Italia
Chiuso Viale Italia, il traffico impazzisce
Pierpaolo Poggianti
Non convince l’esperimento. Deserto il lungomare, protestano ristoratori e titolari delle Baracchine
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LIVORNO. L’esperimento del sabato sera non sembra granchè riuscito. A sentire le prime reazioni a caldo di commercianti, cittadini, ma anche qualche residente, la chiusura al traffico di ieri sera del viale Italia, nel tratto dalla Baracchina bianca al Cantiere, non è piaciuta. Non hanno convinto quel vialone deserto, il servizio delle navette e ancor meno i blocchi di accesso e le scarse indicazioni stradali. Una affluenza visibilmente ridotta sul lungomare e un traffico che in tutte le strade interne è sembrato a imminente rischio di tilt hanno fatto poi il resto.
I primi a lamentarsi sono stati i commercianti che da giorni avevano sollevato la questione. Facce lunghe in quasi tutti i ristoranti della zona. Allo “Scoglio della regina” il titolare non ha dubbi: «Ho perso metà incasso. I coperti rispetto allo scorso sabato si sono dimezzati. Sono venuti solo i clienti del primo turno, quelli prima delle nove. La seconda mandata è andata persa. Nessuno si avventura fino a qua a piedi e tanto meno si fermano i turisti diretti all’imbarco». Stesso umore alla pizzeria “Pulcinella”. «Il nostro locale - dice il titolare - è frequentato soprattutto da giovani, in pochi hanno voglia di lasciare il motorino ai varchi e i molti tavoli vuoti non possono che darmi ragione».
Dubbi e perplessità anche per le altre attività. «Noi lavoriamo con le famiglie e i bambini molto piccoli - dice Sara Colacino, titolare della “Giostra della codina” - come possiamo pretendere che persone magari con passeggini lascino le macchine a chilometri di distanza? Questa scelta ci penalizza e pensare che la nostra attività è fondamentalmente silenziosa e che chiudiamo sempre prima di mezzanotte». Il paesaggio sul viale Italia, già a partire dalle 21, è irreale: una lunga striscia di asfalto con niente sopra, né auto, né pedoni, ma neanche navette. Nella prima ora di chiusura al traffico passano tre autobus per un totale di una quindicina di persone, magro bottino per chi avrebbe dovuto collegare i parcheggi di scambio con l’area pedonale più calpestata del sabato sera. A contrapporsi alla desolazione del viale, c’erano, però, tutte le vie interne. I cinque varchi presidiati dai vigili sono stati così presi d’assalto da auto e motorini. In pochi sembravano a conoscenza del fatto.
Ad avvertire della chiusura solo un paio di cartelli per chi veniva da nord e altrettanti da sud. Un ermetico “Viale Italia chiuso”, da molti neanche notato, annunciava, infatti, una delle più grandi rivoluzioni stradali vissute dalla città negli ultimi anni. Il serpentone di auto ha cominciato ad allungarsi fin dai primi momenti della chiusura per arrivare a toccare il suo massimo qualche ora più tardi, poco prima della mezzanotte. L’impressione era quella di un casello autostradale, ma al posto del pedaggio ogni vettura si fermava a chiedere lumi sulla strada da seguire. «Ci limitiamo a dare indicazioni - raccontano alcuni vigili in servizio al varco di via Montebello - facciamo rispettare il divieto, ma senza esasperare gli animi». In pochi minuti, infatti, passa di tutto, dalle ragazze che stanno per perdere il traghetto, alla signora che sa solo quella strada, all’automobilista che con aria vaga dichiara di essere residente. Le “perforazioni” più numerose dell’accesso sono sicuramente quelle dei motorini. In molti scendono, spengono il mezzo e continuano a piedi per pochi metri, poi uno sguardo in giro e ripartono.
Poca soddisfazione anche da parte dei residenti del viale Italia. La signora Daniela del comitato scuote la testa: «Questa strada non può stare chiusa. È una sconfitta per tutti essere arrivati a questo punto, ma non c’era scelta. Vogliamo solo il rispetto delle regole. Dobbiamo rimboccarci tutti le maniche». Anche sulla passeggiata non si trovano entusiasti. «Io abito in via Mastacchi - dice Maurizio Bonacci - e tutte le notti con il passaggio dei tir sembra ci sia il terremoto. Cosa succederebbe se tutti chiedessero di bloccare il traffico sotto casa propria?»
I primi a lamentarsi sono stati i commercianti che da giorni avevano sollevato la questione. Facce lunghe in quasi tutti i ristoranti della zona. Allo “Scoglio della regina” il titolare non ha dubbi: «Ho perso metà incasso. I coperti rispetto allo scorso sabato si sono dimezzati. Sono venuti solo i clienti del primo turno, quelli prima delle nove. La seconda mandata è andata persa. Nessuno si avventura fino a qua a piedi e tanto meno si fermano i turisti diretti all’imbarco». Stesso umore alla pizzeria “Pulcinella”. «Il nostro locale - dice il titolare - è frequentato soprattutto da giovani, in pochi hanno voglia di lasciare il motorino ai varchi e i molti tavoli vuoti non possono che darmi ragione».
Dubbi e perplessità anche per le altre attività. «Noi lavoriamo con le famiglie e i bambini molto piccoli - dice Sara Colacino, titolare della “Giostra della codina” - come possiamo pretendere che persone magari con passeggini lascino le macchine a chilometri di distanza? Questa scelta ci penalizza e pensare che la nostra attività è fondamentalmente silenziosa e che chiudiamo sempre prima di mezzanotte». Il paesaggio sul viale Italia, già a partire dalle 21, è irreale: una lunga striscia di asfalto con niente sopra, né auto, né pedoni, ma neanche navette. Nella prima ora di chiusura al traffico passano tre autobus per un totale di una quindicina di persone, magro bottino per chi avrebbe dovuto collegare i parcheggi di scambio con l’area pedonale più calpestata del sabato sera. A contrapporsi alla desolazione del viale, c’erano, però, tutte le vie interne. I cinque varchi presidiati dai vigili sono stati così presi d’assalto da auto e motorini. In pochi sembravano a conoscenza del fatto.
Ad avvertire della chiusura solo un paio di cartelli per chi veniva da nord e altrettanti da sud. Un ermetico “Viale Italia chiuso”, da molti neanche notato, annunciava, infatti, una delle più grandi rivoluzioni stradali vissute dalla città negli ultimi anni. Il serpentone di auto ha cominciato ad allungarsi fin dai primi momenti della chiusura per arrivare a toccare il suo massimo qualche ora più tardi, poco prima della mezzanotte. L’impressione era quella di un casello autostradale, ma al posto del pedaggio ogni vettura si fermava a chiedere lumi sulla strada da seguire. «Ci limitiamo a dare indicazioni - raccontano alcuni vigili in servizio al varco di via Montebello - facciamo rispettare il divieto, ma senza esasperare gli animi». In pochi minuti, infatti, passa di tutto, dalle ragazze che stanno per perdere il traghetto, alla signora che sa solo quella strada, all’automobilista che con aria vaga dichiara di essere residente. Le “perforazioni” più numerose dell’accesso sono sicuramente quelle dei motorini. In molti scendono, spengono il mezzo e continuano a piedi per pochi metri, poi uno sguardo in giro e ripartono.
Poca soddisfazione anche da parte dei residenti del viale Italia. La signora Daniela del comitato scuote la testa: «Questa strada non può stare chiusa. È una sconfitta per tutti essere arrivati a questo punto, ma non c’era scelta. Vogliamo solo il rispetto delle regole. Dobbiamo rimboccarci tutti le maniche». Anche sulla passeggiata non si trovano entusiasti. «Io abito in via Mastacchi - dice Maurizio Bonacci - e tutte le notti con il passaggio dei tir sembra ci sia il terremoto. Cosa succederebbe se tutti chiedessero di bloccare il traffico sotto casa propria?»
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