Il Tirreno

Livorno

In tre vivono stipati in un garage

Lara Loreti
Il fornello e il bagno del garage: le condizioni igieniche sono molto precarie
◗
Il fornello e il bagno del garage: le condizioni igieniche sono molto precarie

In tre in quindici metri quadri. Tre posti letto in un garage senza finestra, senza doccia, senza cucina. Solo un fornelletto incrostato per scaldare qualche vivanda e un bagno - wc e mini lavandino, se così si possono chiamare - in condizioni igieniche disperate, che travalicano ogni immaginazione

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. In tre in quindici metri quadri. Tre posti letto in un garage senza finestra, senza doccia, senza cucina. Solo un fornelletto incrostato per scaldare qualche vivanda e un bagno - wc e mini lavandino, se così si possono chiamare - in condizioni igieniche disperate, che travalicano ogni immaginazione. E poi panni ammassati per mancanza di armadi, ragnatele, pareti sporche, divorate dall'umidità. Il tutto per 300 euro, 100 a posto letto. Vite ai margini. Una lotta contro il degrado che Aatany Dris, 54 anni, combatte a colpi di dignità e tenacia.
Una storia esemplare, che offre uno spaccato di come vivono alcuni immigrati nella nostra città. Stipati in garage, in condizioni molto precarie e nell'indifferenza generale.
Aatany è marocchino, da dieci anni vive in Italia, in città. Da due sopravvive in quelle condizioni in un fondo nella zona di piazza Venti. Il proprietario del garage ogni mese va a riscuotere il canone di persona, facendo però pagare a parte agli "inquilini" le spese dei consumi (l'acqua). Il magrebino infatti abita insieme a due connazionali. Poi, a volte, va anche a trovarli qualche amico. I tre marocchini ce la mettono tutta per rendere quel posto vivibile. Ma è dura, molto dura in quella situazione. «Entro agosto cercherò di chiedere aiuto al proprietario e di fare dei lavoretti per abbellire questo posto - dice il Aatany - Verranno degli amici dal Marocco e vorrei farli stare bene».
Per chi cammina lungo la strada, quella di Aatany è una casa invisibile. La saracinesca è semi-abbassata, apparentemente non c'è una porta. E non è possibile vedere cosa ci sia all'interno: la vetrata infatti è tappezzata di giornali che la coprono interamente e che rendono il posto inesistente per gli occhi dei passanti. Eppure i residenti sanno che in quel fondo qualcuno vi abita. «C'è un via vai quotidiano, sono almeno in due o tre - dice un abitante del palazzo - Li vedo entrare di solito nel primo pomeriggio, verso le 14. Ma sono persone silenziose, non danno fastidio a nessuno e non fanno alcun rumore». I tre marocchini vogliono poter convivere serenamente e rispettano in tutto e per tutto le esigenze del vicinato. «Con i livornesi mi trovo bene - dice il cinquantaquattrenne - Non ci sono mai stati problemi».
Il vero punto dolente di vivere in quelle condizioni è l'igiene. «Qui non c'è la doccia - dice Aatany - per lavarmi vado una volta alla settimana a casa di alcuni amici, è l'unico modo».
Il cinquantaquattrenne e i suoi compagni sono arrivati in Italia tanti anni fa con la speranza di migliorare la propria vita e quella della loro famiglia. È gente che lavora per vivere. Che ogni mattina si alza presto, pregando di trovare qualche cosa da fare per guadagnarsi la giornata. Aatany fa vari lavoretti: tira avanti facendo il fattorino, il trasportatore, l'operaio, l'aiutante al mercato e così via. A volte va anche a Rosignano e a Cecina. «Fino a qualche tempo fa riuscivo a mettere insieme 40, 50 a volte anche 60 euro al mese - dice - Ora c'è una crisi nera. E al massimo arrivo a 15-20».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana