Il presidio
Portuali e Contship ai ferri corti
Cristiano Meoni
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Una portacontenitori di Zim all’ormeggio in Tdt Sopra Battistello ed Eckelmann (Contship)Il presidente di Tdt, Riccardo Boccone, in quota Compagnia Portuale, ha firmato il contratto con Zim. Ma perchè il contratto sia efficace serve una seconda sigla: quella dell'amministratore delegato di Tdt Leonardo Martini, espressione dell'azionista Contship che detiene l'altro 50% della società
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LIVORNO. Il presidente di Tdt, Riccardo Boccone, in quota Compagnia Portuale, ha firmato il contratto con Zim. Ma perchè il contratto sia efficace serve una seconda sigla: quella dell'amministratore delegato di Tdt Leonardo Martini, espressione dell'azionista Contship che detiene l'altro 50% della società. Martini, però, si è rifiutato di mettere la sua firma perchè, secondo lui, il contratto così come'è non è remunerativo. Gelo. Imbarazzo. Il blitz che la Compagnia Portuale aveva messo in atto per forzare la mano al socio Contship e mettere al sicuro il rinnovo del contratto con l'armatore Zim è fallito. E ora resta un mucchio di cocci in terra. Diffidenza. Sospetti. Rapporti, anche personali, da ricostruire.
Da una parte la Compagnia Portuale, i suoi 500 soci, la sua storia, anche i suoi delicati equilibri interni, il suo interesse precipuo che è quello di far girare le banchine livornesi e assicurare turni di lavoro ai propri portuali. Dall'altra la multinazionale tedesca Contship, un colosso con interessi in metà dei porti del Mediterraneo e del nord Europa (solo in Italia è a Ravenna, La Spezia, Cagliari, Gioia Tauro, Livorno). Il contratto di Zim è importante per Contship ma è fondamentale per la Compagnia Portuale e per il porto di Livorno. Contship, se lo perdesse, potrebbe recuperare traffici altrove, i portuali livornesi no. Da qui i differenti approcci nella trattativa commerciale con Zim: morbido-conciliante quello della Compagnia Portuale e dei suoi uomini in Tdt (il presidente Riccardo Boccone); duro-intransigente quello del colosso tedesco, con l'amministratore delegato Martini terminale della decisioni prese da Cecilia Battistello, la top manager di Contship.
Il contratto tra Zim e Tdt è scaduto dal 31 dicembre scorso e vale 60mila contenitori l'anno (100mila teus) e quasi otto milioni di euro. Dopo mesi di vane missioni ad Amburgo - dove ha il quartier generale Contship Eurokai - e riunioni senza costrutto, di bozze approvate e poi ritoccate, di ritocchi e limature tariffarie, la Compagnia Portuale ha provato a rompere l'impasse, accordandosi con Zim e cercando di forzare la mano al socio. E così ha preparato un blitz. Del resto - si ragionava al Palazzo del Portuale - spesso è successo che i contratti li firmasse Martini e solo dopo Boccone, a cose fatte. Per una volta non si poteva fare il contrario?
Il 1º luglio i massimi vertici di Zim sono venuti a Livorno: ufficialmente per assicurarsi che procedessero i lavori in porto promessi dal presidente dell'Autorità Portuale Piccini, in realtà soprattutto per concludere il contratto con Tdt. Una missione preparata puntigliosamente. A Palazzo Rosciano, sede dell'Authority, Piccini ha ricevuto l'amministratore delegato di Zim Raphael Ben Hari e l'uomo di Zim a Livorno Angelo Roma. Ma con loro c'erano anche il presidente della Compagnia Portuale Enzo Raugei e il presidente di Tdt Riccardo Boccone. Non l'amministratore delegato Leonardo Martini, fuori Livorno per impegni di lavoro. «Non potevo liberarmi - spiega oggi - perchè fui informato dell'incontro alle otto di sera del giorno prima».
L'incontro istituzionale finisce bene. Poi la riunione si sposta di qualche centinaio di metri, al Palazzo del Portuale sede della Compagnia. L'obiettivo è la firma del contratto ma Boccone ha un ripensamento e, saggiamente, prende qualche giorno di tempo. Poi chiama Martini e lo informa che firmerà il contratto. Martini ascolta. Boccone firma e qualche giorno dopo, con il contratto in mano, si presenta in Darsena Toscana per espletare quella che doveva essere quasi una formalità. Ma Martini non firma. Spiega che il contratto, così com'è, non è remunerativo per il terminal e quello che sembrava un affare già fatto torna in alto mare. No Martini, no party.
E adesso? La Compagnia Portuale ha tentato di mettere il socio Contship davanti al fatto compiuto ma è rimbalzata. Duramente. Martini non ha alcuna intenzione di cedere, sostenuto da Cecilia Battistello. Zim, molto irritata, minaccia di trasferire le sue navi a Genova o, in alternativa, su un'altra banchina livornese (Lorenzini). Non è, questa, solo una delle tante trattative commerciali, se non altro perchè riguarda il contratto più importante del porto di Livorno. E' una vicenda che ci dirà chi davvero comanda in Tdt e se ancora la Compagnia Portuale è in grado di condizionare le vicende del porto, se ancora conta qualcosa.
Da una parte la Compagnia Portuale, i suoi 500 soci, la sua storia, anche i suoi delicati equilibri interni, il suo interesse precipuo che è quello di far girare le banchine livornesi e assicurare turni di lavoro ai propri portuali. Dall'altra la multinazionale tedesca Contship, un colosso con interessi in metà dei porti del Mediterraneo e del nord Europa (solo in Italia è a Ravenna, La Spezia, Cagliari, Gioia Tauro, Livorno). Il contratto di Zim è importante per Contship ma è fondamentale per la Compagnia Portuale e per il porto di Livorno. Contship, se lo perdesse, potrebbe recuperare traffici altrove, i portuali livornesi no. Da qui i differenti approcci nella trattativa commerciale con Zim: morbido-conciliante quello della Compagnia Portuale e dei suoi uomini in Tdt (il presidente Riccardo Boccone); duro-intransigente quello del colosso tedesco, con l'amministratore delegato Martini terminale della decisioni prese da Cecilia Battistello, la top manager di Contship.
Il contratto tra Zim e Tdt è scaduto dal 31 dicembre scorso e vale 60mila contenitori l'anno (100mila teus) e quasi otto milioni di euro. Dopo mesi di vane missioni ad Amburgo - dove ha il quartier generale Contship Eurokai - e riunioni senza costrutto, di bozze approvate e poi ritoccate, di ritocchi e limature tariffarie, la Compagnia Portuale ha provato a rompere l'impasse, accordandosi con Zim e cercando di forzare la mano al socio. E così ha preparato un blitz. Del resto - si ragionava al Palazzo del Portuale - spesso è successo che i contratti li firmasse Martini e solo dopo Boccone, a cose fatte. Per una volta non si poteva fare il contrario?
Il 1º luglio i massimi vertici di Zim sono venuti a Livorno: ufficialmente per assicurarsi che procedessero i lavori in porto promessi dal presidente dell'Autorità Portuale Piccini, in realtà soprattutto per concludere il contratto con Tdt. Una missione preparata puntigliosamente. A Palazzo Rosciano, sede dell'Authority, Piccini ha ricevuto l'amministratore delegato di Zim Raphael Ben Hari e l'uomo di Zim a Livorno Angelo Roma. Ma con loro c'erano anche il presidente della Compagnia Portuale Enzo Raugei e il presidente di Tdt Riccardo Boccone. Non l'amministratore delegato Leonardo Martini, fuori Livorno per impegni di lavoro. «Non potevo liberarmi - spiega oggi - perchè fui informato dell'incontro alle otto di sera del giorno prima».
L'incontro istituzionale finisce bene. Poi la riunione si sposta di qualche centinaio di metri, al Palazzo del Portuale sede della Compagnia. L'obiettivo è la firma del contratto ma Boccone ha un ripensamento e, saggiamente, prende qualche giorno di tempo. Poi chiama Martini e lo informa che firmerà il contratto. Martini ascolta. Boccone firma e qualche giorno dopo, con il contratto in mano, si presenta in Darsena Toscana per espletare quella che doveva essere quasi una formalità. Ma Martini non firma. Spiega che il contratto, così com'è, non è remunerativo per il terminal e quello che sembrava un affare già fatto torna in alto mare. No Martini, no party.
E adesso? La Compagnia Portuale ha tentato di mettere il socio Contship davanti al fatto compiuto ma è rimbalzata. Duramente. Martini non ha alcuna intenzione di cedere, sostenuto da Cecilia Battistello. Zim, molto irritata, minaccia di trasferire le sue navi a Genova o, in alternativa, su un'altra banchina livornese (Lorenzini). Non è, questa, solo una delle tante trattative commerciali, se non altro perchè riguarda il contratto più importante del porto di Livorno. E' una vicenda che ci dirà chi davvero comanda in Tdt e se ancora la Compagnia Portuale è in grado di condizionare le vicende del porto, se ancora conta qualcosa.
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