Il Tirreno

Livorno

«Matteo forse aveva un coltello»

Due testimoni: stringeva qualcosa tra le gambe mentre era chino sul padre

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LIVORNO. «L'ho trovato morto e mi accusano di averlo ucciso io!». È incredulo e addolorato Matteo Fioriti, 24 anni, da venerdì sera in carcere con l'accusa di aver ucciso il padre Fabrizio, 49 anni, massacrato a coltellate nel parcheggio dei Salesiani di via Fontana giovedì pomeriggio tra le 16 e le 17.
 Il giovane venerdì sera è stato sottoposto a fermo di polizia con l'accusa di omicidio volontario. L'elemento principale che ha portato gli investigatori della Squadra mobile della questura, coordinati dalla dirigente Angela Marvulli e dalla pm Carmen Santoro, a sospettare del ragazzo è il ritrovamento, a pochi metri dal luogo del delitto, di un coltello da cucina. Arma che, secondo quanto accertato dalla polizia, farebbe parte di un set conservato a casa di Matteo, che vive alla Leccia con la mamma Antonella, la sorella Beatrice, il secondo padre Roberto Viaggi e Andrea, figlio di quest'ultimo. E ci sarebbero un paio di testimoni che avrebbero detto di aver visto un oggetto che sembrava un coltello stretto tra le gambe di Matteo mentre era chino sul padre.
 Ma ci sono anche altri indizi.
 Il coltello. È stato trovato sotto un cassonetto, a pochi metri dal punto in cui si è consumato il delitto. L'arma, saltata fuori venerdì, è ritenuta dagli investigatori compatibile con le ferite inferte sul corpo della vittima. Dopo il ritrovamento, è scattata la perquisizione in casa di Matteo Fioriti dove è stato trovato un set di coltelli da cui ne manca uno solo, delle stesse dimensioni di quello recuperato vicino al parcheggio dei Salesiani. A questo proposito, lo stesso Matteo Fioriti ha detto all'avvocata che lo difende, Anna Francini, di non saper nulla di quel coltello. «È normale che le posate si perdano - dicono amici di famiglia di Matteo - In quale cucina di quale casa i set sono tutti al completo?».
 E la difesa aggiunge: «Per accusare aspettiamo il risultato delle impronte digitali e gli esiti dell'esame del sangue sulla salma».
 Nessuno ha visto altre persone nel parcheggio. Un altro elemento indiziario su cui la polizia sta lavorando riguarda il fatto che nessun testimone, e neppure lo stesso Matteo Fioriti ha visto altre persone aggirarsi sul luogo del delitto. In pratica, in base a quanto emerso dalle indagini, l'unica persona nel piazzale dei Salesiani sarebbe stato Matteo. Una testimone ha riferito di aver udito un forte rumore, forse provocato dal corpo di Fabrizio Fioriti che cadeva a terra, e di aver visto un giovane chino sul ferito la cui descrizione corrisponde a quella di Matteo. Ma secondo la difesa del giovane, il fatto che sul posto non ci fosse nessuno non è certo indicativo della colpevolezza di Matteo. Il ragazzo ha infatti da subito raccontato agli inquirenti di aver trovato il babbo agonizzante.
 «Si è allontanato dal padre moribondo». In base a quanto emerso, la testimone avrebbe anche detto alla polizia di aver notato lo stesso giovane che s'allontanava dal padre, ormai morente, in direzione di via Pannocchia. Dove andava? Perché lasciare a terra da solo il babbo in quelle condizioni? Sono queste le domande che si sono posti gli investigatori della Squadra mobile. Interrogativi le cui risposte fornite dal ragazzo non li hanno convinti.
 Matteo, infatti, prima di essere indagato per omicidio, sentito dagli inquirenti giovedì sera e notte come persona informata dai fatti, aveva detto di essersi allontanato per andare a prendere la sua auto, parcheggiata a qualche metro di distanza dal parcheggio per portare il padre in ospedale. Ma perché non ha usato quella del genitore? Appena saputo che l'ambulanza doveva arrivare da Montenero, voleva avvicinare la macchina al padre per portarlo in ospedale. Lo ha confermato anche la legale Francini: «Matteo ha posteggiato la sua auto e s'è avvicinato al padre a piedi. Poi, quando l'ha visto in quelle condizioni, è corso a riprendere la macchina per portarlo in ospedale per abbreviare i tempi dell'ambulanza».
 «Doveva vedere uno strozzino». Matteo ha riferito alla polizia che il padre, con cui aveva appuntamento alla Snai, gli aveva confidato di dover prima vedere, al parcheggio dei Salesiani, una persona a cui doveva dei soldi. Un racconto che non convince gli inquirenti. Perché un usuraio ammazzerebbe la persona da cui deve ancora ricevere del denaro? Si chiede la polizia, che su questo aspetto sta ancora indagando, per far luce su un punto molto delicato di tutta la vicenda.
 D'altro canto, il giovane si è difeso ribadendo che lui stesso, preoccupato per il misterioso appuntamento di cui il babbo gli aveva parlato, si era recato nel parcheggio per proteggerlo, perché temeva che potesse succedergli qualcosa.
 Il movente. Secondo gli investigatori, Matteo avrebbe potuto uccidere il padre spinto dal difficile rapporto che si era creato tra i due per questioni di soldi. Pare, infatti, che Fabrizio dovesse del denaro al figlio e anche a sua sorella. L'avvocata Francini controbatte: «Non è vero che avevano un rapporto conflittuale, erano molto uniti. Il padre aveva l'abitudine del gioco, ma non mi risulta che tra i due ci fossero forti contrasti per motivi di denaro».
Lara Loreti
Nella foto Matteo Fioriti di fianco alla Questura con il suo "secondo" padre, Roberto Viaggi, nella cui casa è entrato ancora bambino raccogliendo amore e attenzioni da tutti i familiari.

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