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Lamberti? Lista di disturbo

Andrea Lazzeri
Lamberti? Lista di disturbo

D’Alema al circolo di Salviano con Cosimi e Kutufà

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LIVORNO. Nella solita sequenza d’ordinanza, arrivano prima l’auto civetta poi i macchinoni del leader, della scorta e del seguito. Massimo D’Alema scende accolto dall’appaluso di una piccola folla che in via di Salviano ha atteso una mezz’ora sotto l’afa dell’ora di pranzo. Ci sono Kutufà e il sindaco Cosimi, Marina Bolognesi, Leonardo Domenici, Susini, Monica Giuntini, Andrea Manciulli e un nugolo di militanti che circondano l’ospite con baci, strette di mano e richieste di autografi. Una signora gli chiede di griffarle la borsetta, accontentata. Quindi s’infilano tutti dentro al Circolo Arci addobbato a festa per il dirigente Pd forse più amato dalla base, pur passando per il “cattivissimo”. D’Alema è l’ospite d’onore del pranzo elettorale dal menù popolare: venti euro per antipasto toscano, lasagne, arrosti, diplomatico, vino acqua e caffè serviti rigorosamente da volontari, giovani e meno giovani ma tutti contenti di essere lì a fare la propria parte. L’aperitivo è dedicato alla politica parlata. Circondato da microfoni e taccuini, l’ex presidente del Consiglio declina tutta la scala dell’opposizione. Sulle barricate: «Il discorso di Berlusconi sul Parlamento è stato vergognoso, rivela il suo animo torbidamente antidemocratico». Sprezzante: «Se le riforme non si fanno è perché Berlusconi è incapace». Propositivo: «Anche noi abbiamo proposto di creare un parlamento con meno persone, ma per farlo funzionare meglio, per fargli svolgere il ruolo di controllore del governo». A chi gli chiede cosa si aspetta dal voto in Toscana regala speranza: «Il risultato elettorale qui sarà come nel resto d’Italia, ci aiuterà. L’opposizione sta crescendo e il Pd cresce di più». E a Livorno? «Al Comune - risponde - si è presentato qualche elemento di confusione. Ma, alla fine, tutto andrà a posto». Il riferimento è alla lista Lamberti, considerata, quindi, una formazione di disturbo che fa il gioco della destra. Lo ripeterà anche alla fine del pranzo di fronte alla platea di 280 persone che sorseggiano il caffé: «A Livorno la destra non si presenta per vincere, altrimenti non avrebbe presentato Taradash che ha scarsa capacità di agglutinare consenso. La destra conta sulla possibilità di arrivare al ballottaggio». Al cronista che gli chiede un giudizio sul leit motiv di Taradash nei confronti elettorali («Livorno è soggiogata a una lobby» di coop rosse, partito e compagnia portuale), offre uno sguardo di traverso e un giudizio senza appello: «Chi parla così non conosce la storia, l’anima, l’economia il senso di solidarietà di questa città, è un discorso da esercito d’occupazione».

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