Il Tirreno

Livorno

Studenti: continuare la lotta ma come?

Gianluca della Maggiore
Studenti: continuare la lotta ma come?

La contestazione ora entra nella fase 2. Presidio pomeridiano all’Attias

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. “Anche l’operaio vuole il figlio dottore”. Per inaugurare una nuova settimana di lotta sul fronte scuola quelli del Coordinamento Studentesco scelgono uno striscione evocativo. Lo confezionano lì per lì, in mezzo al via-vai di gente che anima piazza Attias il lunedì pomeriggio. Sono in piazza per un nuovo presidio (una cinquantina gli studenti presenti): distribuiscono ai passanti volantini che dicono a chiare lettere che «la mobilitazione deve continuare». Quelli del Coordinamento dicono che non hanno paura delle «uscite di Maroni» che minaccia di denunciare gli studenti, e non vogliono il dialogo col governo («Le mani tese delle ultime ore? Tirano solo l’acqua al loro mulino») o con le istituzioni locali («il consiglio comunale sulla scuola? Discutano pure tra loro. A noi non interessano le loro vetrine. Basti dire che per noi Fioroni è il ponte tra la Moratti e la Gelmini»).

Basta ’68! Il motto dello striscione di piazza Attias dicono di averlo visto alla marcia dei 60mila di Firenze di due settimane fa, ma chissà se lo sanno di aver griffato il lenzuolone con una frase di “Contessa”, la canzone di Pietrangeli più rappresentativa del ’68. Eppure di cose successe 40 anni fa non ne vogliono sentir parlare: «Basta con questi paragoni», dice Giacomo Sini, uno di quelli più attivi nel tirare la carretta del Coordinamento: «Allora c’era uno scontro generazionale: si lottava contro un intero sistema di regole sociali. Oggi il movimento è trasversale: prof e studenti insieme. Tutti uniti per salvare la scuola pubblica. In futuro ci chiameranno “quelli dell’8”: ora pensiamo solo al presente».

Niente cali. Semmai, al presente, c’è da tener vivo il fuoco di un movimento che dopo tre settimane densissime di proteste tra cortei, sit-in, lezioni in piazza e occupazioni è alle prese con un fisiologico calo di intensità. «Non vedo questo rischio», smorza subito Dario Antonelli del Coordinamento: «L’interesse da parte di tutti è ancora alto: eravamo più di 300 a Roma, giovedì abbiamo in programma un altro presidio, venerdì organizziamo un nuovo corteo, in tanti già ci chiedono le informazioni per la nuova manifestazione nazionale in agenda il 14 a Roma». Nuove modalità di protesta: è il tam tam sul quale insistono i ragazzi nei vari istituti. «Ci stiamo impegnando a cercarle», dice Antonelli: «Il dato importante è che in questi giorni tutte le scuole si sono formati dei Collettivi studenteschi molto forti, come non si vedevano da anni». Ancora occupazioni. Passando in rassegna la situazione nelle varie scuole si capisce che la stanchezza comincia ad affiorare: le proteste si fermano all’Isis Niccolini-Palli e all’Iti («ma continueremo a partecipare a tutte le iniziative del Coordinamento», assicurano).

Ma si capisce anche che tra i leader del movimento c’è grande risolutezza nel non voler mollare la presa. «Dopo una settimana di occupazione con blocco totale delle lezioni», dice Eva De Santi, in quinta al Cecioni, «da questo lunedì abbiamo deciso di fare assemblea permanente: lezione la mattina e occupazione al pomeriggio». Poi aggiunge: «Molti, specie tra i più piccoli, cominciano a pensare che le proteste non servono a niente perché tanto il governo tira dritto. Noi pensiamo invece che è proprio questo il momento di non arrendersi, per non vanificare tre settimane di lotta».

La formula dell’“occupazione intelligente” prosegue anche al Nautico dove ieri pomeriggio era in programma un incontro per gli studenti con due consiglieri comunali: in ballo è anche un aspetto specifico per l’istituto di piazza Giovine Italia, il rischio che i nuovi provvedimenti portino a perdere di nuovo l’autonomia dopo la lunga battaglia per riaverla. Gli studenti ci tengono a rivendicare la maturità del loro movimento: «Al Geometri - dice un alunno di quinta - questa settimana abbiamo interrotto l’occupazione per permettere gli esami del timbro per gli esterni. Adesso vogliamo però impegnarci a far arrivare i messaggi alle famiglie». Anche all’Itc Vespucci ci si interroga come affrontare la fase 2 della contestazione: «Vogliamo discuterne fra noi», dice Umberto Vivaldi jr. In assemblea ma ancora non c’è una data.

Enriques, che si fa? Un caso particolare è quello del liceo Enriques dove ieri mattina si è tenuta una dibattutissima assemblea studenti (6-700 i partecipanti). «Dovevamo decidere come proseguire la lotta», dice Michele Giannoni, che frequenta la quarta: «Alla fine è stata votata l’occupazione con blocco totale delle lezioni. Solo che a volerla sono stati soprattutto gli studenti dei primi anni. Noi di quarta e quinta preferiamo continuare con l’assemblea permanente perché qui lottiamo solo per il diritto allo studio. Bloccare le lezioni è inutile e dannoso: per questo la decisione definitiva deve essere ancora presa».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web