Il presidio
Rifondazione: l’industria resta a rischio
Luciano De Majo
E i Verdi insistono: «Se perdessimo al Tar, arriveremmo fino al Consiglio di Stato»
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Il ricorso pendente al Tar della Toscana contro la Porta a mare porta la firma di «Volpi Gabriele e altri». Il tribunale amministrativo se n’è occupato il 27 aprile scorso. Da oltre tre mesi, dunque, è atteso il deposito della sentenza su questa partita, nella quale i ricorrenti sono assistiti dagli avvocati pisani Giancarlo Altavilla e Carmelo D’Antone e, sul fronte opposto, c’è l’ufficio legale del Comune, insieme ai legali fiorentini Giuseppe Morbidelli e Roberto Righi che tutelano la Stu Porta a mare, inseritasi nel procedimento come «interveniente» a fianco del Comune. Gabriele Volpi, il primo firmatario del ricorso, capogruppo dei Verdi al Comune di Livorno, non vede grandi novità all’orizzonte dopo l’accordo firmato alla presidena del consiglio. «Il nostro giudizio sull’operazione Porta a mare non cambia di certo: rimane lo stesso, senza alcuna variazione», dice lapidario.
«La questione del vincolo industriale non è la più importante che abbiamo sollevato durante questi anni - prosegue Volpi - piuttosto noi continuiamo a essere convinti del fatto che con questa operazione si infrange il Piano regolatore. Doveva essere fatta una variante urbanistica e questa non c’è stata. Ci hanno detto che è stata seguita un’altra strada per questione di tempi. Ma intanto sono passati tre anni e la partita non era stata ancora definita: il tempo per fare una variante ci sarebbe stato tutto».
Volpi si dice fiducioso per l’esito del ricorso. «Il tribunale amministrativo si è pronunciato - dice - ma ancora non ha scritto e depositato la sentenza, che stiamo aspettando. Se anche dovesse essere a noi sfavorevole, credo che ci siano tutte le condizioni per andare al Consiglio di Stato».
L’altra componente politica che ha sostenuto le ragioni e i contenuti del ricorso al Tar è Rifondazione comunista, il cui peso politico in città è tutt’altro che irrilevante. La lettura del documento firmato a Roma lascia nel segretario provinciale del partito Alessandro Trotta qualche dubbio. «Sono almeno due le questioni che non mi convincono - dice - la prima è quella delle riparazioni navali. Dire che con questo accordo sono salve mi pare eccessivo: la trattazione di questo tema è rimandato, di fatto, ad altro contesto, mentre andava affrontato e risolto contestualmente alla sigla di questo accordo». Capitolo secondo: i timori sul futuro dell’attività industriale. «Se il sindaco sostiene che la parte rilevante dell’operazione è quella industriale - argomenta Trotta - allora io vedo un problema all’orizzonte, che è quello della convivenza fra l’attività di costruzione di yacht e la presenza delle case che verranno costruite. Quanto tempo durerà questa convivenza? Il rischio che corriamo è che Azimut dirotti altrove la costruzione di megayacht mantenendo soltanto la riparazione e il refitting. Di questo, non possiamo non essere preoccupati».
Rifondazione ha sempre fatto della difesa del vincolo industriale sulle aree del Cantiere una sua bandiera. Trotta prende atto di come questo problema viene risolto nell’accordo. «Si conferma che le cose che dicevamo - dice - erano reali e non inventate, come in passato ci era stato anche detto. Ma, al di là delle questioni giudiziarie, per noi il punto è politico. E insistiamo: il mantenimento di una forte attività industriale è primario». Una punta di delusione il segretario di Rifondazione la esprime anche per l’alone di segretezza con cui è stato custodito il testo dell’accordi prima della firma: «Avevano chiesto di conoscerlo, ma ci è sempre stato detto che ancora non c’era. Sapevamo che in qualche cassetto dell’amministrazione questo documento c’era, a nostro avviso sarebbe stato meglio sviluppare un confronto su ciò che le istituzioni cittadine andavano a firmare a Roma alla presidenza del consiglio».
«La questione del vincolo industriale non è la più importante che abbiamo sollevato durante questi anni - prosegue Volpi - piuttosto noi continuiamo a essere convinti del fatto che con questa operazione si infrange il Piano regolatore. Doveva essere fatta una variante urbanistica e questa non c’è stata. Ci hanno detto che è stata seguita un’altra strada per questione di tempi. Ma intanto sono passati tre anni e la partita non era stata ancora definita: il tempo per fare una variante ci sarebbe stato tutto».
Volpi si dice fiducioso per l’esito del ricorso. «Il tribunale amministrativo si è pronunciato - dice - ma ancora non ha scritto e depositato la sentenza, che stiamo aspettando. Se anche dovesse essere a noi sfavorevole, credo che ci siano tutte le condizioni per andare al Consiglio di Stato».
L’altra componente politica che ha sostenuto le ragioni e i contenuti del ricorso al Tar è Rifondazione comunista, il cui peso politico in città è tutt’altro che irrilevante. La lettura del documento firmato a Roma lascia nel segretario provinciale del partito Alessandro Trotta qualche dubbio. «Sono almeno due le questioni che non mi convincono - dice - la prima è quella delle riparazioni navali. Dire che con questo accordo sono salve mi pare eccessivo: la trattazione di questo tema è rimandato, di fatto, ad altro contesto, mentre andava affrontato e risolto contestualmente alla sigla di questo accordo». Capitolo secondo: i timori sul futuro dell’attività industriale. «Se il sindaco sostiene che la parte rilevante dell’operazione è quella industriale - argomenta Trotta - allora io vedo un problema all’orizzonte, che è quello della convivenza fra l’attività di costruzione di yacht e la presenza delle case che verranno costruite. Quanto tempo durerà questa convivenza? Il rischio che corriamo è che Azimut dirotti altrove la costruzione di megayacht mantenendo soltanto la riparazione e il refitting. Di questo, non possiamo non essere preoccupati».
Rifondazione ha sempre fatto della difesa del vincolo industriale sulle aree del Cantiere una sua bandiera. Trotta prende atto di come questo problema viene risolto nell’accordo. «Si conferma che le cose che dicevamo - dice - erano reali e non inventate, come in passato ci era stato anche detto. Ma, al di là delle questioni giudiziarie, per noi il punto è politico. E insistiamo: il mantenimento di una forte attività industriale è primario». Una punta di delusione il segretario di Rifondazione la esprime anche per l’alone di segretezza con cui è stato custodito il testo dell’accordi prima della firma: «Avevano chiesto di conoscerlo, ma ci è sempre stato detto che ancora non c’era. Sapevamo che in qualche cassetto dell’amministrazione questo documento c’era, a nostro avviso sarebbe stato meglio sviluppare un confronto su ciò che le istituzioni cittadine andavano a firmare a Roma alla presidenza del consiglio».
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