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Basta rifiuti, fermeremo i camion
Juna Goti
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L’incendio alla Lonzi Metalli e un momento dell’assemblea di ieri mattina in via del Limone Gli abitanti hanno minacciato di bloccare i camion diretti all’azienda dei rifiuti"Ora basta: vogliamo risposte concrete o bloccheremo la strada impedendo il transito dei mezzi diretti alla Lonzi". La tensione è salita alle stelle, ieri mattina, in via dei Condotti Vecchi dove una conferenza stampa indetta dal leader e consigliere comunale di Città Diversa, Marco Cannito si è trasformata in una vera e propria assemblea di rivolta (e denuncia) dei residenti.
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LIVORNO. "Ora basta: vogliamo risposte concrete o bloccheremo la strada impedendo il transito dei mezzi diretti alla Lonzi". La tensione è salita alle stelle, ieri mattina, in via dei Condotti Vecchi dove una conferenza stampa indetta dal leader e consigliere comunale di Città Diversa, Marco Cannito si è trasformata in una vera e propria assemblea di rivolta (e denuncia) dei residenti.
Al centro della discussione l'incendio che qualche settimana fa ha incenerito 1000 tonnellate di rifiuti alla Lonzi metalli, il grande centro di stoccaggio dei rifiuti che ha sede in via del Limone. "Solo l'ultimo episodio di una lunga serie" attacca Cannito. "Vogliamo capire se esistono rischi reali per la salute di queste persone, che per giorni hanno dovuto respirare sostanze tossiche. Senza contare che qui ci sono molte aziende agricole". Si va avanti a colpi di domande: "Perché non è stata creata una task force? Il Comune e l'Arpat hanno pensato subito a sdrammatizzare, ma dov'è il dossier completo dei dati relativi alla presenza di diossina e altri inquinanti nel suolo e nell'aria? Questo è il più grave incidente industriale avvenuto a Livorno dal dopoguerra a oggi: perché non si procede alla delocalizzazione della Lonzi? Eppure nel 2004 era stato promesso agli elettori....".
Ma gli abitanti sono in cerca di risposte. Così dopo i primi timidi commenti scoppia la protesta. Esasperata. Nel cortile di via del Limone sono radunate circa 70 persone: padri di famiglia, tanti nonni e qualche bambino. Nella rabbia generale il primo a prendere la parola è Leonardo Aurelio: "Qui è a rischio la nostra salute. Sono anni che chiediamo aiuto con lettere e reclami, ma nessuno ci ascolta. Anzi, la situazione è peggiorata. In sette si sono ammalati di tumore: come facciamo ad essere certi che non sia colpa delle sostanze che vengono bruciate in questa zona". L'atmosfera si scalda: "Scendiamo in strada e blocchiamo il passaggio dei camion carichi di spazzatura diretti alla Lonzi". Gli fa eco Vanio Sighenzi: "Ciò che conta, ora, è impedire l'ampliamento della ditta. Dobbiamo incontrare il sindaco, perché responsabile della salute dei cittadini, e il presidente della Provincia, l'ente che rilascia tutte le autorizzazioni". Incontro che in realtà è già stato fissato per il 21 luglio. Ma nel mezzo ci sono quasi un mese e un nuovo consiglio comunale. Così i presenti decidono di chiamare in seduta stante la segreteria del sindaco: "Fissiamo un nuovo appuntamento (più vicino) entro lunedì o a partire dalle 8 del mattino sarà guerra. Pacifica, si intende, ma i camion da qui non passeranno". L'ultimatum è chiaro e arriva dopo l'ennesimo esposto, presentato giovedì. A più riprese i residenti avanzano dubbi sulla natura degli incendi e tirano fuori fotografie scattate ai cumuli di rifiuti apparentemente davvero poco "differenziati".
Al centro della discussione l'incendio che qualche settimana fa ha incenerito 1000 tonnellate di rifiuti alla Lonzi metalli, il grande centro di stoccaggio dei rifiuti che ha sede in via del Limone. "Solo l'ultimo episodio di una lunga serie" attacca Cannito. "Vogliamo capire se esistono rischi reali per la salute di queste persone, che per giorni hanno dovuto respirare sostanze tossiche. Senza contare che qui ci sono molte aziende agricole". Si va avanti a colpi di domande: "Perché non è stata creata una task force? Il Comune e l'Arpat hanno pensato subito a sdrammatizzare, ma dov'è il dossier completo dei dati relativi alla presenza di diossina e altri inquinanti nel suolo e nell'aria? Questo è il più grave incidente industriale avvenuto a Livorno dal dopoguerra a oggi: perché non si procede alla delocalizzazione della Lonzi? Eppure nel 2004 era stato promesso agli elettori....".
Ma gli abitanti sono in cerca di risposte. Così dopo i primi timidi commenti scoppia la protesta. Esasperata. Nel cortile di via del Limone sono radunate circa 70 persone: padri di famiglia, tanti nonni e qualche bambino. Nella rabbia generale il primo a prendere la parola è Leonardo Aurelio: "Qui è a rischio la nostra salute. Sono anni che chiediamo aiuto con lettere e reclami, ma nessuno ci ascolta. Anzi, la situazione è peggiorata. In sette si sono ammalati di tumore: come facciamo ad essere certi che non sia colpa delle sostanze che vengono bruciate in questa zona". L'atmosfera si scalda: "Scendiamo in strada e blocchiamo il passaggio dei camion carichi di spazzatura diretti alla Lonzi". Gli fa eco Vanio Sighenzi: "Ciò che conta, ora, è impedire l'ampliamento della ditta. Dobbiamo incontrare il sindaco, perché responsabile della salute dei cittadini, e il presidente della Provincia, l'ente che rilascia tutte le autorizzazioni". Incontro che in realtà è già stato fissato per il 21 luglio. Ma nel mezzo ci sono quasi un mese e un nuovo consiglio comunale. Così i presenti decidono di chiamare in seduta stante la segreteria del sindaco: "Fissiamo un nuovo appuntamento (più vicino) entro lunedì o a partire dalle 8 del mattino sarà guerra. Pacifica, si intende, ma i camion da qui non passeranno". L'ultimatum è chiaro e arriva dopo l'ennesimo esposto, presentato giovedì. A più riprese i residenti avanzano dubbi sulla natura degli incendi e tirano fuori fotografie scattate ai cumuli di rifiuti apparentemente davvero poco "differenziati".
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