Il Tirreno

Livorno

Rossignolo: ecco perché non vengo più

Luciano De Majo
Rossignolo: ecco perché non vengo più

«Aspetto ancora le aree e dal Monte dei Paschi c'è solo silenzio»

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LIVORNO. «All'incontro di Firenze io non sono interessato. Con gli incontri non si risolve niente. Sono disponibile a firmare carte, questo sì: il contratto di comodato dell'area Delphi, ad esempio. Oppure il contratto di finanziamento con le banche. In queste condizioni non sarò all'incontro». Gian Mario Rossignolo, e come lui anche suo figlio Gian Luca, non fa marcia indietro. Dopo la lettera inviata a istituzioni e sindacati, conferma che non ci sono più le condizioni per un suo impegno sulla ex Delphi. «E lo dico con rammarico, glielo assicuro. Sono mesi e mesi che ce la meniamo, ora basta».
 Eppure lei qualche mese fa sembrava credere fortemente in quest'operazione...
 «Ma ci credo ancora. Solo che mancano le condizioni essenziali».
 Andiamo per ordine, Rossignolo: lei nella sua lettera accusa Comune e Regione.
 «No, io non accuso nessuno. Anzi, se devo essere sincero la Regione Toscana sta tenendo fede ai suoi impegni».
 E il Comune invece no?
 «Non vado alla ricerca di responsabili. Io apprezzo fortemente l'impegno che il sindaco ha messo in questa vicenda. Ma purtroppo parlano i fatti: noi non abbiamo ancora la disponibilità dell'area. Non voglio dire che sia colpa sua o della sua amministrazione, ma l'area non è ancora in nostro possesso».
 Però il sindaco ha detto chiaramente che i suoi impegni li manterrà fino in fondo.
 «Bene. Però le carte non sono ancora pronte. L'attività industriale Ma il problema è che i tempi stanno stringendo. Lo sa quando scade la cassa integrazione?».
 Il 15 luglio, se non sbagliamo.
 «Esatto. E il 15 luglio è un tempo ravvicinatissimo. Noi abbiamo firmato un accordo al tavolo del governo l'8 maggio scorso».
 Ecco, a proposito del rapporto col governo: l'uscita di scena di Bersani ha cambiato qualcosa nei rapporti?
 «No, assolutamente niente. Ma non c'entra nulla il governo: lì abbiamo già firmato tutto quello che c'era da firmare. E' stato un accordo costruito con il governo precedente e siglato con quello attuale. Sono altri i problemi da risolvere».
 Quali sono, allora, questi problemi?
 «Prima di tutto poter avere l'area. Non è che possiamo fare la nostra attività industriale in piazza, questo è chiaro».
 Poi voi vi riferite alla deliberazione della Regione, nella vostra lettera.
 «Sì, ma a quanto ci risulta questo è un problema in via di risoluzione».
 Cos'altro c'è?
 «La questione della linea di credito stand-by da 10 milioni di euro».
 Anche in questo caso tirate in ballo le istituzioni?
 «No, loro non c'entrano. Riguarda il rapporto con le banche».
 E in particolare il Monte dei Paschi. O no?
 «E' così».
 Ma che cosa possono fare enti locali e Regione, al di là di un minimo di pressione?
 «Non diamo responsabilità a loro su questo. Però noi abbiamo presentato una corposa documentazione senza ricevere alcuna risposta. E' chiaro che così non c'è possibilità di andare avanti con il nostro progetto».
 Da Siena avete avuto segnali negativi?
 «No. Nessun segnale. Mentre notizie positive sembrano arrivare da Intesa-San Paolo, che dovrebbero partecipare al finanziamento. E in questo caso, come si dice: niente nuove, cattive nuove».
 Sempre per un fatto di tempi?
 «Certo».
 Ma perché questo problema all'improvviso?
 «Basta leggere l'accordo che abbiamo firmato tutti quanti a Roma per capirlo. Il 15 luglio la cassa integrazione scade e noi dovremmo fare il passaggio diretto dei lavoratori alla nostra azienda. Ma in assenza delle condizioni minime non possiamo farlo. Senza l'avvio dell'attività, com'è possibile assumere i lavoratori? Non è che possono venire a casa mia...».
 Ma lei ha ricevuto la lettera del Comune che conferma tutti gli impegni, a cominciare dall'acquisizione dell'area da concedere alla vostra azienda in comodato?
 «No, non ho visto niente. Ma a Torino è giorno festivo, è San Giovanni».
 Per lei è davvero finita l'idea di venire a Livorno?
 «Se le cose stanno così, sì. Per me è il tempo della concretezza: in presenza di una reale possibilità di stringere sarei felice di tornare a Livorno. Ma non mi sembra questa la situazione: incontri e discorsi ormai non servono più».

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