Il presidio
Allarme per la diossina
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Sopra e a destra, due momenti dell’incendio in corso ai rifiuti stoccati all’interno della Lonzi MetalliBrucia ancora e, al momento, si ritiene che lo farà almeno un altro paio di giorni, il cumulo di rifiuti che si è incendiato domenica mattina all'interno della Lonzi Metalli
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LIVORNO. Brucia ancora e, al momento, si ritiene che lo farà almeno un altro paio di giorni, il cumulo di rifiuti che si è incendiato domenica mattina all'interno della Lonzi Metalli, l'azienda di via dei Condotti Vecchi specializzata nel trattamento di questi materiali. Continua l'intervento dei vigili del fuoco, che mantengono sul posto una squadra operativa mentre tre autobotti, una di Livorno, una di Pisa, l'altra di Lucca, fanno la spola per fornire l'acqua necessaria alla laboriosa e difficile opera di spengimento.
Questa opera incessante ha contribuito, anche grazie all'utilizzo di uno specifico prodotto chimico ipertecnologico, a ridurre l'emissione di fumo acre che, nella notte di domenica, era arrivata a livelli preoccupanti, con una cappa acre che gravava sui quartieri nord, su quello della stazione ma anche nelle zone di Salviano, la Leccia e Ardenza. Fumo che ieri, col cambio di direzione del vento, si è spostato più verso le zone interne
«Visto quello che stava succedendo - ha spiegato il comandante dei vigili del fuoco livornesi, Alessandro Carraresi - abbiamo deciso di usare sul cumulo di rifiuti in fiamme l'"F500", per raffredare un po' la temperatura del rogo che cova sotto la catasta di rifiuti incendiata». Si tratta, come ha spiegato il comandante Carraresi, di un prodotto Usa che ha un effetto "incapsulante", avvolgendo le molecole di combustibile in quelle di acqua, contribuendo ad abbassare la temperature del rogo.
Il risultato lo si è visto, dato che la situazione ieri è è migliorata, ma ancora le cose sono ben lontane dall'essere risolte. Infatti il grosso cumulo di rifiuti ingombranti indifferenziati, che contiene diversi tipi di materiali infiammabili, dal legno alla plastica, continua a bruciare. La cosa più preoccupante sono le sue dimensioni (600 metri cubi secondo l'azienda, una cifra con uno zero in più secondo le prime stime dei vigili del fuoco), che rendono l'opera di spengimento estremamente difficoltosa. Infatti non basta gettare acqua sulla montagna di rifiuti: si spenge solo la parte in superficie, mentre quella sottostante continua a bruciare.
Come ha spiegato l'ingegner Carraresi, in questi casi c'è solo una cosa da fare, smassare la montagna di rifiuti, dividendola in parti più piccole, spengerle, e spostarle altrove. Un impresa tutt'altro che facile, e che richiede l'impiego di mezzi operativi, come "granchi" e pale meccaniche per spostare le cataste di rifiuti incendiate, che a quel punto vengono investite dai getti d'acqua dei vigili del fuoco e spente. La cosa, secondo le stime dei vigili del fuoco, dovrà andare avanti almeno per oggi e domani, vista la grande quantità di materiale che brucia.
Un'operazione tutt'altro che semplice quindi e che, oltretutto espone chi la compie a tutti i fumi che si sprigionano dall'incendio. Proprio per questo motivo i vigili del fuoco devono lavorare indossando gli autorespiratori. Questo anche perché, visto che stanno bruciando anche grosse quantità di plastica, è praticamente certo che si siano formate diossina ed aldeide. Se le quantità di questi composti siano arrivati a livelli pericolosi lo si saprà solo dopo gli esami Arpat, anche se è certo che respirare diossina, in qualsiasi quantità, non fa certo bene.
Intanto si stanno esaminando le possibili cause dell'incendio. L'azienda ha spiegato che il cumulo di rifiuti è stato colpito da un fulmine durante il temporale che si è abbattuto nella zona tra sabato e domenica, ma questa possibilità, per quanto sia presa in estrema considerazione, lascia alcune perplessità, legate soprattutto al fatto che in zona ci sono masse ferrose importanti, che dovrebbero attirare i fumini più di quelle presenti nella catasta che brucia, come i tralicci dell'alta tensione presenti nella zona. Non è da scartare quindi l'ipotesi dell'autocombustione, certamente possibile in presenza di una massa imponente di rifiuti che aumenta la pressione sugli strati sottostanti dove c'è anche sostanza organica, e che quindi avrebbe potuto effettivamente prendere fuoco. Questo, inoltre, spiegherebbe anche il fatto che l'incendio sia molto "profondo" dentro la montagna di rifiuti.
Questa opera incessante ha contribuito, anche grazie all'utilizzo di uno specifico prodotto chimico ipertecnologico, a ridurre l'emissione di fumo acre che, nella notte di domenica, era arrivata a livelli preoccupanti, con una cappa acre che gravava sui quartieri nord, su quello della stazione ma anche nelle zone di Salviano, la Leccia e Ardenza. Fumo che ieri, col cambio di direzione del vento, si è spostato più verso le zone interne
«Visto quello che stava succedendo - ha spiegato il comandante dei vigili del fuoco livornesi, Alessandro Carraresi - abbiamo deciso di usare sul cumulo di rifiuti in fiamme l'"F500", per raffredare un po' la temperatura del rogo che cova sotto la catasta di rifiuti incendiata». Si tratta, come ha spiegato il comandante Carraresi, di un prodotto Usa che ha un effetto "incapsulante", avvolgendo le molecole di combustibile in quelle di acqua, contribuendo ad abbassare la temperature del rogo.
Il risultato lo si è visto, dato che la situazione ieri è è migliorata, ma ancora le cose sono ben lontane dall'essere risolte. Infatti il grosso cumulo di rifiuti ingombranti indifferenziati, che contiene diversi tipi di materiali infiammabili, dal legno alla plastica, continua a bruciare. La cosa più preoccupante sono le sue dimensioni (600 metri cubi secondo l'azienda, una cifra con uno zero in più secondo le prime stime dei vigili del fuoco), che rendono l'opera di spengimento estremamente difficoltosa. Infatti non basta gettare acqua sulla montagna di rifiuti: si spenge solo la parte in superficie, mentre quella sottostante continua a bruciare.
Come ha spiegato l'ingegner Carraresi, in questi casi c'è solo una cosa da fare, smassare la montagna di rifiuti, dividendola in parti più piccole, spengerle, e spostarle altrove. Un impresa tutt'altro che facile, e che richiede l'impiego di mezzi operativi, come "granchi" e pale meccaniche per spostare le cataste di rifiuti incendiate, che a quel punto vengono investite dai getti d'acqua dei vigili del fuoco e spente. La cosa, secondo le stime dei vigili del fuoco, dovrà andare avanti almeno per oggi e domani, vista la grande quantità di materiale che brucia.
Un'operazione tutt'altro che semplice quindi e che, oltretutto espone chi la compie a tutti i fumi che si sprigionano dall'incendio. Proprio per questo motivo i vigili del fuoco devono lavorare indossando gli autorespiratori. Questo anche perché, visto che stanno bruciando anche grosse quantità di plastica, è praticamente certo che si siano formate diossina ed aldeide. Se le quantità di questi composti siano arrivati a livelli pericolosi lo si saprà solo dopo gli esami Arpat, anche se è certo che respirare diossina, in qualsiasi quantità, non fa certo bene.
Intanto si stanno esaminando le possibili cause dell'incendio. L'azienda ha spiegato che il cumulo di rifiuti è stato colpito da un fulmine durante il temporale che si è abbattuto nella zona tra sabato e domenica, ma questa possibilità, per quanto sia presa in estrema considerazione, lascia alcune perplessità, legate soprattutto al fatto che in zona ci sono masse ferrose importanti, che dovrebbero attirare i fumini più di quelle presenti nella catasta che brucia, come i tralicci dell'alta tensione presenti nella zona. Non è da scartare quindi l'ipotesi dell'autocombustione, certamente possibile in presenza di una massa imponente di rifiuti che aumenta la pressione sugli strati sottostanti dove c'è anche sostanza organica, e che quindi avrebbe potuto effettivamente prendere fuoco. Questo, inoltre, spiegherebbe anche il fatto che l'incendio sia molto "profondo" dentro la montagna di rifiuti.
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