In tre vivono stipati in un garage
Lara Loreti
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Il fornello e il bagno del garage: le condizioni igieniche sono molto precarieIn tre in quindici metri quadri. Tre posti letto in un garage senza finestra, senza doccia, senza cucina. Solo un fornelletto incrostato per scaldare qualche vivanda e un bagno - wc e mini lavandino, se così si possono chiamare - in condizioni igieniche disperate, che travalicano ogni immaginazione
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LIVORNO. In tre in quindici metri quadri. Tre posti letto in un garage senza finestra, senza doccia, senza cucina. Solo un fornelletto incrostato per scaldare qualche vivanda e un bagno - wc e mini lavandino, se così si possono chiamare - in condizioni igieniche disperate, che travalicano ogni immaginazione. E poi panni ammassati per mancanza di armadi, ragnatele, pareti sporche, divorate dall'umidità. Il tutto per 300 euro, 100 a posto letto. Vite ai margini. Una lotta contro il degrado che Aatany Dris, 54 anni, combatte a colpi di dignità e tenacia.
Una storia esemplare, che offre uno spaccato di come vivono alcuni immigrati nella nostra città. Stipati in garage, in condizioni molto precarie e nell'indifferenza generale.
Aatany è marocchino, da dieci anni vive in Italia, in città. Da due sopravvive in quelle condizioni in un fondo nella zona di piazza Venti. Il proprietario del garage ogni mese va a riscuotere il canone di persona, facendo però pagare a parte agli "inquilini" le spese dei consumi (l'acqua). Il magrebino infatti abita insieme a due connazionali. Poi, a volte, va anche a trovarli qualche amico. I tre marocchini ce la mettono tutta per rendere quel posto vivibile. Ma è dura, molto dura in quella situazione. «Entro agosto cercherò di chiedere aiuto al proprietario e di fare dei lavoretti per abbellire questo posto - dice il Aatany - Verranno degli amici dal Marocco e vorrei farli stare bene».
Per chi cammina lungo la strada, quella di Aatany è una casa invisibile. La saracinesca è semi-abbassata, apparentemente non c'è una porta. E non è possibile vedere cosa ci sia all'interno: la vetrata infatti è tappezzata di giornali che la coprono interamente e che rendono il posto inesistente per gli occhi dei passanti. Eppure i residenti sanno che in quel fondo qualcuno vi abita. «C'è un via vai quotidiano, sono almeno in due o tre - dice un abitante del palazzo - Li vedo entrare di solito nel primo pomeriggio, verso le 14. Ma sono persone silenziose, non danno fastidio a nessuno e non fanno alcun rumore». I tre marocchini vogliono poter convivere serenamente e rispettano in tutto e per tutto le esigenze del vicinato. «Con i livornesi mi trovo bene - dice il cinquantaquattrenne - Non ci sono mai stati problemi».
Il vero punto dolente di vivere in quelle condizioni è l'igiene. «Qui non c'è la doccia - dice Aatany - per lavarmi vado una volta alla settimana a casa di alcuni amici, è l'unico modo».
Il cinquantaquattrenne e i suoi compagni sono arrivati in Italia tanti anni fa con la speranza di migliorare la propria vita e quella della loro famiglia. È gente che lavora per vivere. Che ogni mattina si alza presto, pregando di trovare qualche cosa da fare per guadagnarsi la giornata. Aatany fa vari lavoretti: tira avanti facendo il fattorino, il trasportatore, l'operaio, l'aiutante al mercato e così via. A volte va anche a Rosignano e a Cecina. «Fino a qualche tempo fa riuscivo a mettere insieme 40, 50 a volte anche 60 euro al mese - dice - Ora c'è una crisi nera. E al massimo arrivo a 15-20».
Una storia esemplare, che offre uno spaccato di come vivono alcuni immigrati nella nostra città. Stipati in garage, in condizioni molto precarie e nell'indifferenza generale.
Aatany è marocchino, da dieci anni vive in Italia, in città. Da due sopravvive in quelle condizioni in un fondo nella zona di piazza Venti. Il proprietario del garage ogni mese va a riscuotere il canone di persona, facendo però pagare a parte agli "inquilini" le spese dei consumi (l'acqua). Il magrebino infatti abita insieme a due connazionali. Poi, a volte, va anche a trovarli qualche amico. I tre marocchini ce la mettono tutta per rendere quel posto vivibile. Ma è dura, molto dura in quella situazione. «Entro agosto cercherò di chiedere aiuto al proprietario e di fare dei lavoretti per abbellire questo posto - dice il Aatany - Verranno degli amici dal Marocco e vorrei farli stare bene».
Per chi cammina lungo la strada, quella di Aatany è una casa invisibile. La saracinesca è semi-abbassata, apparentemente non c'è una porta. E non è possibile vedere cosa ci sia all'interno: la vetrata infatti è tappezzata di giornali che la coprono interamente e che rendono il posto inesistente per gli occhi dei passanti. Eppure i residenti sanno che in quel fondo qualcuno vi abita. «C'è un via vai quotidiano, sono almeno in due o tre - dice un abitante del palazzo - Li vedo entrare di solito nel primo pomeriggio, verso le 14. Ma sono persone silenziose, non danno fastidio a nessuno e non fanno alcun rumore». I tre marocchini vogliono poter convivere serenamente e rispettano in tutto e per tutto le esigenze del vicinato. «Con i livornesi mi trovo bene - dice il cinquantaquattrenne - Non ci sono mai stati problemi».
Il vero punto dolente di vivere in quelle condizioni è l'igiene. «Qui non c'è la doccia - dice Aatany - per lavarmi vado una volta alla settimana a casa di alcuni amici, è l'unico modo».
Il cinquantaquattrenne e i suoi compagni sono arrivati in Italia tanti anni fa con la speranza di migliorare la propria vita e quella della loro famiglia. È gente che lavora per vivere. Che ogni mattina si alza presto, pregando di trovare qualche cosa da fare per guadagnarsi la giornata. Aatany fa vari lavoretti: tira avanti facendo il fattorino, il trasportatore, l'operaio, l'aiutante al mercato e così via. A volte va anche a Rosignano e a Cecina. «Fino a qualche tempo fa riuscivo a mettere insieme 40, 50 a volte anche 60 euro al mese - dice - Ora c'è una crisi nera. E al massimo arrivo a 15-20».
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