Il Tirreno

Livorno

Nasce un’altra Porta a Terra

Nasce un’altra Porta a Terra

Dalle carte del piano particolareggiato del Nuovo Centro spuntano un ipermercato, due torri da 30 metri, uffici e centinaia di alloggi. Un'altra Porta a Terra, con 50mila mq di commerciale e 59mila di residenziale, su un'area pari a 160 campi di calcio. Sagome avveniristiche, ispirate alle grande architettura, che trasformeranno la zona tra Salviano e la città. I verdi già insorgono: una colata di cemento che ucciderà il piccolo commercio. L'operazione consentirà al Comune di chiudere il contenzioso con Fremura, a cui saranno ceduti i terreni da edificare.

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LIVORNO. Ci sono immagini più efficaci di pagine di numeri e di parole. Eccole le foto del Nuovo Centro, che nascerà sui terreni che il Comune cederà a Fremura. Sono appena quattro e simulano quello che nascerà nei terreni ai lati di via del Levante, tra il cimitero della Misericordia e Salviano, quasi un buco rimasto nel cemento cittadino. Un buco che sarà riempito da qualche centinaio di alloggi, un centro commerciale costituito da una “stecca” di 300 metri per 100 e da due cubi (di 70x80 e 80x100 metri), due torri di 30 metri, una fila di capannoni, il deposito dell’Atl e il nuovo distretto sanitario. Sono 50.670 metri quadri di superficie pavimentata lorda destinati a commerciale, 59.950 mq calpestabili di residenziale, 29.940 di terziario. La tentazione è di proseguire con i numeri, davvero notevoli: 863.000 metri quadrati di superficie totale (pari a 150 campi di calcio), 144mila mq di terreni che saranno impegnati per il centro commerciale, altri 113mila per le abitazioni, 40mila su cui spunteranno uffici.

Ma sono dati freddi, non rendono l’idea come le simulazioni al computer effettuate dal pool di progettisti. E l’occhio cade inevitabilmente sul grande centro commerciale. Il bis di Porta a Terra, formato Postdammerplatz Berlino. Su cui ha già messo gli occhi Esselunga, che coronerebbe così il desiderio di sbarcare a Livorno. L’ipermercato sorgerà nei terreni a destra di via del Levante, quelli che degradano verso La Rosa. Ci si accederà da una rotonda, che immetterà nel parcheggio. Il progetto prevede un laghetto, che rifletterà la facciata del centro commerciale. Davanti ai visitatori si staglierà un fronte di 320 metri di acciaio, vetro e cemento, spezzato da linee trasversali. A destra lo sguardo si allungherà sulle due torri di 17 piani, tutte a vetro, congiunte da un ponticello in modo da creare un semicerchio. A sinistra, invece, la mole tozza di altri due contenitori commerciali.

Chi avesse dubbi sulle dimensioni si può fidare delle definizioni attribuite alle tre superfici dal Comune: ipermercato 1, ipermercato 2 e ipermercato 3. A sinistra di via del Levante - dove talvolta staziona il circo - si estenderà la parte residenziale del Nuovo Centro. Non quantificati gli alloggi, ma dovrebbero essere oltre un centinaio. Il triangolo racchiuso tra la via del Levante, il rio Cigna e la ferrovia sarà attraversato da tre strade. Oltre la variante si estenderà invece la parte destinata a servizi: due gli interventi principali - il deposito dell’Atl e il distretto sanitario - mentre l’area divertimenti e luna park, bersagliata dalle proteste dei residenti e della circoscrizione, è stata tolta dalla lottizzazione. Un intervento monstre. Si pensi che il Comune ha calcolato che dovranno essere versati 25 milioni di euro di oneri di urbanizzazione. «Ma comunque un intervento più leggero delle previsioni urbanistiche» ha spiegato il sindaco Cosimi, illustrando il piano particolareggiato ai capigruppo consiliari.

I metri quadrati di superficie lorda calpestabile sono 192mila rispetto ai 251mila previsti dal piano strutturale, mentre se si fosse applicato il regolamento urbanistico del 1999 sarebbero stati ancor più: 259mila. Anche l’area a destinazione residenziale sarebbe stata ridotta, da 59.590 a 57.040 metri quadrati. Cifre contestate dalla radice dai verdi, secondo cui «si passa da 135 a 102mila metri quadrati edificati». Tutto quello che abbiamo descritto non è una proposta di parte, ma il piano particolareggiato redatto dal Comune. Potrà tornare emendato dalla Regione, asciugato nelle superfici e nei volumi, ma dovrà essere approvato se si vorrà evitare che cada la spada di Damocle del contenzioso Fremura. Il Comune ce la metterà tutta per onorare l’accordo stipulato a marzo ed evitare il pagamento di 46 milioni di euro.

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