Il Tirreno

Livorno

Spinelli ha perso la sua sfida

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di Sandro Lulli


Questa è la città delle disfatte: qui la stagione scorsa successe di tutto, dopo la sconfitta: il tecnico Arrigoni si scagliò contro Spinelli ma fu bloccato prima che partisse l'uno-due perché non gradì le critiche del presidente. Poi sbottò Amelia, Lucarelli non restò nell'anonimato. Forse i prodomi della fine furono quelli. Di sicuro dopo questa sconfitta tramonta il sole sulle speranze, cala il sipario sul ciclo storico di questa gestione societaria destinata a passare alla storia, ma anche condannata ad espatriare.
 Abdica Sciu Aldo, in questo pomeriggio caldo, in questo stadio che evoca battaglie calcistiche ma consegna un Livornino gracile e impotente. Abdica Sciu Aldo dentro quel maglioncino giallo ormai privo di proprietà miracolose: ci vorrebbe ben altro per salvare dal naufragio in serie B. Abdica Sciu Aldo col volto terreo, lo sguardo perso nel vuoto. «Basta, basta, non vedo l'ora di vendere la società. Aspetto una chiamata».
 O amato o odiato: questo è il destino di Spinelli che ha il vizio di esasperare le situazioni, sfidare sempre e comunque tutti con quel suo istinto del giocatore d'azzardo, sempre pronto a «giocare» e «rigiocare», a scommettere su questo e quello. Ha regalato il salto dalla C1 alla A; è riuscito a tenere gli amaranto quattro stagioni nel massimo campionato: tra qualche anno forse sarà rimpianto. Ma in questo momento Aldo Spinelli è un presidente «licenziato dalla tifoseria», come ebbe a dire lui stesso qualche settimana fa.
 Ci sarebbe piaciuto un presidente reattivo, propositivo. Invece parla ancora di cessione, vendita. Aspetta il gruppo Berrighi che si riunisce mercoledì per fare il punto. Nell'ombra di Sciu Aldo ci sono sei imprenditori: vedremo se si ripartirà da questa cordata, unico appiglio che adesso fa intravedere la ricostruzione

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