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Retata di abusivi, ma la gente li difende
Vigili contestati alla rotonda di Ardenza mentre allontanano gli ambulanti
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LIVORNO. La Fiat Punto sbuca sulla Rotonda d’Ardenza quando mancano dieci minuti alle sei. Scendono tre vigili, altri due irrompono con la moto dal piazzale pedonale lato Tre Ponti e due si appostano nella pineta. Con una manovra a tenaglia, che chiude tutti gli accessi alla Rotonda, scatta la retata anti-borsoni. Che si conclude dieci minuti dopo con un esito imprevedibile. Alla fine sul taccuino degli identificati ci finisce solo un italiano, un livornese che aveva contestato i vigili impegnati nell’operazione. «Vergognatevi a prendervela con quei disgraziati!». I senegalesi, appena hanno visto le pattuglie, hanno ripiegato le loro carabattole e se la sono data a gambe. «Questi corrono come campioni di atletica» racconta, trafelata, una vigilessa. Ecco quello che non ti aspetti, in un rilassato pomeriggio sul mare, fra bimbi che pattinano, coppiette a passeggio e genitori in libera uscita. I vigili dell’ufficio “controllo commercio”, coadiuvati da quelli della circoscrizione, vengono mandati dal comando per allontanare i venditori ambulanti dal lungomare (prima alla Terrazza Mascagni, poi alla Rotonda) e far rispettare la legge ma la gente li contesta, prendendo le difese dei senegalesi. E la retata, così, sfocia in una contestazione a scena aperta agli agenti della polizia municipale. Applausi ironici, frase dette sul muso, qualche sfottò, a dimostrazione di quanto sia duro e impopolare il mestiere del vigile.
I contestatori sono una decina. C’è qualche babbo, qualche mamma e pure dei nonni. Hanno visto gli ambulanti scappare, inseguiti dai vigili, e ci sono rimasti male. Protestano perchè «i venditori non danno fastidio a nessuno. Facile fare i forti con i deboli, eh! Perchè non andate in via Terrazzini, all’Attias?»
L’operazione scatta quando la Rotonda è piena di gente, nel tardo pomeriggio. Ai lati, appoggiati alle spallette o seduti sulle panchine, una decina di ambulanti espongono la merce: perlopiù occhiali, borse, cd e dvd. Alla vista dei lampeggianti scattano come gazzelle. Ecco i due vigili motociclisti entrare nel piazzale pedonale, mentre quattro vigilesse guadagnano velocemente le postazioni degli ambulanti. Qualcuno di loro riesce a mimetizzarsi, due scappano a lunghe falcate nella pineta, fra lo stupore della folla. Un vigile li insegue a piedi, poi arrivano i rinforzi motorizzati che entrano tra i pini e i lecci. E’ a questo punto - mentre le vigilesse sequestrano un paio di “plateau” di occhiali e rimuovono i cartoni - che si alza un mormorio sempre più forte. Una decina di persone prendono le difese dei senegalesi. Il più veemente è un babbo con bimbo al seguito. «Bravi, bravi» applaude ironicamente. «Dovreste vergognarvi a prendervela con loro, non danno noia a nessuno, sono dei disgraziati. Complimenti». Una vigilessa si risente e torna indietro: «Mi dia un po’ i documenti». E lui: «Certo, mica ho paura. Sono Franco Perini, in persona» e li mostra anche al giornalista. Si forma un crocchio di curiosi: «Andassero all’Attias i vigili, dove i nostri bimbi rischiano la pelle tutti i giorni. O in via Terrazzini». Gli agenti lasciano perdere e si infilano nella pineta a caccia dei fuggiaschi e della merce. Nel cassonetto della spazzatura trovano alcune cinture, dei borsoni, gettati durante la precipitosa ritirata. «Non abbiamo fatto in tempo a prenderli - spiega una vigilessa - Non c’è stato neppure modo di arrivare ed erano già spariti. Anche alla Terrazza è andata così, probabilmente lì c’è stata una soffiata». Alla fine il bottino della retata è magro e neppure riempe il bagagliaio del furgone dell’ufficio “Controllo commercio”.
I contestatori sono una decina. C’è qualche babbo, qualche mamma e pure dei nonni. Hanno visto gli ambulanti scappare, inseguiti dai vigili, e ci sono rimasti male. Protestano perchè «i venditori non danno fastidio a nessuno. Facile fare i forti con i deboli, eh! Perchè non andate in via Terrazzini, all’Attias?»
L’operazione scatta quando la Rotonda è piena di gente, nel tardo pomeriggio. Ai lati, appoggiati alle spallette o seduti sulle panchine, una decina di ambulanti espongono la merce: perlopiù occhiali, borse, cd e dvd. Alla vista dei lampeggianti scattano come gazzelle. Ecco i due vigili motociclisti entrare nel piazzale pedonale, mentre quattro vigilesse guadagnano velocemente le postazioni degli ambulanti. Qualcuno di loro riesce a mimetizzarsi, due scappano a lunghe falcate nella pineta, fra lo stupore della folla. Un vigile li insegue a piedi, poi arrivano i rinforzi motorizzati che entrano tra i pini e i lecci. E’ a questo punto - mentre le vigilesse sequestrano un paio di “plateau” di occhiali e rimuovono i cartoni - che si alza un mormorio sempre più forte. Una decina di persone prendono le difese dei senegalesi. Il più veemente è un babbo con bimbo al seguito. «Bravi, bravi» applaude ironicamente. «Dovreste vergognarvi a prendervela con loro, non danno noia a nessuno, sono dei disgraziati. Complimenti». Una vigilessa si risente e torna indietro: «Mi dia un po’ i documenti». E lui: «Certo, mica ho paura. Sono Franco Perini, in persona» e li mostra anche al giornalista. Si forma un crocchio di curiosi: «Andassero all’Attias i vigili, dove i nostri bimbi rischiano la pelle tutti i giorni. O in via Terrazzini». Gli agenti lasciano perdere e si infilano nella pineta a caccia dei fuggiaschi e della merce. Nel cassonetto della spazzatura trovano alcune cinture, dei borsoni, gettati durante la precipitosa ritirata. «Non abbiamo fatto in tempo a prenderli - spiega una vigilessa - Non c’è stato neppure modo di arrivare ed erano già spariti. Anche alla Terrazza è andata così, probabilmente lì c’è stata una soffiata». Alla fine il bottino della retata è magro e neppure riempe il bagagliaio del furgone dell’ufficio “Controllo commercio”.
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