machete nei punti più impenetrabili della macchia. Alla fine però ce l'hanno fatta e hanno raggiunto il punto che veniva segnalato dall'elicottero che dopo aver individuato l'area da raggiungere, era tornato e si era messo in hoovering in verticale proprio per segnare il punto preciso
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LIVORNO. Per arrivarci ci hanno messo qualche ora, strisciando addirittura come cinghiali nei passaggi tra i rovi e aprendosi la strada con il machete nei punti più impenetrabili della macchia. Alla fine però ce l'hanno fatta e hanno raggiunto il punto che veniva segnalato dall'elicottero che dopo aver individuato l'area da raggiungere, era tornato e si era messo in hoovering in verticale proprio per segnare il punto preciso.
Si è conclusa così un'operazione della Finanza che ha permesso nei giorni scorsi di scoprire due piantagioni di canapa indiana allestite nei boschi del Cisternino.
Decine e decine di piante che i misteriosi «coltivatori» avevano installato in un punto lontano dai sentieri di trekking e di mountain bike e lontano anche dai percorsi abitualmente battuti dai cacciatori.
Una vera e propria coltivazione che era stata automatizzata al massimo per ridurre i rischi di dare nell'occhio raggiungendola. Per dare acqua alle piante era stata installata infatti una pompa che attigeva in uno stagno vicino e che era alimentata da una serie di pannelli solari e da grosse batterie da camion. In pratica tutto funzionava da solo e i «coltivatori» dovevano raggiungere la loro «proprietà» solo una volta ogni tanto, aspettando il momento buono per fare il raccolto e vendere la marijuana.
Ad interrompere i sogni dei «trafficanti ecologisti» ci hanno pensato i militari della della 2^ Compagnia della Guardia di Finanza in coordinamento con il servizio aereo di La Spezia.
Durante una ricognizione pianificata, l'equipaggio di un elicottero della Sezione Aerea di manovra di Pisa, aveva avvistato due aree circoscritte dalla vegetazione in una tenuta boschiva situata in una zona impervia poco lontano da via Pian di Rota.
«Il successivo riscontro da terra si è dimostrato subito molto difficoltoso a causa della vegetazione composta da arbusti e rovi - spiega il capitano Convertini - e per questo il comandante del Gruppo Aeronavale ha di nuovo coordinato con un elicottero il movimento da terra da parte dei finanzieri che dopo numerosi tentativi sono riusciti ad arrivare all'interno delle due zone coltivate».
Qui i militari hanno trovato in entrambi gli spiazzi, ben occultate dai rovi, due capanne utilizzate come rimesse per gli attrezzi e concimi, ma soprattutto un sofisticatissimo ed efficiente sistema di irrigazione elettronico.
A far funzionare le pompe come si è detto l'energia elettrica fornita da batterie per camion e soprattutto da un impianto fotovoltaico gestito da un pannello solare ben occultato anche quello fra la vegetazione. In tutto i finanzieri hanno sequestrato 64 piante di varie misure di canapa indiana e semi selezionati della stessa specie, numerosi attrezzi utilizzati per la coltivazione e l'intera area.
Il fatto che si trattasse di piante di una certa altezza fa presupporre che la coltivazione fosse stata già avviata da tempo e ora gli investigatori della Guardia di Finanza sono al lavoro per cercare di risalire agli autori del reato. G.N.
Si è conclusa così un'operazione della Finanza che ha permesso nei giorni scorsi di scoprire due piantagioni di canapa indiana allestite nei boschi del Cisternino.
Decine e decine di piante che i misteriosi «coltivatori» avevano installato in un punto lontano dai sentieri di trekking e di mountain bike e lontano anche dai percorsi abitualmente battuti dai cacciatori.
Una vera e propria coltivazione che era stata automatizzata al massimo per ridurre i rischi di dare nell'occhio raggiungendola. Per dare acqua alle piante era stata installata infatti una pompa che attigeva in uno stagno vicino e che era alimentata da una serie di pannelli solari e da grosse batterie da camion. In pratica tutto funzionava da solo e i «coltivatori» dovevano raggiungere la loro «proprietà» solo una volta ogni tanto, aspettando il momento buono per fare il raccolto e vendere la marijuana.
Ad interrompere i sogni dei «trafficanti ecologisti» ci hanno pensato i militari della della 2^ Compagnia della Guardia di Finanza in coordinamento con il servizio aereo di La Spezia.
Durante una ricognizione pianificata, l'equipaggio di un elicottero della Sezione Aerea di manovra di Pisa, aveva avvistato due aree circoscritte dalla vegetazione in una tenuta boschiva situata in una zona impervia poco lontano da via Pian di Rota.
«Il successivo riscontro da terra si è dimostrato subito molto difficoltoso a causa della vegetazione composta da arbusti e rovi - spiega il capitano Convertini - e per questo il comandante del Gruppo Aeronavale ha di nuovo coordinato con un elicottero il movimento da terra da parte dei finanzieri che dopo numerosi tentativi sono riusciti ad arrivare all'interno delle due zone coltivate».
Qui i militari hanno trovato in entrambi gli spiazzi, ben occultate dai rovi, due capanne utilizzate come rimesse per gli attrezzi e concimi, ma soprattutto un sofisticatissimo ed efficiente sistema di irrigazione elettronico.
A far funzionare le pompe come si è detto l'energia elettrica fornita da batterie per camion e soprattutto da un impianto fotovoltaico gestito da un pannello solare ben occultato anche quello fra la vegetazione. In tutto i finanzieri hanno sequestrato 64 piante di varie misure di canapa indiana e semi selezionati della stessa specie, numerosi attrezzi utilizzati per la coltivazione e l'intera area.
Il fatto che si trattasse di piante di una certa altezza fa presupporre che la coltivazione fosse stata già avviata da tempo e ora gli investigatori della Guardia di Finanza sono al lavoro per cercare di risalire agli autori del reato. G.N.
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