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Troppe sconfitte in casa: tifosi arrabbiati
Una nuova sconfitta casalinga contro la Triestina e i playoff a rischio. Il livorno è sull'orlo di una crisi di nervi. E i tifosi iniziano la contestazione
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LIVORNO. C’era una volta l’Ardenza, davvero il dodicesimo in campo, con le squadre ospiti che arrivavano a Livorno già intimidite in partenza, se non rassegnate a subire. Una magia che è durata decenni, dalla serie A degli anni Trenta e Quaranta fino alle categorie minori e umilianti, e che è parsa ripetersi anche nei primi anni del glorioso ritorno nella massima divisione.
Ma ora, dall’anno scorso, l’Ardenza è irriconoscibile come se qualcuno avesse fatto una macumba sul prato. Ora il bunker arcigno e inespugnabile è diventato terra di picnic e allegre scampagnate, dove si prende aria buona di mare e salmastro, si fa una bella merenda e poi si va anche alla cassa.
Tre sconfitte interne quasi consecutive, l’ultima vittoria che risale a più di tre mesi fa. E’ venuto l’Ancona (che ha vinto qui e basta, per il resto dovunque è stato preso a pallonate) e ha vinto rimontando da 0-2 a 3-2 in un quarto d’ora. E’ venuto il Modena e ha tirato fuori i punti che servivano a rinsanguare speranze di salvezza che sembravano molto pallide.
Venerdì sera però il Livorno ha veramente superato se stesso: in un colpo solo ha miracolato la Triestina che ora rivede nuovamente uno spiraglio di serie A, e ha fatto godere il Bari che si è ritrovato - meritatamente - in serie A dopo 8 anni senza nemmeno giocare: per di più è successo proprio nel giorno del suo patrono San Nicola, quello che dà anche il nome allo stadio che tra pochi mesi vedrà di scena Inter, Milan, Juventus ecc. Beati loro, speriamo che almeno si ricordino della nostra premura. Era febbraio, quando il Livorno ha vinto per l’ultima volta in casa, e sembra passato un secolo. Gli amaranto parevano predestinati alla promozione diretta, veleggiavano sulla cresta dell’onda e chi al tempo avesse parlato di playoff sarebbe stato tacciato da gufo.
Adesso la promozione diretta è una porta sbarrata a doppia mandata e anche la finestra dei playoff sembra farsi stretta. Sarà difficilissimo difendere la terza poltrona: arduo pensare che Brescia, Empoli &c inciampino anche oggi in casa, contro avversarie tutt’altro che irresistibili. E non sarà facile nemmeno occupare uno strapuntino nel pullman che porta quattro squadre verso gli spareggi per la serie A. Come già col Modena, offende il risultato e ancora di più il modo. Alla Triestina è bastato un golletto beffardo dopo nemmeno cinque minuti per andare alla cassa. Ce ne sono stati novanta per recuperare, ma il Livorno non c’è riuscito, e non lo avrebbe nemmeno meritato granché: i giuliani non hanno rubato niente.
Squadra cotta, sull’orlo di una crisi di nervi. Allenatore in stato confusionale, con giocatori fuori posto (Perticone per tutti) e non disciplinati tatticamente. Pubblico sfiduciato, che non ha più voglia di contestare, ma soprattutto di venire allo stadio, malgrado i prezzi stracciati. E questa Ardenza stregata dalla macumba. Non sarà facile venirne fuori.
Ma ora, dall’anno scorso, l’Ardenza è irriconoscibile come se qualcuno avesse fatto una macumba sul prato. Ora il bunker arcigno e inespugnabile è diventato terra di picnic e allegre scampagnate, dove si prende aria buona di mare e salmastro, si fa una bella merenda e poi si va anche alla cassa.
Tre sconfitte interne quasi consecutive, l’ultima vittoria che risale a più di tre mesi fa. E’ venuto l’Ancona (che ha vinto qui e basta, per il resto dovunque è stato preso a pallonate) e ha vinto rimontando da 0-2 a 3-2 in un quarto d’ora. E’ venuto il Modena e ha tirato fuori i punti che servivano a rinsanguare speranze di salvezza che sembravano molto pallide.
Venerdì sera però il Livorno ha veramente superato se stesso: in un colpo solo ha miracolato la Triestina che ora rivede nuovamente uno spiraglio di serie A, e ha fatto godere il Bari che si è ritrovato - meritatamente - in serie A dopo 8 anni senza nemmeno giocare: per di più è successo proprio nel giorno del suo patrono San Nicola, quello che dà anche il nome allo stadio che tra pochi mesi vedrà di scena Inter, Milan, Juventus ecc. Beati loro, speriamo che almeno si ricordino della nostra premura. Era febbraio, quando il Livorno ha vinto per l’ultima volta in casa, e sembra passato un secolo. Gli amaranto parevano predestinati alla promozione diretta, veleggiavano sulla cresta dell’onda e chi al tempo avesse parlato di playoff sarebbe stato tacciato da gufo.
Adesso la promozione diretta è una porta sbarrata a doppia mandata e anche la finestra dei playoff sembra farsi stretta. Sarà difficilissimo difendere la terza poltrona: arduo pensare che Brescia, Empoli &c inciampino anche oggi in casa, contro avversarie tutt’altro che irresistibili. E non sarà facile nemmeno occupare uno strapuntino nel pullman che porta quattro squadre verso gli spareggi per la serie A. Come già col Modena, offende il risultato e ancora di più il modo. Alla Triestina è bastato un golletto beffardo dopo nemmeno cinque minuti per andare alla cassa. Ce ne sono stati novanta per recuperare, ma il Livorno non c’è riuscito, e non lo avrebbe nemmeno meritato granché: i giuliani non hanno rubato niente.
Squadra cotta, sull’orlo di una crisi di nervi. Allenatore in stato confusionale, con giocatori fuori posto (Perticone per tutti) e non disciplinati tatticamente. Pubblico sfiduciato, che non ha più voglia di contestare, ma soprattutto di venire allo stadio, malgrado i prezzi stracciati. E questa Ardenza stregata dalla macumba. Non sarà facile venirne fuori.
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