Il Tirreno

Livorno

«Così pagavo i dirigenti della Porto 2000»

Fornitore chiama in causa gli ex-vertici: giravo loro parte degli importi gonfiati

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LIVORNO. Se volevi lavorare con la Porto 2000 il sistema era quello e ti dovevi adeguare. E cioè: emettere fatture gonfiate, anche di quindici volte il reale valore della fornitura, e poi stornare, cioè girare parte delle somme riscosse ai dirigenti della società, quegli stessi dirigenti che avevano avuto l’idea di pagare la fattura gonfiata. Ex dirigenti, per la precisione, dal momento che Bruno Lenzi non è più presidente della Porto di Livorno 2000 dal maggio 2007 e che Bruno Crocchi e Armando Totini sono stati licenziati lo scorso autunno. Giorgio Parlagreco, imprenditore, fra i principali fornitori della Porto 2000 durante la presidenza di Lenzi, è stato citato in giudizio dall’attuale gestione della società. L’amministratore unico della Porto 2000 Guido Asti rivuole indietro i 644mila euro pagati in più, fra il 2003 e il 2006, per forniture di prodotti per l’igiene e lavori edili; chiede inoltre un consistente risarcimento danni (100mila euro di danni morali più quelli, da quantificare, derivati dalle sanzioni tributarie che si abbatteranno sulla società).

Parlagreco, però, non sta fermo a prenderle. E, costituendosi in giudizio, contrattacca, chiamando davanti al tribunale quelli a cui - almeno così sostiene - avrebbe girato parte dei soldi percepiti in più: soldi pari al «50, 60, 70 per cento dell’importo fatturato». Ad essere chiamati in causa sono sei fra ex ed attuali dirigenti e dipendenti della Porto 2000: fra questi Bruno Lenzi, ex presidente, Bruno Crocchi, ex direttore, Armando Totini, ex responsabile per la sicurezza, già indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica. Parlagreco ha un’impresa che fornisce prodotti e servizi per l’igiene e svolge lavori edili. «Nel 2001 - racconta - fui contattato dalla Porto 2000 sia per la fornitura di materiale igienico sanitario che per l’appalto di opere edili. Tale collaborazione fu dai dirigenti della società condizionata e subordinata al fatto che emettessi a carico della Porto 2000 fatture per importi superiori al materiale effettivamente fornito e ai servizi effettivamente resi». Gli importi, aggiunge, «venivano suggeriti, avallati e liquidati dagli stessi dirigenti della Porto 2000».

«La fattura - spiega - mi veniva regolarmente pagata, ma poi dovevo rimettere a mezzo di denaro liquido somme nella misura del 50, 60, 70% ai dirigenti della Porto 2000». Le forniture gonfiate a cui allude Parlagreco sono quelle di prodotti per l’igiene (rotoli di carta igienica, sapone liquido, salviette, teli doccia): risultano fatturati 11.500 pezzi nel 2003, 42.290 nel 2004, 49.080 nel 2005 e 34.106 nel 2006. In realtà, come annotato nei registri manuali, e confermato dallo stesso Parlagreco, ne sono stati forniti molti meno: 2300 pezzi nel 2003, 2254 nel 2004, 2462 nel 2005 e 2336 nel 2006, con una sovraffatturazione complessiva di 595mila euro. Secondo quanto ricostruito dalla Finanza, i soldi (pubblici) della Porto 2000 tornavano nella disponibilità (privata) dei suoi manager anche attraverso un altro canale. Il 4 gennaio 2006, a saldo di cinque fatture, la Porto 2000 versava su un conto corrente di Giorgio Parlagreco un assegno di 65.378 euro. Nello stesso giorno, dallo stesso conto venivano tratti quattro assegni per complessivi 44.737 euro intestati a «mio proprio», girati da Parlagreco e poi ulteriormente girati per l’incasso da Totini e versati da quest’ultimo sul proprio conto corrente.

Il giorno dopo Parlagreco ritirava dal suo conto 20.600 euro - che sommati ai 44.737 del giorno prima corrispondevano all’importo delle fatture pagate - e poche ore dopo sul conto personale di Lenzi veniva effettuato un accredito in contanti di 20mila euro. C’è materiale in abbondanza per il tribunale. Bruno Lenzi si è già costituito nella causa intentatagli dalla Porto 2000, sostenendo l’insussistenza di tutte le accuse.

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