Il Tirreno

Livorno

LIVORNO

«Un barracuda mi ha attaccato»

Juna Goti
La donna stava nuotando al largo della “punta” dei Pejani
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La donna stava nuotando al largo della “punta” dei Pejani

Una brutta infezione, una ferita che non si è ancora rimarginata, un grande spavento. Una nuotata tra la pausa pranzo e il gong di rientro al lavoro si è trasformata in un incubo per un'avvocatessa livornese. «Sono stata morsa da un barracuda» racconta, e sul polpaccio destro, a pochi centimetri dalla caviglia, mostra l'insolita cicatrice.

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LIVORNO. Una brutta infezione, una ferita che non si è ancora rimarginata, un grande spavento. Una nuotata tra la pausa pranzo e il gong di rientro al lavoro si è trasformata in un incubo per un'avvocatessa livornese. «Sono stata morsa da un barracuda» racconta, e sul polpaccio destro, a pochi centimetri dalla caviglia, mostra l'insolita cicatrice.

L'attacco è avvenuto quindici giorni fa nelle acque del bagno Onde del Tirreno - per tutti Pejani - dove la donna, M.P. di 40 anni, è praticamente di casa. La voce, tra le cabine in muratura e le storiche palafitte, si era fatta sempre più insistente fino a quando, ieri, è arrivata la conferma da parte della diretta interessata: la professionista è stata morsa da un pesce predatore che le ha "regalato" una dolorosa infezione e una cura antibiotica.

«Erano grossomodo le 14,30 - racconta la donna - quando ho deciso di fare una nuotata proprio laggiù», e indica lo specchio d'acqua che divide la "punta" dei Pejani dagli scogli del moletto di Ardenza. «E' un'abitudine - riprende - mi piace tuffarmi e allontanarmi anche un po' dalla costa. Ho fatto nuoto per 25 anni, la passione è rimasta...».

Poi? «Improvvisamente, quando mi trovavo a una ventina di metri di distanza, ho sentito un rumore strano, come di un risucchio. Subito dopo qualcosa mi ha morso al polpaccio. E' avvenuto tutto in una frazione di secondo, il dolore era fortissimo». Dopo un primo attimo di smarrimento l'avvocatessa ha iniziato a nuotare a più non posso, questa volta verso la scaletta. «Per fortuna - prosegue - nuoto da una vita e non mi sono lasciata prendere dal panico. Una volta fuori dall'acqua, poi, ho visto la ferita che sanguinava e ho raggiunto l'infermeria del bagno per farmi medicare».

Convinta di essersela cavata con una pomata (quella che di solito viene applicata dopo le punture di medusa) è tornata di corsa - o quasi - in ufficio. Ma il dolore non è scomparso, anzi. E dopo tre giorni è arrivata anche l'infezione: gonfiore e ferita completamente nera. «Non potevo appoggiare il piede in terra - riprende - così ho chiamato un'amica che si occupa di biologia marina».

Valutati sintomi, dinamica dell'attacco e tipologia della ferita, la biologa ha riconosciuto il morso del barracuda e ha consigliato alla donna di rivolgersi subito a un medico. I barracuda che popolano i nostri mari non sono pericolosi. Anche se, scherza l'avvocatessa, «è sempre meglio vederli sulla brace che attaccati al polpaccio». Tutto, alla fine, si è risolto con una settimana di antibiotici, una fastidiosa cicatrice e un bello spavento.

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