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Erano assenteisti, perciò li pedinavamo

Cristiano Meoni
Fausto Mariotti, fino al mese scorso direttore dell’Asl
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Fausto Mariotti, fino al mese scorso direttore dell’Asl

Sei casi accertati quattro lavoratori indagati dalla Procura «Mandare i detective era il minimo che potevamo fare»

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LIVORNO. Uno per quattro. Non è uno slogan da discount del tipo "paghi uno prendi quattro" ma il metodo che avevano collaudato alcuni dipendenti dell'Asl impiegati in un distretto sanitario cittadino per sfangare la quotidiana faticaccia del lavoro. A turno uno timbrava il cartellino per tutti e quattro, gli altri tre riposavano. E' questo uno dei sei casi per cui l'Asl ha fatto ricorso agli investigatori privati. Un caso che è arrivato anche sui tavoli della magistratura. La Procura della Repubblica, dopo l'esposto dell'azienda sanitaria, ha indagato tutti e quattro i lavoratori per assenteismo.
Cosa dovevamo fare?
«Di fronte a casi del genere cosa dovevamo fare?». Fausto Mariotti risponde tranquillo da Grosseto, dove si è da poco spostato per fare il direttore generale dell'azienda sanitaria maremmana. Ricorda distintamente le segnalazioni che hanno innescato il ricorso agli 007 dell'agenzia Top Secret. E dove non arriva la sua memoria, rimediano le testimonianze raccolte tra i lavoratori dell'Asl.
Sei casi di assenteismo
Sono sei i casi di assenteismo scoperti dagli investigatori assoldati dall'Asl. E in genere si tratta di lavoratori che timbravano il cartellino e poi non risultavano in servizio, o che entravano al lavoro più tardi. In almeno tre casi si contesta ai dipendenti Asl di aver timbrato e poi di essere usciti per parcheggiare la macchina: nei loro confronti l'azienda sanitaria ha avviato un procedimento disciplinare. Altri due casi su cui hanno lavorato i detective della Top Secret sono più complessi: quello sopra accennato e quello di un marito premuroso che timbrava il cartellino della moglie dipendente Asl la mattina, consentendole di presentarsi al lavoro con tutta calma, dopo aver accudito i figli. In entrambi questi ultimi due casi è scattato sia il procedimento disciplinare che la segnalazione alla magistratura.
Le due segnalazioni
«La segnalazione relativa ai dipendenti del distretto sanitario ci è arrivata un anno fa - spiega ancora Mariotti - Noi l'abbiamo immediatamente verificata con l'agenzia di investigazioni e poi l'abbiamo segnalata alla procura. Più recente, invece, la segnalazione che riguarda il marito che timbrava per conto della moglie, anch'essa verificata dall'agenzia». Durante quest'ultimo controllo, gli investigatori sarebbero incappati in numerosi casi di dipendenti che si attardavano al lavoro per posteggiare l'auto.
Timbra e fuggi
Eccoli i casi finiti nel mirino degli 007 della Top Secret. Il 6 aprile mattina un detective, appostato vicino a una macchinetta marca-tempo, ha notato un dipendente Asl timbrare e assentarsi per parcheggiare l'auto. Quattro giorni dopo, il 10 aprile, una dipendente avrebbe timbrato due cartellini alla macchinetta vicino al Corat. Ancora il 10 aprile, una dipendente è stata vista timbrare e poi uscire dall'ospedale dopo 6-7 minuti: in questo caso è stata anche fotografata. «Ma noi siamo certi che in almeno uno di questi casi c'è stato un equivoco: la dipendente che è stata sanzionata non stava entrando al lavoro ma stava smontando» dice Massimo Ferrucci, segretario del Fials.
Violazione o no?
Il sindacato non vuol montare la polemica. Ma ieri ha parlato tranquillamente di «palese violazione dello statuto dei lavoratori», che all'articolo 3 dice che i controlli debbono essere fatti da personale riconoscibile. D'altro avviso l'ex direttore generale Mariotti: «Forse quelli del Fials hanno letto un altro statuto dei lavoratori.
Lo statuto dei lavoratori non impedisce affatto che le aziende si muovano autonomamente per i controlli. Mi sarei aspettato dal Fials - conclude l'ex direttore - un altro atteggiamento di fronte a casi di assenteismo come quelli accertati».

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