Il Tirreno

Livorno

«Non ce la facciamo più a gestire l’ippodromo»

Bilancio in rosso, finanziamenti incerti dall'Unire: Labronica Corse getta la spugna

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LIVORNO. La crisi nazionale dell'ippica, un fenomeno che si protrae da diversi anni e che ha trovato il culmine nelle ultime settimane, sta portando le sue conseguenze anche sul Caprilli. I conti dell'ippodromo livornese sono stati ieri mattina al centro del dibattito in commissione bilancio del Comune. Numeri in progressione negativa ormai da qualche anno, e ora la Laborinica Corse non ce la fa più a gestire l'impianto.
 I CONTI. A partire dal 2004, la Labronica Corse Cavalli Srl ha dovuto attingere dagli utili accantonati per coprire perdite in crescita costante: dalle iniziali 19.729 fino al record del 2005: 538.000. La perdita del 2007 è di 250.000; cifra mitigata dall'incasso di un vecchio credito Iva del 1982. Con quest'ultimo ripianamento sono terminate le riserve: se - come è certo - nella gestione del 2008 si accumuleranno altre passività, stavolta si dovrà attingere al capitale sociale. Eppure la Labronica Corse è titolare di crediti con l'Unire (l'ente che finanzia gli ippodromi) per oltre un milione di euro.
 LE CAUSE. I problemi del Caprilli, e non solo, derivano dal meccanismo di finanziamento previsto dallo Stato. Mentre il Coni fu messo in condizione anni fa di svincolarsi dal Totocalcio, l'ippica è ancora vincolata alle giocate di questo sport; scommesse che di per sé sarebbero sufficienti al sostentamento degli impianti se l'importo delle scommesse sulle gare corse su un determinato impianto potessero entrare direttamente all'ente gestore del circuito. Ma non è così. Una procedura piuttosto complessa prevede infatti che tutte le giocate siano incassate dal Monopolio di Stato, che trattenuta una buona parte le gira all'Unire, il quale li divide equamente tra gli enti gestori. Il risultato finale è che agli ippodromi non rimane quasi nulla delle importanti cifre giocate. A penalizzare il mondo dell'ippica ci sono anche i costi di esercizio: mediamente una giornata di gare al Caprilli costa 20.000 euro.
 LA GESTIONE. La Labronica Corsa gestisce l'ippodromo, al 50% col Comune, da molti anni, e l'impianto ha ventidue dipendenti che si occupano delle gare e della manutenzione. Il presidente Andrea Ghezzani non nasconde la sua stanchezza: «Gestiamo l'impianto da molti anni, a livello quasi familiare. Io sono il più giovane, ed ho 57 anni. Ma ho anche la mia professione da portare avanti». Il presidente non fa misteri che forse è il momento di passare la mano nella gestione di un'attività che oltre ad essere in crisi andrebbe portata avanti - per sua ammissione - da una nuova impresa specializzata che possa operare in un contesto ormai cambiato.
 E poi ci sono i timori sul finanziamento dell'Unire. L'ente nazionale opera con i vari ippodromi secondo una convenzione tariffaria, giuidicata particolarmente ingiusta, che la Labronica Corse ha impugnato con successo. Una impugnazione e rinegoziazione che dovrebbe per l'appunto portare nelle casse malmesse oltre un milione. Già, dovrebbe ma non è affatto sicuro che sarà cosi. L'Unire è in piena crisi; molte corse (anche prestigiose) sono state sospese ed i premi ridotti. In questo contesto il credito non è detto che poi verrà liquidato.
 IL FUTURO. Sia l'assessore Nebbiai - che ha apprezzato l'impegno della Labronica - che i membri della commissione si sono detti concordi che la situazione deve cambiare e l'unica via da perseguire sembra il bando per l'affidamento in concessione dell'impianto. Una soluzione complessa, perché se il quadro non cambierà sarà difficile trovare una società interessata.

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