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Acori: ecco la sua prima intervista

Acori: ecco la sua prima intervista

"Voglio Tavano, Diamanti e Knezevic". L'invito a Spinelli a vendere poco: il Chievo è tornato subito su...

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                                  di Sandro Lulli

Acori, sulla panchina del Rimini ha disputato un buon campionato, forse quello con cui s'è fatto definitivamente conoscere. Un ottimo settimo posto, a ridosso del Pisa, sfiorando di poco i playoff. Perché ha scelto di guidare il Livorno?

 «Perché mi piace questa piazza. Il colpo di fulmine l'ebbi tanti anni fa quando allenavo la Sangiovannese e giocammo con gli amaranto di Protti e Carruezzo, allora in serie C1 e da Livorno arrivarono in migliaia a sostenere gli amaranto».
 Quindi le piacciono anche le sfide, le squadre da ricostruire, i campionati difficili in partenza?
 «Mi piace mettermi in gioco. Mi piace soprattutto questo lavoro. Amo il calcio tanto da non guardare alla categoria in cui allenato. Tanto da non guardare a quanto guadagno. Però io vengo dal basso, ho allenato in tutte le categorie iniziando dalla Prima e così via. Punto alla serie A».
 Questo le fa onore, se si considera che spesso gli allenatori nel calcio italiano fanno sovente carriera se sono agganciati al carro giusto.
 «Sono nato ad Assisi ma vivo a Roma, dove mia moglie gestisce un negozio (articoli sportivi ndr.). Se avessi voluto avrei fatto parte anch'io della Gea. Ma ho sempre declinato l'offerta, perché poi se ti aggreghi a qualche gruppo potente poi finisce che gli devi prendere tre-quattro giocatori della scuderia e farli giocare. E alla porta hai sempre la fila dei procuratori»
 Dunque lei che cosa fa dinanzi a queste dinamiche?
 «Nelle mie squadre ha sempre giocato chi merita, non chi ha il procuratore potente. A Rimini avevo un giocatore che era anche vice sindaco, ma con me non ha mai giocato. In campo va che lega con lo schema, chi s'impegna e lotta».
 Ha firmato per una stagione, ma il ritorno in serie A è programmato su due
 «Ho firmato per una stagione però il presidente Spinelli ha voluto che firmassi anche l'opzione per la seconda stagione e l'ho fatto. Io anche a Rimini dove sono stato sette stagioni ho sempre firmato anno dopo anno. Perché voglio essere libero di valutare il mio lavoro e non stare in una società se il lavoro non procede bene. Mi sembra anche una forma di onestà».
 Sa bene che il presidente Spinelli è uno della vecchia guardia; uno di quelli che se le cose non vanno bene rende le cose difficili anche agli allenatori
 «Io sono abituato a lavorare con i presidenti passionali. Spinelli mi ha subito ricordato quello che avevo a Rimini e si definiva un presidente-ultrà (Bellavista morto l'anno scorso a 65 anni per infarto ndr). Quando perdevamo per tre giorni scendeva il gelo, poi litigavamo, quindi tornava il sereno. Preferisco i dirigenti così a quelli che ti fanno il sorriso e poi ti pugnalano alle spalle. Dico dei presidenti ma anche dei tifosi. Se c'è da dire qualcosa meglio farlo in maniera diretta».
 Non la disturba venire in una società che spesso viene messa in vendita e dove non si è ancora capito se Spinelli vuole restare o meno?
 «Io ho capito che acquirenti non ce ne sono; che grandi offerte non sono state fatte».
 Parlavamo delle sfide. Questa col Livorno non è male. Deve costruire una squadra per quasi il 70% e poi metterla assieme, darle una fisionomia
 «Non la dobbiamo ricostruire per il 70%, ma diciamo per la metà. Io ho già detto che voglio giocatori con entusiasmo e qualità, altrimenti il salto dalla B alla A, più difficile che nella A la qualificazione in zona Uefa, non sarà possibile. Quindi occorrerà bravura, ma anche convinzione e sacrificio. Del resto lo sappiamo che se la squadra non avrà questa connotazione non ce la faremo ad andare a cercare di vincere su ogni campo».
 Probabilmente lei sarebbe più per confermare la maggior parte dei giocatori appena retrocessi dalla serie A
 «Io ho visto che il Chievo retrocesse la stagione scorsa ma rimasero tutti o quasi al proprio posto ed è subito tornato su. Messina e Ascoli non hanno fatto così ed hanno vissuto un campionato diverso».
 Quindi meno cessioni e più conferme. Quali giocatori vorrebbe che restassero?
 «Faccio una premessa: quando si verifica una retrocessione siamo tutti colpevoli, anche i giocatori. Quindi non sarebbe male che si prendesero la responsabilità di risalire. Le cessioni? In fondo per ora sono state solo due: Amelia e Pasquale, non vedo questo clima di smobilitazione che si vuole far intendere. Comunque sarei contento se restassero Knezevic, Diamanti e Tavano. Tavano farebbe anche da traino a molti suoi compagni che magari non vogliono la serie B».
 Ha visto come è stato impiegato Tavano in molte partite? Da prima punta, un errore grossolano.
 «Lo so. Tavano è una seconda punta, lo conosco da quando giocava nella Rondinella. Con lui e gli altri potremmo giocare come la Roma, senza un terminale offensivo».
 Da Rimini rimbalzano molti nomi della sua ex squadra
 «Ho letto che ne porterei molti. Non è così. Intanto Milone non viene più, Ricchiuti neppure. Peccarisi se non si accorda con la Salernitana forse viene qui».
 E non c'è nessun altro dei Rimini che vorrebbe?
 «Io vorrei Vantaggiato, una forza della natura. Un centravanti di 24 anni davvero molto bravo. Ma non so se sia possibile».
 In attacco, per ora ci sono Danilevicius, Rossini, Diamanti, Tavano
 «Danilevicius mi piace molto. Lo volevo anche a Rimini ma aveva un ingaggio alto per la società romagnola».
 Ha parlato con qualche giocatore del Livorno?
 «Ho parlato con Grandoni che conosco da tempo e poi con Loviso, un ragazzo che ha saputo mettersi in gioco scendendo dalla A alla C1 e si è rivalutato. Davvero un buon regista».
 Tatticamente da cosa non può prescindere?
 «Dalla difesa a quattro».

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