Il Tirreno

Livorno

livorno cronaca

Venti di tempesta su Piccini

Cristiano Meoni
Venti di tempesta su Piccini

Colpo di mano del governo che in Puglia manda a casa il presidente voluto dal centrosinistra Ma il Tar sospende tutto

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La tempesta è a Bari ma tuona anche a Livorno. A Bari il ministro dei trasporti Matteoli mostra una faccia diversa da quella riconosciuta di politico prudente e pragmatico. E a pochi giorni dall'incertissimo ballottaggio per il Comune, entra a piedi uniti nella tenzone commissariando il porto governato da un uomo della sinistra portuale, Franco Mariani. A Livorno suona il campanello d'allarme: perchè quello che è successo oggi a Mariani, domani potrebbe toccare a Roberto Piccini.

Se stiamo qui a discutere di Matteoli che decapita il porto di Bari, smentito il giorno dopo dal Tar che annulla il commissariamento - ma il ministro ricorrerà al Consiglio di Stato - è perchè si scrive Bari ma si può leggere Livorno. La tentazione del commissariamento non è stata ancora del tutto sopita.

Lo pensano un po' tutti nel giro del porto. E lo dice chiaramente Filippi: mica uno qualunque. Capogruppo del Pd nella commissione trasporti di Palazzo Madama, primo firmatario di una durissima interrogazione sul caso Bari, il senatore ha avuto modo in questo primo anno di legislatura di seguire le evoluzioni del ministro Matteoli. «Niente da eccepire sui precedenti commissariamenti e sulla nomina di Canepa ad Ancona che io stesso ho approvato. Ma stavolta il ministro non è riuscito a tenere a freno la pulsione a intervenire nella contesa politica e a dominare i porti. C'è il rischio di sorprese anche a Livorno e noi tutti dobbiamo vigilare perchè non possiamo permetterci un altro commissariamento».

Il mandato di Piccini scade nel novembre del prossimo anno. Con la legge attuale il presidente è concertato fra la Regione e il governo sulla base di nominativi proposti dagli enti locali. E con la riconferma di Cosimi, Piccini si è assicurato la ricandidatura per il prossimo quadriennio. Ma i meccanismi per la nomina dei presidenti delle Autorità Portuali potrebbero cambiare. E anche se il ministro non riuscirà ad ottenere quanto voleva - cioè il potere esclusivo di nomina dei presidenti dei porti di interesse nazionale tra cui Livorno - vorrà far pesare la propria voce. Come si è visto, chiaramente, ad Ancona, dove è riuscito a far nominare un suo intimo, Canepa.

Matteoli, più volte, e anche in occasioni pubbliche, ha ribadito l'apprezzamento per il lavoro di Piccini e assicurato che il suo mandato andrà a scadenza naturale. Ma per novembre 2010 ha in mente altri scenari e altri nomi.

La levata di scudi per Franco Mariani a Livorno è dunque una mossa preventiva, un mettere le mani avanti per avvertire Matteoli che, casomai avesse tentazioni di commissariamento, troverebbe qui pane per i suoi denti.

I sindacati di categoria livornesi di Cgil, Cisl e Uil attaccano il ministro, giudicando il commissariamento del porto di «quantomeno avventato», «un mero atto politico in difesa di interessi di parte». E avvertono che «i lavoratori del porto di Livorno scenderanno in piazza qualora questo tipo di manifestazioni di potere dovessero farsi strada anche nel nostro territorio. E' bene ricordare i danni prodotti dal commissiaramento del 2003: danni ancora ben presenti», come dimostra «l'ingerenza del ministro Matteoli sulla decisione di Tirrenia rispetto a un terminalista anzichè un altro».

Per il direttore di Ancip (l'associazione nazionale delle compagnie portuali) Vladimiro Mannocci «il commissariamneto del porto di Bari è un atto di arroganza. Le minaccie di commissariare il porto di Livorno e le intimidazioni al presidente Piccini sono state forti, ma per procedere a una tale decisione ci vogliono motivi concreti, indicati dalla legge, che a Livorno non sussistono».
Filippi considera «il comportamento del ministro di gravità inaudita: nei modi, perchè l'Authority di Bari è stata commissariata senza che ve ne fossero i presupposti. E nei tempi, a pochi giorni dal voto di ballottaggio per il sindaco. Matteoli ha mostrato di non poter resistere alla pulsione di voler dominare i porti». Se piove di quel che tuona...

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani