Il Tirreno

Livorno

Il prefetto e il sindaco preoccupati per la rissa e per la reazione

«Non ci si può fare giustizia da soli»

Alessandro Guarducci

Un episodio allarmante: Trevisone ha subito convocato il comitato per l’ordine pubblico Pattugliata l’area

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LIVORNO. Preoccupazione per le condizioni dei due giovani livornesi rimasti feriti nella rissa scoppiata venerdì sera a due passi dalla stazione ferroviaria. Ma preoccupazione anche per la reazione che, pochi minuti dopo lo scontro, ha portato una cinquantina di giovani livornesi a mettere sotto assedio la questura con lo scopo di farsi giustizia da soli. Questo il sentimento che è stato espresso dal prefetto Giancarlo Trevisione e dal sindaco Alessandro Cosimi in merito ai fatti di venerdì scorso. Già, perché non era mai capitato nella nostra città che un nutrito gruppo di giovani, molti dei quali minorenni, circondasse la questura per farsi consegnare gli autori di un reato.

Anche se grave come il pestaggio di due ragazzi. Proprio questi accadimenti hanno spinto il prefetto Giancarlo Trevisone a convocare sabato scorso una riunione straordinaria del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico: al termine del summit il prefetto ha disposto un rafforzamento della sorveglianza nelle ore notturne e per tre sere consecutive piazza Dante è stata controllata costantemente. Nella foto che pubblichiamo sotto il pattugliamento è effettuato dai vigili urbani. Dei rumeni protagonisti della rissa, però, nessuna traccia.

E anche i controlli compiuti in altre zone della città hanno confermato che il gruppetto di stranieri aveva lasciato Livorno già nella notte tra venerdì e sabato. Quindi l’allarme è cessato. C’era infatti il timore che i rumeni fossero rimasti qui, e che perciò potessero venire di nuovo a contatto con il gruppo di livornesi. Per fortuna, invece, non ci sono stati strascichi agli episodi avvenuti venerdì scorso. Episodi giudicati molto gravi dal prefetto, come dimostrano i provvedimenti decisi già all’indomani dell’accaduto. E forse in questo contesto va inserita anche la mancata diffusione, fino a ieri, di notizie precise sulla vicenda: nei giorni scorsi, si era appreso solo che due giovani livornesi erano stati aggrediti da alcuni stranieri nelle vicinanze dalla stazione. E questa notizia era stata riportata dal nostro giornale nell’edizione di lunedì scorso. Tutto qui. I dettagli emersi ieri hanno invece dato un’altra e ben più seria connotazione alla vicenda. Intanto ci sono due ragazzi ricoverati all’ospedale in gravi condizioni. E poi c’è l’inquietante mobilitazione che ha portato decine di giovani ad assediare la questura per farsi consegnare gli aggressori. «Non vorrei drammatizzare più di tanto questi episodi - spiega il sindaco Alessandro Cosimi, che in questi giorni si è mantenuto in stretto conttato con la questura - ma neppure sottovalutarli.

Tutto è forse nato da una “ragazzata” che è poi degenerata in rissa. Poi la paura e la rabbia può anche essere comprensibile. Ciò che non può però passare è l’atteggiamento della “giustizia fai da te”». Insomma, così come il prefetto Giancarlo Trevisone, anche il sindaco Alessandro Cosimi è rimasto impressionato dall’idea di farsi giustizia da soli che ha spinto tanti giovani a chiedere alla polizia la consegna degli aggressori. «Bisogna lavorare con grande attenzione su questi temi - prosegue Cosimi - fissando comunque due punti fermi. Il primo è che Livorno non può rischiare di essere meta di una serie di problemi; il secondo è che non deve passare l’idea che a Livorno si possa fare di tutto. Bisogna stare nelle regole, e il Comune, per quanto gli compete, si sta impegnando affinché ciò avvenga: per questo abbiamo compiuto un’operazione in via Grande per allontanare i punkabbestia che stazionavano giorno e notte sotto il portico del Palazzo Grande e nei pressi della farmacia centrale. Altrettanto - prosegue il sindaco Cosimi - stiamo facendo ora nella zona del mercato di piazza Cavallotti. Tutti quanti, sia livornesi che stranieri, devono capire che le regole vanno rispettate». Un ammonimento tanto più valido dopo i fatti di venerdì sera.

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